AL CUORE DELL'ECONOMIA USA

Sta circolando una narrazione di mercato fuorviante e pericolosa secondo cui gli Stati Uniti starebbero assumendo tutte le caratteristiche di un mercato emergente volatile e ad alto rischio.
Crediamo che siano tutte sciocchezze, nonostante lโamministrazione Trump abbia rotto i tradizionali schemi.
Siamo quindi convinti che gli investitori rimarranno neutrali sui mercati emergenti (quelli veri) e sovrappesati sulle azioni statunitensi.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
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IL DATO MACRO DELLA SETTIMANA
Settimana che vede diversi dati importanti in uscita, a cominciare dal tasso di disoccupazione USA di agosto, previsto in crescita al 4.3% (da +4.2% di luglio), cui la Fed presterร la massima attenzione per definire la prossima mossa di politica monetaria.
NARRAZIONE FUORVIANTE
Da qualche tempo sta circolando una narrazione di mercato fuorviante e pericolosa secondo cui gli Stati Uniti starebbero assumendo tutte le caratteristiche di un mercato emergente volatile e ad alto rischio.
Questa tesi รจ supportata dalle crescenti pressioni politiche interne affinchรฉ la banca centrale tagli i tassi dโinteresse, da un maggiore interventismo governativo nel settore privato, dallโallargamento del deficit di bilancio federale, dallโindebolimento della valuta e dallโaumento del protezionismo commerciale e degli investimenti.
Tutti gli elementi sopra citati sono tratti tipici dei mercati emergenti e, quindi, piรน lโamministrazione Trump adotta un approccio anticonvenzionale nel corso del suo secondo mandato, piรน presumibilmente crescono i parallelismi tra gli Stati Uniti e i mercati emergenti. E, per associazione, maggiori sarebbero i rischi di detenere asset statunitensi. La nostra opinione? Sono tutte sciocchezze. Sรฌ, lโamministrazione ha rotto gli schemi degli ultimi 80 anni in materia di geopolitica e commercio globale e sta mettendo alla prova i confini istituzionali interni. Ma da questo a tracciare parallelismi tra gli Stati Uniti e Paesi come la Turchia e lโArgentina (sรฌ, lโArgentina, come ha fatto di recente un importante media) รจ, a nostro avviso, estremamente azzardato.
Nel migliore dei casi, i parallelismi generali tra gli Stati Uniti e un tipico mercato emergente sono deboli e scarsi. Per esempio, le economie di molti mercati emergenti sono strettamente basate su pochi settori (si pensi a energia, agricoltura o turismo) e/o dipendenti dal commercio estero. Di conseguenza, sono molto piรน esposte alle vicissitudini dellโeconomia globale, si pensi ad un rallentamento economico in Cina, allโimposizione di dazi statunitensi o alle onde dโurto geopolitiche generate dalla Russia.
Gli Stati Uniti, al contrario, sono una superpotenza economica relativamente isolata e multiforme, la cui economia altamente diversificata e innovativa non solo funge da ammortizzatore degli shock globali, ma anche da motore di crescita economica continua (lโeconomia statunitense รจ stata in espansione nellโ87% del tempo dal 1945).
DEBITO IN VALUTA LOCALE
I livelli di debito del settore pubblico statunitense sono relativamente elevati? Sรฌ, ma il debito dellโAmerica รจ locale, ovvero in dollari USA, mentre gran parte del debito nei mercati emergenti รจ denominato in valuta estera (dollari USA).
Un forte indebitamento in valuta estera rende molti mercati emergenti vulnerabili allโinstabilitร del tasso di cambio, che in passato si รจ tradotta in unโinflazione piรน alta, crescita piรน debole, fuga di capitali e mercati azionari in caduta libera. Al contrario, gli Stati Uniti non solo possono rifinanziare agevolmente il proprio debito perchรฉ รจ in dollari, ma restano anche un magnete per i capitali esteri. La scarsitร di capitali รจ invece un problema ricorrente per i mercati emergenti, ma รจ ben lontana dallโesserlo negli Stati Uniti.
FORZA DI ATTRAZIONE
Nessun paese attira capitali come gli Stati Uniti. Le detenzioni estere di titoli statunitensi (Titoli del Tesoro, agenzie, obbligazioni societarie e azioni USA) ammontavano a circa 31.000 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2025, in aumento del 52% dallโinizio del decennio e rispetto a soli 3,4 mila miliardi allโinizio di questo secolo. Gli investitori esteri detengono una quota significativa dei Treasury negoziabili statunitensi (circa il 30%) ma la percentuale di Titoli del Tesoro detenuti da stranieri รจ diminuita negli ultimi 15 anni.
Gli investitori retail statunitensi sono emersi tra i maggiori detentori del debito USA, riducendo il rischio di una corsa ai riscatti sui Titoli del Tesoro qualora gli investitori stranieri si ritirassero in misura significativa dal mercato del debito statunitense. Di questโultimo aspetto non cโรจ perรฒ evidenza.
Secondo gli ultimi dati del Treasury International Capital System (TICS), gli afflussi netti di capitali esteri negli Stati Uniti sono saliti a un livello record di 1,74 mila miliardi di dollari nei 12 mesi fino a giugno. Infine, in tema di attrazione di investimenti diretti esteri (IDE), ovvero capitale investito nellโeconomia reale, nessun paese si avvicina neppure lontanamente agli Stati Uniti. Degli afflussi cumulati di IDE a livello globale dal 2000, gli Stati Uniti rappresentano il 17% del totale, ben davanti alla quota della Cina seconda in classifica con lโ8%.
Tutto quanto sopra riflette il semplice fatto che i capitali fluiscono dove sono trattati meglio e la strada piรน battuta in tal senso porta agli Stati Uniti, non ai mercati emergenti. Pensate agli Stati Uniti come alla nazione start-up piรน dinamica al mondo, sostenuta dalla profonditร e dalla sofisticazione dei mercati dei capitali americani e dal suo spirito imprenditoriale. Questa combinazione unica significa piรน innovazione, piรน crescita trainata dalla produttivitร , piรน talenti che arrivano negli Stati Uniti (soprattutto dai mercati emergenti) e piรน startup aziendali. Su questโultimo punto, il numero di nuove imprese create negli Stati Uniti (in base alle domande di costituzione dโimpresa) รจ attualmente vicino ai massimi storici.
DEMOGRAFIA E GEOGRAFIA
Gli ultimi due punti nel confronto tra Stati Uniti e mercati emergenti ruotano attorno a demografia e geografia. Partendo dalla seconda: pochissimi Paesi al mondo sono avvantaggiati dalla geografia quanto gli Stati Uniti e, in unโepoca di tensioni geopolitiche, vincoli sulle risorse, rischi climatici e confini contesi, la geografia ha un valore premio. La dote statunitense comprende abbondanti risorse naturali, suoli fertili, acque dolci e foreste. Le Grandi Pianure sono la piรน vasta massa continua di terre arabili al mondo, il sistema fluviale del Mississippi รจ una rete di trasporti interna senza eguali sul pianeta. E i Grandi Laghi sono il piรน grande gruppo di laghi dโacqua dolce della Terra. In definitiva, lโeconomia americana, relativamente autosufficiente e di dimensioni continentali, รจ un dono geostrategico.
Al contrario, la geografia รจ una maledizione per molti mercati emergenti, dato il limitato terreno arabile, i confini contesi, le cittร sovraffollate, la deforestazione e i molteplici rischi legati al cambiamento climatico, si pensi a inondazioni piรน dannose, siccitร e innalzamento del livello del mare in molti Paesi.
Anche il profilo demografico e le prospettive dei mercati emergenti restano impegnativi. Sebbene lโetร mediana della maggior parte dei Paesi in via di sviluppo sia inferiore a quella degli Stati Uniti, le ampie corti giovanili in India e in molte parti dellโAfrica rappresentano seri problemi economici e politici per nazioni prive di una crescita occupazionale stabile e di adeguate opportunitร educative. Un esempio su tutti รจ la Cina, che sta lottando con un tasso di disoccupazione giovanile superiore al 20% circa. Se il principale produttore ed esportatore mondiale di beni fatica a impiegare la sua vasta forza lavoro giovane, quali prospettive di crescita dellโoccupazione ci sono in altre parti del mondo in via di sviluppo? Questo non significa che il profilo demografico degli Stati Uniti รจ perfetto. Tuttโaltro. Ma in base alle attuali proiezioni su fertilitร e longevitร e alle politiche migratorie, la popolazione dovrebbe aumentare dagli attuali 340 milioni a circa 420 milioni entro il 2100. Al contrario, le popolazioni di Europa, Giappone, Corea del Sud e persino Cina dovrebbero diminuire nel corso di questo secolo. Che cosa significa tutto questo per gli investitori รจ semplice: non credete alla narrativa pigra secondo cui gli Stati Uniti starebbero assumendo tutti i tratti distintivi di un mercato emergente ad alto rischio destinato al fallimento. Le evidenze fondamentali smentiscono i titoli dei media. Siamo quindi convinti che gli investitori rimarranno neutrali sui mercati emergenti e sovrappesati sulle azioni statunitensi.
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