Wall Street si ferma, ma è solo una breve sosta

13/05/2026 06:45
Wall Street si ferma, ma è solo una breve sosta

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in rialzo: future del Dax di Francoforte +0,7%. Ieri il Nasdaq è sceso dello 0,7%. Le vendite hanno colpito soprattutto le società dei semiconduttori: l’indice SOX ha perso il 3%, poco più che un assestamento se lo si paragona al +173% dei precedenti dodici mesi.

Inflazione al 3,8% su base annua negli Stati Uniti. Si tratta del dato più alto degli ultimi tre anni. La pressione inflazionistica non è solo alla pompa del carburante, si sta manifestando in tutto il bilancio familiare.

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Il risveglio dell’inflazione negli Stati Uniti ha raffreddato ma non spento l’euforia intorno ai tech di Wall Street. Il Nasdaq è sceso dello 0,7%. Le vendite hanno colpito soprattutto le società dei semiconduttori: l’indice SOX ha perso il 3%, poco più che un assestamento se lo si paragona al +173% dei precedenti dodici mesi. L’indice S&P500 ha perso lo 0,2%, con 259 titoli che hanno chiuso in rialzo contro 243 in ribasso. Barron’s afferma che gli ottimisti della categoria bicchiere mezzo pieno, possono parlare di una maggiore “ampiezza” dell’onda rialzista. Quelli del bicchiere mezzo vuoto hanno la possibilità di segnalare il fatto che hanno sovraperformato i beni di consumo di base e della sanità, settori apprezzati nei momenti di risk off.

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in rialzo: future del Dax di Francoforte +0,7%. Anche in Asia Pacifico è in corso una risalita generale dei listini azionari. L’indice Nikkei di Tokyo guadagna lo 0,8% nel finale di seduta, stanotte, in avvio di negoziazioni il calo era dello 0,7%.

LA GUERRA NON FERMA LO SLANCIO IN BORSA

I mercati reggono nonostante la crisi, ma il quadro si fa più complicato. François Rimeu, Senior Strategist di Crédit Mutuel AM, parla in un report di ieri di una reazione asimmetrica dei mercati: mentre l'inflazione sale e la crescita rallenta, i principali indici azionari hanno recuperato e superato i livelli precedenti al conflitto. Tre i fattori che spiegano questa tenuta, secondo l'analista: un posizionamento degli investitori già ridotto a fine marzo, una stagione degli utili 'molto solida, soprattutto nel settore tecnologico' negli Stati Uniti, e la tendenza degli investitori a non volersi perdere il rimbalzo post-crisi. C'è poi un elemento spesso trascurato: 'l'inflazione non è una notizia negativa per la dinamica degli utili a breve termine', che restano storicamente correlati alla crescita nominale, ancora robusta secondo i dati americani del primo trimestre. Il quadro è però tutt'altro che uniforme a livello geografico. Gli Stati Uniti mostrano ancora una tenuta relativa, sostenuti da consumi dinamici e investimenti legati all'intelligenza artificiale. L'Eurozona appare invece 'più fragile', con dati recenti deludenti, consumi in calo e indicatori anticipatori che non promettono miglioramenti nel breve, specie se i prezzi energetici dovessero restare elevati. La Germania risulta particolarmente esposta. La Cina, paradossalmente, se la cava meglio del previsto: la dipendenza dal petrolio russo la protegge in parte dagli shock sulle forniture, mentre la domanda globale di batterie e pannelli solari — di cui Pechino è il principale esportatore mondiale — è stata alimentata proprio dalla crisi energetica. Sul fronte delle banche centrali, Rimeu descrive uno scenario da manuale della stagflazione. La Fed ha 'più o meno neutralizzato il proprio orientamento accomodante' e il suo successore Warsh 'avrà probabilmente difficoltà a convincere l'opinione pubblica della necessità di abbassare i tassi nel contesto attuale'. La BCE invece si muoverà nella direzione opposta: un rialzo a giugno appare probabile, in risposta alle pressioni sui prezzi.

Quanto alle scelte di portafoglio, Crédit Mutuel AM mantiene posizioni lunghe sulle obbligazioni in euro, scommettendo su un calo del prezzo del petrolio nei prossimi tre-sei mesi. Sul fronte azionario viene espressa 'una preferenza per gli USA a causa dell'aumento dei rischi macroeconomici nell'Eurozona'. Il rischio principale resta uno: secondo JP Morgan, tra giugno e settembre le scorte di petrolio potrebbero raggiungere 'livelli critici per il corretto funzionamento del mercato'.

INFLAZIONE E DOLLARO

Negli Stati Uniti ha registrato una forte accelerazione ad aprile, raggiungendo il 3,8% su base annua. “Si tratta del dato più alto degli ultimi tre anni, superando le aspettative degli analisti”, commentava ieri Saverio Berlinzani, Chief Analyst, ActivTrades. L’Indice generale è salito al 3,8% annuo ad aprile, in aumento rispetto al 3,3% registrato a marzo. L'indice che esclude beni volatili come cibo ed energia si è attestato al 2,8% su base annua. Su base mensile, i prezzi sono cresciuti dello 0,31% rispetto al mese precedente. Il valore attuale segna un netto rialzo rispetto al 2,4% di febbraio 2026, confermando una tendenza di riaccelerazione dei prezzi.

Bret Kenwell, US Investment analyst di eToro, scrive che i consumatori Usa stanno facendo del loro meglio per assorbire i maggiori costi dell’energia, ma non trovano molto sollievo altrove. I prezzi alimentari continuano a salire, con l’inflazione alimentare anno su anno che ha raggiunto un massimo pluriennale, mentre i servizi core, che includono la parte abitativa e le cure mediche, hanno fatto segnare una delle letture più alte da settembre. In altre parole, la pressione inflazionistica non è solo alla pompa, si sta manifestando in tutto il bilancio familiare.

Un'inflazione più alta del previsto tende a rafforzare il dollaro nel breve termine, poiché cambia le aspettative sui tassi di interesse, che ora prevedono che la Federal Reserve manterrà i tassi di interesse elevati più a lungo, o addirittura potrebbe tornare ad alzarli, per contrastare la pressione sui prezzi. Tassi eventualmente più alti negli USA andrebbero ad attirare capitali esteri, che cercano rendimenti, aumentando la domanda di dollari rispetto ad altre valute come l'euro. In aggiunta, ricordiamo che in contesti di incertezza globale legata a shock energetici, come le tensioni geopolitiche in Iran, il dollaro funge da porto sicuro per gli investitori, ritornando la valuta safe haven per eccellenza”.

CINA&CHIP

Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, volerà in Cina insieme al presidente statunitense Donald Trump, unendosi agli amministratori delegati Usa nella visita che il tycoon svolgerà a Pechino da oggi fino a venerdì. Lo riporta il sito di Reuters spiegando che, secondo una fonte ben informata sulla questione, ieri Trump ha chiamato Huang all'ultimo minuto dopo aver visto sui media che non era stato invitato. I giornalisti della Casa Bianca hanno visto Huang salire a bordo dell'Air Force One in Alaska, per unirsi a Trump nel suo volo verso la Cina.

I chip H200 di Nvidia non sono ancora stati venduti alla Cina, ha affermato il mese scorso il Segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick, citando le difficoltà nell'ottenere l'autorizzazione dal governo cinese. Ora, l'aggiunta dell'ultimo minuto di Huang al viaggio suggerisce che gli H200 potrebbero essere all'ordine del giorno del vertice. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che chiederà al presidente Xi Jinping di "aprire" la Cina alle imprese statunitensi durante la sua visita a Pechino. "Chiederò al presidente Xi, un leader di straordinaria levatura, di 'aprire' la Cina affinché queste persone brillanti possano fare la loro magia e contribuire a portare la Repubblica Popolare a un livello ancora più alto!".

CHIP

Cerebras Systems sta comunicando ai potenziali investitori che prevede di fissare il prezzo della sua offerta pubblica iniziale al di sopra del limite massimo della fascia indicativa, secondo fonti informate sulla questione, mentre la domanda per le azioni del produttore di chip è in forte aumento. La società sta offrendo 30 milioni di azioni nell'ambito dell'IPO a un prezzo compreso tra 150 e 160 dollari ciascuna, dopo aver rivisto al rialzo la fascia di prezzo e il numero di azioni lunedì. A quel prezzo e con quelle dimensioni, l'IPO raccoglierebbe 4,8 miliardi di dollari, rendendola la più grande vendita iniziale di azioni dell'anno, escluse le offerte con collocamenti privati.

Includendo le cosiddette azioni greenshoe, l'IPO di Cerebras potrebbe potenzialmente rivaleggiare con i 5,23 miliardi di dollari raccolti da Arm Holdings Plc nel 2023 per la più grande quotazione di semiconduttori mai vista negli Stati Uniti, secondo i dati compilati da Bloomberg.

INVESTIMENTI NELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Secondo un report di Goldman Sachs, l’intelligenza artificiale sarà uno dei principali motori della crescita economica globale nei prossimi anni, ma richiederà investimenti “senza precedenti” in software, dati, cloud e trasformazione organizzativa.

Gli analisti Joseph Briggs e Sarah Dong stimano che gli investimenti non hardware legati all’AI potrebbero superare i 1.000 miliardi di dollari a livello globale. Secondo la banca americana, il vero valore dell’intelligenza artificiale non dipenderà solo dai chip o dai data center, ma soprattutto dalla capacità delle aziende di integrare l’AI nei processi produttivi.

Nel report, Goldman Sachs evidenzia che “i benefici in termini di produttività e riduzione dei costi saranno significativi”, ma comporteranno una profonda riorganizzazione interna. Negli Stati Uniti, i costi del lavoro legati alla transizione verso l’AI sarebbero già pari a circa 150 miliardi di dollari l’anno, mentre altri 40 miliardi vengono destinati al cosiddetto “capitale organizzativo”, cioè management e ridefinizione delle strutture aziendali. Secondo Briggs e Dong, la ristrutturazione della forza lavoro potrebbe costare tra 800 e 900 miliardi di dollari nell’intero ciclo di adozione dell’intelligenza artificiale. Goldman Sachs ritiene però che questa fase sia necessaria per ottenere un’accelerazione strutturale della produttività. Gli analisti parlano di una “curva a J” della produttività: inizialmente le aziende sostengono elevati investimenti interni, mentre i benefici economici emergono solo successivamente. Per questo motivo, il recente aumento della produttività americana potrebbe essere “ampiamente sottostimato”. La banca conclude che le società specializzate in dati, cloud e implementazione di agenti AI saranno decisive per “sbloccare il valore economico promesso dall’intelligenza artificiale”, con il rischio di una crescente concentrazione del mercato a favore delle future aziende “superstar”.

BITCOIN

Gli asset digitali hanno registrato una nuova settimana di forte domanda, con afflussi complessivi pari a 857,9 milioni di dollari, il sesto risultato positivo consecutivo e il livello più alto dall’inizio di aprile. Il movimento è stato sostenuto dal miglioramento del sentiment regolatorio negli Stati Uniti e dal ritorno dell’interesse istituzionale, con Bitcoin che ha superato gli 80.000 dollari, massimo da febbraio.

L’analisi di James Butterfill di CoinShares evidenzia come il mercato stia reagendo positivamente alle evoluzioni normative sul CLARITY Act, con un contesto definito da “maggiore chiarezza regolatoria”, “rafforzamento della domanda istituzionale” e “riduzione delle posizioni ribassiste”. Secondo Butterfill, il recente andamento riflette anche un miglioramento strutturale della fiducia, con Bitcoin che “continua a guidare i flussi” e il mercato che mostra “un progressivo ritorno al rischio”.

A livello geografico, gli Stati Uniti hanno dominato con 776,6 milioni di dollari di afflussi, seguiti da Germania, Svizzera e Paesi Bassi, indicando una domanda diffusa anche in Europa. Il patrimonio totale in gestione è salito a 160 miliardi di dollari. Sul fronte degli asset, Bitcoin ha attratto 706,1 milioni di dollari, mentre i prodotti short hanno registrato deflussi record, segnalando un indebolimento delle coperture ribassiste. Ethereum ha invertito la tendenza negativa della settimana precedente con 77,1 milioni di afflussi, mentre Solana e XRP hanno mostrato un’accelerazione significativa.

Butterfill sottolinea inoltre che il mercato sta entrando in una fase in cui “la narrativa regolatoria sta diventando un driver fondamentale”, “la rotazione degli investitori si sta ampliando oltre Bitcoin” e “la struttura dei flussi indica una crescente fiducia nel ciclo rialzista degli asset digitali”. Solo i prodotti multi-asset hanno registrato deflussi marginali, pari a 5,5 milioni di dollari.

TITOLI

Eni ha incaricato Morgan Stanley di assisterlo nella raccolta di fondi da investitori come Apollo, Kkr e Stonepeak nell'ambito di una possibile operazione su suoi asset Flng (floating liquefied natural gas), secondo tre fonti a conoscenza della vicenda. Per una delle fonti l'operazione potrebbe generare per il gruppo petrolifero almeno un miliardo di euro.

Recordati ha chiuso il primo trimestre con un utile netto rettificato di 188,1 milioni (+7,2%), un Ebitda di 283,6 milioni (+5,0%) con margine del 39,7% e ha confermato gli obiettivi finanziari per l'esercizio 2026.

Avio ha registrato una crescita del 19% dei ricavi e dell'Ebitda nel primo trimestre, con un portafoglio ordini in leggera flessione del 2,3%, e ha confermato la guidance per l'intero anno. La raccolta ordini nel primo trimestre si è attestata intorno a 80 milioni di euro, ha aggiunto il direttore finanziario nel corso della conference call post-risultati.

Inwit ha chiuso il primo trimestre con un utile netto di 81 milioni, -11,1% rispetto al primo trimestre 2025, e ha confermato la guidance 2026 e il medium-term 'baseline' outlook.

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