All’insegna della resilienza

new york stock exchange

La resilienza dei mercati potrebbe essere messa alla prova e nel 2021 occorrerà adottare un approccio più diversificato, che non includa solo le aree geografiche, i settori e le strategie che negli ultimi tempi hanno performato bene.

A cura di Stefan Scheurer, Director and EM Economist/Senior Strategist presso Allianz Global Investors


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Gli effetti della pandemia

Quando, nell’anno appena trascorso, il conflitto commerciale sino-americano è stato messo in secondo piano da una pandemia globale, neppure i più ottimisti avrebbero osato sperare che alla fine i mercati finanziari si sarebbero rivelati così resilienti di fronte alla peggiore crisi (e non solo sul piano economico) del secondo dopoguerra.

Benché alcuni Paesi siano tuttora alle prese con nuove ondate di contagi e con le conseguenze dei nuovi lockdown, nel complesso l’economia mondiale ha superato la fase di recessione grazie ai consistenti stimoli fiscali e monetari varati da Stati e Banche Centrali. Tali misure, necessarie e utili, potrebbero però avere effetti a lungo termine non irrilevanti:

  1. L’eccesso di liquidità generato dagli stimoli monetari ha avuto delle ripercussioni sui mercati; in particolare le valutazioni elevate delle obbligazioni governative di Stati Uniti e area euro a fronte di rendimenti prevalentemente negativi, sono riconducibili anche alla politica delle banche centrali.
  2. Attualmente il settore pubblico e quello privato presentano livelli di indebitamento molto elevati. In caso di significativo rallentamento della ripresa, le imprese potrebbero incontrare difficoltà nel servizio del debito, con conseguente aumento del rischio di insolvenza.
  3. Le iniezioni di liquidità promosse dalla politica monetaria, le misure di distanziamento imposte dalla pandemia e i continui attriti sul fronte commerciale, insieme ai relativi shock a livello della domanda, alimentano il rischio di un rialzo dei prezzi di beni e servizi nel medio periodo.

L’economia mondiale potrebbe impiegare anni per tornare al trend di crescita bruscamente interrotto dalla Covid-19. Tanto più che, dopo un netto incremento nel terzo trimestre, recentemente il PIL globale ha mostrato evidenti segnali di rallentamento (non da ultimo a causa delle nuove restrizioni anti Covid adottate in Europa e negli USA). Nel 2021 molto dipenderà dalla disponibilità di vaccini e trattamenti efficaci su larga scala. Le prime dosi sono già state somministrate, anche in Europa.

Come abbiamo potuto osservare nelle ultime settimane, il mercato si è rivelato estremamente resiliente nonostante l’incertezza economica e politica. Le azioni hanno raggiunto nuovi massimi storici post pandemia, anche per effetto dell’accordo raggiunto su un nuovo pacchetto di stimoli negli USA, dei progressi nelle trattative per la Brexit e dell’avvio delle campagne di vaccinazione. Questa resilienza potrebbe tuttavia essere messa alla prova, dal momento che i mercati hanno già scontato una ripresa rapida, seppur incerta, e che in base agli ultimi sondaggi sul posizionamento gli investitori sembrano un po’ troppo ottimisti rispetto al passato. In questo contesto, nel 2021 occorrerà adottare un approccio più diversificato, che prenda in considerazione anche le aree geografiche, i settori e le strategie che negli ultimi tempi non hanno brillato.

Allocazione tattica: azioni e obbligazioni

L’economia mondiale ha superato la fase recessiva, ma potrebbe impiegare diversi anni per tornare al trend di crescita bruscamente interrotto dalla Covid-19.

  • Nei prossimi trimestri la resilienza dell’economia dipenderà in larga misura dalle tempistiche della distribuzione di trattamenti e vaccini efficaci contro il coronavirus, e quindi del graduale ritorno alla normalità.
  • Governi e banche centrali hanno contrastato la recessione con imponenti piani di stimolo fiscale e monetario. Tali misure potrebbero tuttavia avere delle ripercussioni economiche a lungo termine (tra cui prezzi degli asset elevati in alcuni mercati, alti livelli di indebitamento e crescente volatilità dell’inflazione).
  • Considerando gli ingenti interventi delle banche centrali, è probabile che i tassi a breve rimangano per il momento estremamente bassi, mentre il rinnovato scenario di financial repression e l’enorme ammontare di indebitamento pubblico potrebbero trainare al rialzo i rendimenti del tratto a lunga scadenza della curva.
  • Nella situazione attuale si intensifica la ricerca di rendimento. Tale contesto dovrebbe favorire azioni e asset rischiosi, anche se, alla luce delle incognite ancora numerose, nel 2021 gli investitori dovrebbero puntare su un portafoglio azionario bilanciato, che non comprenda solo le aree geografiche, i settori e le strategie che negli ultimi tempi hanno performato bene.

Tema di investimento: RCEP, il più grande accordo commerciale al mondo

Dopo 8 anni di trattative, nel novembre 2020 15 Paesi della regione Asia Pacifico (10 Stati membri dell’ASEAN oltre a Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda) hanno firmato ufficialmente l’accordo per la costituzione della Regional Comprehensive Economic Partnership (“RCEP”).

  • Questo accordo sancisce la nascita di un nuovo blocco economico che comprende un terzo della popolazione mondiale, produce quasi un terzo del PIL globale e genera circa un terzo degli scambi commerciali mondiali.
  • La RCEP rappresenta un importante passo verso l’integrazione dei Paesi asiatici. Nel medio periodo rafforzerà le catene di approvvigionamento regionali e consentirà una maggiore cooperazione economica a vantaggio della crescita dell’intera area.
  • Relazioni più strette sul piano degli scambi commerciali e degli investimenti potrebbero a loro volta favorire l’integrazione dei mercati finanziari della regione Asia Pacifico. I Paesi ASEAN saranno sempre più coinvolti nella catena di approvvigionamento della Cina.
  • La Cina potrebbe trarre enormi vantaggi dall’accordo, che elimina gli ostacoli all’esportazione in altri Paesi asiatici. Ma per altri Stati membri del RCEP i benefici potrebbero essere ancora maggiori. In futuro i Paesi ASEAN, Corea del Sud e Giappone dovrebbero incontrare minori difficoltà nello sviluppo delle proprie catene del valore.

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