Adidas crolla in Borsa dopo la guidance 2026: pesano i dazi Usa

La società tedesca prevede ricavi in crescita fra il 7% e il 9% e un utile operativo di circa 2,3 miliardi di euro, sotto il consenso di mercato. L’impatto stimato di 400 milioni tra dazi e valute frena le prospettive di redditività. Il titolo perde il 7% a Francoforte e segna -42% in un anno, ma gli analisti mantengono giudizi positivi con target medio a 217 euro
Indice dei contenuti
- 1. Titolo in forte caduta alla Borsa di Francoforte
- 2. Guidance 2026 sotto le attese degli analisti
- 3. Il peso dei dazi Usa e dei cambi
- 4. Il mercato resta prudente sul settore
- 5. Fiducia nel Ceo Gulden, artefice del turnaround
- 6. Dividendi più alti e buyback
- 7. I Mondiali di calcio negli Stati Uniti come catalizzatore
- 8. Analisti ancora positivi sul titolo
Titolo in forte caduta alla Borsa di Francoforte
Doccia fredda per gli investitori di Adidas. Il gruppo tedesco dell’abbigliamento e delle calzature sportive ha presentato oggi i risultati del 2025 insieme alle indicazioni per il 2026, ma le prospettive comunicate dal management sono state giudicate troppo prudenti dagli analisti. Il risultato è stato immediato: a metà seduta alla Borsa di Francoforte il titolo Adidas perde circa il 7% scendendo a 136,35 euro.
La flessione odierna aggrava una tendenza già negativa: negli ultimi dodici mesi il titolo ha lasciato sul terreno circa il 42%.
Guidance 2026 sotto le attese degli analisti
Il punto che ha deluso gli investitori riguarda soprattutto la redditività attesa per il prossimo anno. Adidas prevede per il 2026 un utile operativo di circa 2,3 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 2,06 miliardi registrati nel 2025, ma nettamente inferiore alle aspettative degli analisti.
Il consenso raccolto da Visible Alpha indicava infatti un utile operativo vicino a 2,72 miliardi di euro, circa il 15% in più rispetto alla guidance della società.
Il divario tra le previsioni della società e quelle del mercato ha alimentato le vendite sul titolo. Anche perché il margine operativo implicito nelle stime di Adidas sarebbe intorno al 9%, livello ritenuto ancora lontano dagli standard a cui il mercato guarda per un gruppo globale dell’abbigliamento sportivo.
Sul fronte dei ricavi, il gruppo prevede invece una crescita compresa fra il 7% e il 9% (“high single digit”) a cambi costanti rispetto ai 24,8 miliardi di euro di fatturato del 2025. Si tratta di una dinamica sostanzialmente in linea con le attese degli analisti, ma insufficiente a compensare la delusione sulla redditività.
Il peso dei dazi Usa e dei cambi
Una delle principali ragioni della prudenza del management riguarda l’impatto dei fattori macroeconomici.
Adidas stima che nel 2026 dazi statunitensi e oscillazioni valutarie possano ridurre l’utile operativo di circa 400 milioni di euro. Si tratta di una cifra significativa se rapportata all’utile operativo atteso di 2,3 miliardi.
Il tema dei dazi è diventato particolarmente incerto negli ultimi mesi. Gran parte delle tariffe globali introdotte dall’amministrazione Trump è stata infatti bocciata dalla Corte Suprema statunitense, ma lo stesso Trump ha annunciato l’intenzione di introdurre un nuovo dazio globale del 15% su tutte le importazioni negli Stati Uniti.
Proprio questa incertezza normativa rende difficile per le aziende stimare l’impatto effettivo delle misure commerciali. Secondo alcuni analisti, il divario tra le previsioni della società e il consenso potrebbe dipendere proprio dall’ipotesi che parte di queste tariffe venga in futuro ridimensionata.
Il mercato resta prudente sul settore
La debolezza del titolo Adidas riflette anche uno scetticismo più ampio sul settore dell’abbigliamento sportivo. Il comparto sta affrontando una fase complessa, caratterizzata da eccesso di offerta e da cambiamenti nei gusti dei consumatori, soprattutto nel mercato cinese. Anche i principali concorrenti sono alle prese con piani di rilancio: Nike ha avviato un proprio programma di turnaround e Puma si trova in una fase di ristrutturazione.
In questo contesto Adidas punta a guadagnare quote di mercato in tutte le aree geografiche entro il 2028 e a portare il margine operativo oltre il 10% nei prossimi anni.
Fiducia nel Ceo Gulden, artefice del turnaround
Nonostante le perplessità del mercato sulle prospettive di breve periodo, il consiglio di amministrazione ha voluto mandare un segnale di continuità strategica.
Adidas ha infatti esteso fino al 2030 il contratto del Ceo Bjørn Gulden, arrivato alla guida dell’azienda nel 2023 e considerato l’artefice del turnaround dopo la crisi legata alla fine della partnership con Kanye West e alla scomparsa della linea Yeezy.
Sotto la sua guida, il gruppo ha rilanciato il marchio puntando su modelli retrò di grande successo come le scarpe Samba e Spezial e ha rafforzato il radicamento nei mercati locali, dando maggiore autonomia decisionale alle filiali.
Storicamente, inoltre, il management di Gulden ha adottato una strategia prudente nelle previsioni di inizio anno, spesso poi riviste al rialzo nel corso dell’esercizio.
Dividendi più alti e buyback
Parallelamente Adidas ha annunciato un rafforzamento della politica di remunerazione degli azionisti.
La società propone un dividendo di 2,80 euro per azione per il 2025, in aumento del 40% rispetto all’anno precedente. Inoltre è stato avviato un programma di riacquisto di azioni proprie da 1 miliardo di euro, con ulteriori buyback fino a 1 miliardo previsti anche nel 2027 e nel 2028.
Il gruppo prevede inoltre una forte generazione di cassa nei prossimi tre anni, elemento che dovrebbe sostenere sia i dividendi sia i riacquisti di azioni.
I Mondiali di calcio negli Stati Uniti come catalizzatore
Un potenziale fattore positivo per i ricavi è rappresentato dal calendario sportivo. Adidas conta infatti su una spinta significativa dalle vendite di prodotti legati al calcio in vista dei Mondiali che si terranno negli Stati Uniti, evento che tradizionalmente genera un forte aumento della domanda di abbigliamento e merchandising sportivo.
Il calcio rimane uno dei pilastri strategici del gruppo e uno dei segmenti in cui Adidas mantiene una posizione competitiva molto forte.
Analisti ancora positivi sul titolo
Nonostante la reazione negativa del mercato, il sentiment degli analisti resta nel complesso favorevole. Su 29 analisti che coprono il titolo, ben 22 raccomandano l’acquisto, mentre sei mantengono una posizione neutrale.
La media dei target price si colloca a 217 euro, livello che rispetto alle quotazioni attuali implica un potenziale di rialzo di circa il 48%.
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