Al via Btp Italia, il bond indicizzato all’inflazione


Il nuovo titolo del Tesoro avrà un tasso fisso dell’1,6%, a cui si aggiungerà anche un premio fedeltà per coloro che lo deterranno per diversi anni in portafoglio, e promette di salvaguardare i risparmiatori dall’inflazione.


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La scommessa del governo

Parte oggi il collocamento del nuovo Btp Italia, disponibile in una prima fase agli investitori privati per tre giorni fino a mercoledì 22 giugno 2022, salvo chiusura anticipata, con codice ISIN IT0005496994.

L’obbligazione avrà un tasso fissato pari all’1,6%, a cui si aggiunge un premio ‘fedeltà’ per coloro che lo manterranno fino alla scadenza, per un tasso annuo che può arrivare al 4,075% compresa l’indicizzazione all’inflazione.

Con questa emissione, il tesoro punta al successo presso i risparmiatori domestici, dando così un segnale per la tenuta del debito pubblico italiano, arrivato ormai a 2.700 miliardi di euro e pari al 150% del Pil.

Il Btp e l’inflazione

Il nuovo strumento è pensato anche per difendere gli investitori dal caro inflazione in quanto legato al tasso di inflazione, ormai arrivata al 6,8% nel nostro paese, a differenza di quelli a tasso fisso.

In particolare, dal Mef spiegano che le cedole extra legate ai prezzi, corrisposte ogni 6 mesi insieme alla rivalutazione del capitale, sono calcolate sull’aumento dell’indice dei prezzi al consumo italiano (Foi ex tobacco), a patto però che superi il punto massimo già raggiunto.

Calcoli dell’analista indipendente Giacomo Alessi ripresi dal Sole 24 Ore, parlano di un rendimento a scadenza del nuovo Btp pari al 3,95% annuo, sull’ipotesi di un’inflazione al 2,35% alla data di scadenza del bond, prevista per il 2030,

Nel caso in cui l’inflazione dovesse proseguire ai ritmi attuali anche nei prossimi anni, “questo titolo offrirebbe una performance e una protezione eccelsa”, sottolinea Alessi, consigliandolo come “alternativa ad un titolo a tasso fisso, che al momento rende circa il 3,4% a parità di scadenza”.

Nel caso in cui l’inflazione dovesse rallentare, invece, “difficilmente il titolo avrà lo stesso rendimento del tasso fisso, ma darà comunque una protezione in più all’investitore”, pertanto “si addice a chi ha timore del rialzo dei prezzi e dei tassi e preferisce rischiare una parte del rendimento a tasso fisso per avere protezione garantita”, conclude l’esperto.

Il premio fedeltà

Gli investitori retail che sceglieranno il Btp Italia durante la prima fase del periodo di collocamento e lo manterranno fino al termine dei primi quattro anni (28 giugno 2026) potranno ricevere un premio fedeltà intermedio pari allo 0,4% del capitale nominale acquistato non rivalutato.

Nel corso dei successivi quattro anni, la scadenza del titolo (28 giugno 2030) porterà agli investitori un premio finale pari allo 0,6% del capitale nominale sottoscritto non rivalutato.

In termini di rendimento annuale “l’incidenza effettiva è di poco più dello 0,1% annuo lordo”, secondo Stefano Meo, specialista sui bond e marketing manager di Skipper Informatica, “da confrontare con un rendimento atteso intorno al 4% lordo, in base ad aspettative di ritorno dell’inflazione verso il 2% nei prossimi anni”.

Con mercato attualmente molto volatile, “è importante valutare se sia opportuno sottoscrivere la nuova emissione in collocamento o comprarla direttamente sul mercato nei prossimi giorni, rinunciando così ai premi fedeltà”, considerando che l’acquisto in borsa espone a eventuali aumenti del prezzo del Btp Italia.

La volatilità

Proprio la volatilità del mercato dei titoli di stato dell’area euro sta caratterizzando questo momento, anche alla luce delle pressioni inflazionistiche e dell’annuncio della BCE di due prossimi rialzi dei tassi.

“La domanda di rendimento da parte degli investitori italiani è molto alta, dopo anni di ritorni modestissimi sui titoli di stato”, ricorda Edoardo Fusco Femiano, fondator di Dld Capital Scf, pertanto “questo titolo, peraltro indicizzato all’inflazione, dovrebbe incontrare un certo interesse”.

Se “negli ultimi dieci anni i Btp hanno conosciuto oscillazioni molto importanti, con le scadenze lunghe che sono state ovviamente le più interessanti, l’inserimento in portafoglio di questa nuova emissione “ha un senso solo se ne si accetta la volatilità e si sceglie di detenerla fino alla sua scadenza”, avvisa l’esperto.

Secondo Femiano, i Btp offrono rendimenti più interessanti sulla parte a breve della curva, tra i tre e i cinque anni, pertanto “una duration bassa non vincola eccessivamente gli investitori e ne mantiene pressoché intatta la flessibilità di muoversi su un mercato del credito che è ancora molto instabile in questa fase”.


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