Wall Street verso apertura in rosso, focus sempre sui prezzi del petrolio

Wall Street verso apertura in rosso, focus sempre sui prezzi del petrolio

Il Brent torna sotto quota 100 dollari al barile ma restano le preoccupazioni su un’eventuale impennata dei prezzi dell’energia che potrebbe portare ad un nuovo aumento dell’inflazione, rendendo ancora più difficile per la Federal Reserve effettuare a breve un taglio dei tassi di interesse.

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Wall Street oggi

Wall Street si avvia verso un’apertura negativa mentre i rischi sul petrolio alimentano i timori per un possibile aumento dell’inflazione che potrebbe frenare la Federal Reserve nel percorso che porta all’allentamento monetario.

I future sui tre principali indici (S&P500, Dow Jones e Nasdaq) della Borsa di New York cedono oltre lo 0,60%, mentre il dollaro continua il suo recupero nei confronti dell’euro e il cross EUR/USD scende a 1,1534, con il Bitcoin che resta intorno quota 70 mila dollari.

Poco mossi i metalli preziosi: oro spot a 5.170 dollari e argento spot a 87 dollari l’oncia.

Petrolio ancora ad alti livelli

Scendono sotto quota 100 le quotazioni del petrolio, con il Brent scambiato a 98,30 dollari e il greggio WTI a 93 dollari al barile.

In queste ore, le notizie riguardanti l’incendio di due petroliere nelle acque irachene a seguito di attacchi iraniani quale parte di una più ampia ondata di operazioni contro le strutture petrolifere e di trasporto in tutto il Medio Oriente. Intanto, l’Iran aveva avvertito che i prezzi del petrolio potrebbero salire fino a 200 dollari al barile.

La crescita continua nonostante l'annuncio dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (IEA) secondo cui i paesi membri avrebbero immesso sul mercato una quantità record di circa 400 milioni di barili di petrolio.

L'impennata dei prezzi riflette la preoccupazione che la guerra in Medio Oriente possa perturbare i mercati energetici per un periodo prolungato, con gli sforzi finora compiuti per attutire l'impatto che hanno prodotto scarso sollievo. La materia prima sta guidando le oscillazioni in tutte le classi di attività, poiché gli operatori temono che l'aumento dei costi del carburante riaccenda l'inflazione e colpisca la crescita economica.

"Quello che stiamo vedendo è che il mercato sta scontando uno scenario di lungo periodo di prezzi elevati del petrolio", secondo Karen Georges, gestore di fondi azionari presso Ecofi, spiegando che "la sicurezza delle spedizioni nella regione è una grande preoccupazione, mentre lo sblocco delle riserve petrolifere di emergenza può fornire solo un sollievo temporaneo".

Reazione composta fino a questo momento

"Per ora, i mercati stanno valutando attentamente i tentativi dei governi europei di arginare l'aumento dei prezzi dell'energia e dei prodotti alimentari, con misure considerate frammentarie rispetto alle perturbazioni nello Stretto di Hormut", scrive Adam Linton, stratega macroeconomico di Bloomberg.

La reazione dei mercati azionari è stata piuttosto ottimistica, data l'ampiezza e l'impatto che potrebbe avere lo scenario peggiore per il conflitto, ha affermato Francois Rimeu, senior strategist di Credit Mutuel Asset Management, e "Il calo potrebbe davvero ridursi notevolmente se il conflitto dovesse durare più a lungo, e più a lungo durerà, più lungo sarà il ritorno alla normalità". "Se mi chiedete quando è il momento giusto per riacquistare, direi quando si vedono di nuovo navi attraversare lo Stretto di Hormuz", aggiunge.

GS posticipa le previsioni sul taglio dei tassi

Qualsiasi aumento sostenuto delle pressioni sui prezzi potrebbe rendere più difficile per la Federal Reserve giustificare la ripresa dei tagli dei tassi di interesse nei prossimi mesi, con i mercati monetari che prevedono una sola riduzione per il 2026.

Goldman Sachs ha modificato la sua previsione per il prossimo taglio, spostandolo a settembre rispetto alla precedente attesa di giugno. I future del mercato monetario mostrano che gli operatori ora prezzano solo un taglio di un quarto di punto entro dicembre, rispetto ai due tagli previsti prima del conflitto.

"Il problema è che gli investitori stanno sempre più prezzando un conflitto più prolungato che provoca danni economici ingenti", spiega Jim Reid di Deutsche Bank, aggiungendo che "dopo tutto, senza alcun segnale concreto di attenuazione del conflitto, i prezzi del petrolio rimangono elevati e aumentano il rischio di un più ampio shock stagflazionistico".

Oggi, intanto, i dati sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione non hanno riservato sorprese: nella settimana terminata il 7 marzo sono stati 213 mila, in linea con le previsioni (214 mila) e il dato precedente (214 mila).

Se oggi l’attenzione sarà rivolta alle parole della vicepresidente della Fed, Michelle Bowman, domani il calendario macro proporrà i dati sulla spesa per i consumi personali, l'indicatore dell'inflazione preferito dalla banca centrale.

Notizie societarie e pre market USA

Bumble (+25%): ricavi nel quarto trimestre per 224,2 milioni di dollari, superando le stime degli analisti di 221,3 milioni, mentre il ricavo medio per utente pagante è salito del 7,9% a 22,20 dollari.

Rapid Micro Biosystems (+3%): ha ottenuto un nuovo ordine multi-sistema da Samsung Biologics per l'implementazione della sua piattaforma Growth Direct.

PayPay: inizierà oggi le contrattazioni sul Nasdaq, aver raccolto circa 880 milioni di dollari nella sua attesissima offerta pubblica iniziale negli Stati Uniti.

Dollar General (-3%): prevede per l'anno fiscale 2026 una crescita delle vendite negli stessi negozi compresa tra il 2,2% e il 2,7%, rispetto alle stime degli analisti del 2,48% (dati LSEG).

GlobalFoundries (-3%): ha annunciato 20 milioni di azioni vendute dalla filiale del fondo sovrano di Abu Dhabi Mubadala Investment Company a 42 dollari ognuna, per un'operazione del valore di 840 milioni di dollari.

Natera (+1%): lanciato Zenith Genomics, un test di sequenziamento dell'intero genoma volto ad accelerare la diagnosi di malattie rare e ultra-rare.

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