Wall Street festeggia l’accordo tra USA e Iran

Wall Street festeggia l’accordo tra USA e Iran

L’intesa raggiunta per il cessate il fuoco, che verrà firmata venerdì, muove i mercati, in particolare i prezzi del petrolio, con possibili conseguenze sulle scelte di politica monetaria della Federal Reserve che inizierà domani la sua due giorni di riunione, la prima sotto la presidenza di Kevin Warsh.

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Wall Street oggi

Wall Street corre verso un’apertura in rialzo, spinta dall’entusiasmo per l’accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran per porre fin al conflitto in corso da oltre tre mesi e riaprire i flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.

La carica è guidata dai future sul Nasdaq, in crescita di oltre il 2% quando manca circa un’ora all’avvio delle contrattazioni, seguiti dai contratti sullo S&P500 (+1,30%) e da quelli sul Dow Jones (+1%).

Il dollaro si indebolisce nei confronti dell’euro, con la coppia EUR/USD a 1,1608, mentre il Bitcoin sale del 2% e si porta a 66.200 dollari.

Continua il rialzo dell’oro e il prezzo spot guadagna il 3%, portandosi a 3.344 dollari l’oncia, seguito in scia da quello dell’argento (+4%), a 70,90 dollari.

Accordo tra USA e Iran

L'intesa preliminare raggiunta tra gli Stati Uniti e l'Iran per porre fine al conflitto durato più di tre mesi e riaprire lo Stretto di Hormuz sta sostenendo il sentiment, però non ha affrontato questioni spinose come il programma nucleare iraniano e il conflitto tra Libano e Israele. L'accordo dovrebbe essere firmato ufficialmente venerdì in Svizzera.

L'Iran ha dichiarato che il traffico attraverso lo stretto sarà regolato sia dall'Iran che dall'Oman, un potenziale colpo alle regole del libero scambio e che lascia intendere la possibile introduzione di un pedaggio sui transiti.

"La mancanza di dettagli, soprattutto sulla libertà di navigazione, è motivo di preoccupazione, ma non dovrebbe frenare i mercati oggi, mentre si manifesta l'aumento della propensione al rischio", spiega Sean Callow, analista senior di valute presso ITC Markets, che aggiunge: "La prospettiva di un calo prolungato dei prezzi dell'energia cambia il contesto per le banche centrali, proprio alla vigilia di una serie di decisioni di politica monetaria".

Cala il petrolio

A seguito della notizia dell’accordo, i prezzi del greggio crollano di oltre il 5%, con il Brent a 82,90 e il greggio WTI a 80,20 dollari, scendendo al livello più basso da marzo.

"Se la notizia dell'accordo si rivelerà credibile e duratura, questo dovrebbe essere considerato un fattore positivo, mentre eventuali battute d'arresto saranno probabilmente percepite come meno negative dagli asset rischiosi", prevede Max Kettner, capo stratega multi-asset presso HSBC Global Investment Research.

"Prevediamo che i future sul petrolio Brent scenderanno a 80 dollari entro la fine dell'anno, supponendo che lo stretto non si chiuda di nuovo", scrive Vivek Dhar, analista del settore minerario ed energetico presso CBA.

"La nostra previsione presuppone implicitamente che le esportazioni di petrolio e prodotti raffinati possano riprendere rapidamente attraverso lo Stretto di Hormuz, ma questa ipotesi comporta una notevole incertezza legata ai danni subiti dagli impianti petroliferi e dalle raffinerie", aggiunge.

Chi beneficia del calo del petrolio

Gli esperti di Banca Akros, sebbene l'accordo tra Stati Uniti e Iran appaia fragile e non ancora definitivo, considerano "la potenziale normalizzazione dei prezzi dell'energia come un elemento marginalmente positivo per l'economia. In particolare, riteniamo che la notizia sia positiva per le aziende operanti nei settori automobilistico, industriale, del lusso e della vendita al dettaglio. L'impatto sulle banche dipenderà dall'effetto combinato della variazione del Pil e della politica monetaria, con quest'ultima potenzialmente più accomodante. Le società energetiche, in particolare quelle di esplorazione e produzione, dei servizi petroliferi e delle utility attive nella generazione di energia, dovrebbero invece risentire negativamente della diminuzione dei prezzi delle materie prime".

Secondo Equita, “una de-escalation delle tensioni in Medio Oriente, con conseguente normalizzazione dei prezzi energetici, si tradurrebbe principalmente in una riduzione della volatilità macro e in un miglioramento del quadro dei costi energetici per l’economia reale. La minore incertezza sui prezzi dell’energia rappresenterebbe un fattore di supporto per i settori più sensibili ai costi degli input e alla stabilità del ciclo, quali i consumi e il lusso, mentre industriali e infrastrutture trarrebbero vantaggio da un contesto più favorevole agli investimenti e da minori pressioni sui costi degli input”.

Da Deutsche Bank segnalano che "non è ancora certo se un accordo verrà firmato venerdì, ma la probabilità di una riapertura quasi definitiva dello Stretto di Hormuz sembra essere la più alta dall'inizio della guerra. Come primo passo, chiudiamo la nostra preferenza relativa per le azioni statunitensi rispetto a quelle europee e assumiamo una posizione neutrale".

Uno dei motivi per cui "abbiamo aumentato il peso delle azioni statunitensi rispetto a quelle europee nelle nostre previsioni per il secondo trimestre è stata la maggiore esposizione dell'Europa alla chiusura dello Stretto. Gli altri due motivi principali erano la relativa attrattiva del settore tecnologico statunitense e il crescente divario di crescita degli utili. Da allora, le azioni statunitensi hanno sovraperformato significativamente quelle europee, sebbene i fattori trainanti potrebbero perdere slancio. Una riapertura aumenterebbe l'attrattiva relativa dell'Europa, il settore tecnologico statunitense ha già registrato una significativa ripresa e prevediamo che il divario di crescita degli utili si ridurrà ulteriormente".

Molti dei settori con le peggiori performance dall'inizio della guerra, prosegue DB, appartengono al settore dei beni di consumo, ad esempio l'automotive, i beni di prima necessità e il lusso. La minore fiducia dei consumatori, l'inflazione più elevata, i prezzi del petrolio più alti e i tassi di interesse più elevati hanno pesato sui settori legati ai consumi. Una volta riaperto lo stretto, tutti i suddetti fattori negativi per i consumatori potrebbero gradualmente attenuarsi. Tuttavia, in questa fase non modifichiamo le nostre raccomandazioni, poiché desideriamo prima osservare ulteriori segnali di miglioramento della situazione.

Verso la Fed

Il calo del petrolio arriva alla vigilia della riunione di due giorni della Federal Reserve, la prima sotto la presidenza di Kevin Warsh, e mercoledì ci sarà la decisione sui tassi di interesse.

I dati della scorsa settimana hanno indicato che l'aumento dei costi energetici si sta ripercuotendo sull'inflazione al consumo, accentuando l'attenzione sulle prospettive dell’istituto centrale.

Gli economisti si attendono una conferma dell'attuale livello dei tassi, ma seguiranno con attenzione le parole del nuovo presidente per cogliere eventuali indicazioni sull'orientamento futuro della politica monetaria.

Nonostante la discesa dei prezzi del greggio, gli operatori si aspettano ancora che la banca centrale aumenti i costi di indebitamento di almeno 25 punti base entro la fine dell'anno, secondo lo strumento FedWatch di CME Group.

Notizie societarie e pre market USA

SpaceX (+6%): ancora in crescita sulla scia del forte slancio seguito al debutto in Borsa della scorsa settimana che aveva portato la società di Elon Musk ad una valutazione di oltre 2.000 miliardi di dollari, rendendola la sesta azienda statunitense quotata più preziosa.

Paramount Skydance (+5%): il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti autorizza l'acquisizione di Warner Bros da parte della società.

American Airlines (+3%), Delta Airlines (+3%) e Southwest Airlines (+4%): i titoli delle compagnie aeree statunitensi salgono dopo l’accordo tra Washington e Teheran per porre fine al loro conflitto e riaprire lo Stretto di Ormuz, alleviando così i timori sul prezzo del petrolio.

Traws Pharma (-17%): venerdì scorso aveva annunciato di aver rinviato una sperimentazione clinica di fase intermedia sul proprio farmaco antinfluenzale dopo che l'autorità di regolamentazione farmaceutica del Regno Unito ha espresso un parere negativo.

Pattern (-4%): ha presenta domanda di offerta pubblica di 8 milioni di azioni tramite la vendita da parte dell'azionista Knox Lane, il quale vedrà ridurre la sua quota dal 18,2% al 13%.

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