Wall Street ferma in attesa di novità dal Medio Oriente

Wall Street ferma in attesa di novità dal Medio Oriente

Il petrolio continua il suo calo sulle attese dell’annuncio di un accordo tra Stati Uniti e Iran per l’apertura dello Stretto di Hormuz e la proroga del cessate il fuoco.

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Wall Street oggi piatta

Poco movimento oggi per i future sull’azionario di Wall Street, con l’attenzione sempre rivolta alla situazione in Medio Oriente, mentre il petrolio non ferma il suo calo.

I contratti sui principali indici della Borsa di New York (S&P500, Nasdaq e Dow Jones), infatti, scambiano intorno la parità, mentre il dollaro resta fermo nei confronti dell’euro e la coppia EUR/USD scambia a 1,1643. Poco mosso il Bitcoin, a 73.300 dollari.

Leggero rialzo per i metalli preziosi: oro spot a 4.500 dollari e argento a 75,30 dollari l’oncia.

Si attenuano i timori geopolitici

Il Brent (91,70 dollari) oggi perde un altro 1% dopo aver ceduto circa il 9% questa settimana, segnando il più forte calo su sette giorni dalla settimana terminata il 6 aprile. Il greggio Wti ha perso quasi l'8%, registrando la perdita settimanale più consistente dalla settimana terminata il 13 aprile.

A pesare sulle quotazioni del petrolio sono sempre le notizie e le indiscrezioni provenienti dal Medio Oriente. Fonti dell’agenzia Reuters parlano di una proroga per il cessate il fuoco concordata da Washington e Teheran, oltre alla revocare delle restrizioni alla navigazione nello Stretto di Hormuz, ma Donald Trump deve ancora dare la sua approvazione.

"I mercati si avvicinano al fine settimana in una buona posizione, poiché la propensione al rischio è migliorata grazie all'attenuarsi dei timori geopolitici e ai dati sull'inflazione che non hanno riservato grandi sorprese al rialzo", spiega Daniela Hathorn, senior market analyst per Capital.com, secondo la quale, però, “il posizionamento però resta ottimistico, le valutazioni sono elevate e gran parte del recente rally si basa ancora sull'ipotesi che la de-escalation prosegua e che i risultati trimestrali restino resilienti. Probabilmente gli investitori rimarranno molto sensibili sia alle notizie geopolitiche che ai dati sull'inflazione in arrivo nelle prossime settimane".

"Il consenso generale è che il conflitto sia finito e che un accordo sia imminente. Finché questa narrazione rimarrà valida, il petrolio greggio avrà spazio per estendere il suo calo verso il supporto della trendline intorno agli 80 dollari", prevede l'analista di IG Tony Sycamore.

Ripresa ancora incerta

Il traffico attraverso Hormuz rimane una piccola frazione dei livelli prebellici. Gli analisti di ING hanno affermato che la riapertura del canale offrirebbe un sollievo immediato al mercato petrolifero, ma la ripresa è ancora incerta.

"La produzione petrolifera a monte è diminuita significativamente dalla fine della guerra, con i produttori che hanno interrotto la produzione per gestire i limiti di stoccaggio", scrivono da ING in una nota, ritenendo che "La ripresa della produzione a monte sarà graduale, non immediata". “Le raffinerie della regione devono aumentare la produzione. Ciò richiederà tempo, dato che parte di queste infrastrutture è stata bersaglio di attacchi all'inizio del conflitto", aggiungono.

"Il mercato sta già considerando che l'accordo verrà concluso e che lo Stretto verrà riaperto", secondo Jason Wong, senior market strategist presso BNZ a Wellington. "Il punto principale è che elimina il rischio di un esito davvero, davvero negativo. Non credo che sia un via libera per far scendere il petrolio di 20 dollari o i titoli del Tesoro di 20 punti", conclude l’analista.

I record dell’azionario USA

Nonostante alcuni timori sull'impatto economico della guerra in Iran sull'inflazione e sulla crescita globale, i principali indici di Wall Street hanno registrato andamenti record, trainati dal rinnovato ottimismo sull'intelligenza artificiale e dalle forti attese di crescita dei risultati aziendali.

I mercati sono ansiosi di trovare un po' di sollievo sul fronte della guerra tra Stati Uniti e Iran, poiché la chiusura dello Stretto di Hormuz sta esacerbando l'aumento vertiginoso dei prezzi e alimentando le preoccupazioni sulle prossime mosse della Federal Reserve sui tassi di interesse.

Da quando Trump ha segnalato la scorsa settimana che gli Stati Uniti sono nelle "fasi finali" dei colloqui con l'Iran, i mercati hanno mostrato un atteggiamento generalmente positivo. La tendenza è proseguita anche questa settimana, con l'S&P 500 e il Nasdaq che hanno raggiunto massimi storici per tre giorni consecutivi.

"La domanda ora è se questa tendenza possa continuare. Riteniamo di essere ancora nella fase centrale di un ciclo di investimenti più lungo guidato dall'intelligenza artificiale", ha affermato Damian McIntyre, responsabile delle soluzioni multi-asset presso la società di gestione patrimoniale Federated Hermes. "Abbiamo rivisto il nostro obiettivo per l'indice S&P 500 a 8.000 punti quest'anno e a 9.000 punti l'anno prossimo", ha aggiunto.

Intanto, oggi il miglioramento delle previsioni sui ricavi del produttore di computer Dell ha fatto schizzare le azioni del 39% nelle contrattazioni pre market USA e ha dato slancio al concorrente Lenovo a Hong Kong, un titolo in rialzo di quasi il 60% questa settimana sulla scia dei solidi risultati annuali.

Notizie societarie e pre market USA

Dell (+39%): aumentate le previsioni di ricavi annui a una cifra compresa tra 165 e 169 miliardi di dollari e riviste al rialzo le previsioni di EPS a 17,90 dollari, entrambe ben al di sopra delle stime precedenti e delle previsioni degli analisti.

Gap (-15%) e American Eagle Outfitters (-10%): previsioni annuali deludenti in quanto i consumatori riducono la spesa in un clima macroeconomico difficile.

Karman Holdings (-5%): ha fissato il prezzo dell’offerta secondaria di azioni da 854 milioni di dollari, 14 milioni di azioni, a 61 dollari con uno sconto pari al 7,4% rispetto alla chiusura di ieri del titolo.

Costco Wholesale (-0,50%): ricavi trimestrali in crescita del 12% a 70,53 miliardi di dollari nel terzo trimestre, superando le stime degli analisti di 69,81 miliardi (dati LSEG).

Agios Pharmaceuticals (-4%): ha annunciato l’interruzione dello sviluppo del suo farmaco sperimentale, il tebapivat, per le sindromi mielodisplastiche a basso rischio, una forma di tumore del sangue, dopo che una sperimentazione di fase intermedia non ha dimostrato benefici sufficienti.

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