Alphabet supera Apple, il mercato sceglie l’IA e riscrive la gerarchia delle Big Tech

Mentre l’inizio del nuovo anno è dominato da tensioni geopolitiche, pressioni politiche e un rumore di fondo che rimescola quotidianamente le percezioni di rischio, il mercato azionario ha messo a segno un passaggio silenzioso ma strutturale. Nel club delle mega-cap, la leadership cambia volto, segnalando una transizione profonda nelle preferenze degli investitori tra modelli di business e tecnologia.
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Un sorpasso che nasce nel silenzio del mercato
In un contesto segnato da eventi politici e geopolitici che spaziano dall’America Latina all’Asia, passando per l’Europa, l’attenzione degli investitori è stata catturata da temi ad alta intensità emotiva. A questo si sono aggiunte le prese di posizione della Casa Bianca, con il presidente Donald Trump al centro del dibattito su limitazioni a dividendi e buyback nel settore difesa, sul divieto per le società istituzionali di acquistare abitazioni civili e sulle tariffe basate sull’IEEPA, ancora all’esame della Corte Suprema. In questo scenario, il mercato ha continuato a muoversi sotto traccia.
È proprio in questo contesto che si è consumato il sorpasso. Alphabet, con una capitalizzazione di 3.888 miliardi di dollari, ha superato Apple, ferma a 3.847 miliardi, diventando per la prima volta dal 2019 la seconda società al mondo per market cap. come si legge nella nota a cura di Gabriel Debach, market analyst di eToro, non si tratta di un semplice scambio di posizioni, ma di un segnale chiaro del passaggio dall’era dell’hardware consumer a quella della sovranità infrastrutturale nell’intelligenza artificiale.
La frattura interna alle Magnificent 7
Il sorpasso non avviene in un clima di entusiasmo indiscriminato sulle Big Tech. Le Magnificent 7 stanno attraversando una fase di riposizionamento evidente. Nei primi giorni di gennaio oltre 105 milioni di dollari sono usciti dall’ETF MAGS, mentre l’ETF ex-Mag7 ha registrato a dicembre il miglior mese dell’anno, con afflussi per 39 milioni. Un segnale di rotazione che, secondo Debach, riflette una crescente selettività del capitale.
Su base annua, il portafoglio equiponderato delle Magnificent 7 ha comunque chiuso il 2025 con una performance di circa +22%, contro il +17% dell’S&P 500. Ma, come sottolinea Debach, questo dato aggregato nasconde una frattura profonda. Solo due titoli hanno battuto in modo consistente il benchmark: Nvidia e Alphabet. Ed è Alphabet ad aver guidato il movimento. Apple, al contrario, ha sottoperformato sia il paniere sia l’indice, trasformandosi progressivamente in un freno per la performance complessiva.
Il divario è netto. Nel 2025 Alphabet ha registrato un total return del +66%, mentre Apple si è fermata a +9%. Uno scarto di 57 punti percentuali in un solo anno che, per Debach, rappresenta un differenziale di regime, non una distorsione temporanea. È questo squilibrio che ha permesso ad Alphabet di colmare e superare il gap di capitalizzazione.
IA contro hardware, due modelli a confronto
Il mercato ha premiato la coerenza strategica di Alphabet e la sua capacità di controllare l’intera catena del valore tecnologico. Il lancio dei chip proprietari TPU v6 e v7 (Ironwood) a novembre, seguito dal rilascio di Gemini 3 a dicembre, ha rafforzato la convinzione che Google non sia una società minacciata dall’IA generativa, ma una piattaforma dominante che presidia silicio, software e distribuzione cloud. Secondo Debach, Alphabet incarna oggi uno stack tecnologico completo, difficile da replicare.
Apple, invece, si avvia verso un 2026 complesso, appesantito dal rinvio del nuovo assistente Siri, dall’aumento dei costi di produzione legati a memorie RAM e semiconduttori più cari e da pressioni regolatorie crescenti in Europa e Giappone. Non a caso, Raymond James ha recentemente declassato il titolo, citando dubbi sulla crescita nel breve periodo.
Anche i segnali di mercato confermano questa lettura. Nel 2025 Alphabet ha segnato 32 nuovi massimi storici, mentre Apple si è fermata a 14, con l’ultimo massimo registrato il 2 dicembre. Le ultime tre trimestrali di Alphabet hanno ricevuto una risposta positiva dal mercato, mentre Apple ha collezionato nel 2025 solo sedute negative post-conti, una sequenza che non si vedeva dal 2021.
Debolezza tecnica e cambio di regime
Sul piano tecnico, si legge nel report di eToro, Apple attraversa una fase di fragilità evidente. Sei sessioni consecutive di ribasso hanno spinto il titolo a testare la media mobile a 100 giorni per la prima volta da agosto e a entrare in territorio ipervenduto secondo l’RSI a 14 giorni, evento che non si verificava dal Liberation Day. Non un singolo shock, ma un accumulo di fattori: economia delle app, aumento dei costi, geopolitica e posizionamento sull’IA.
Per Debach, il punto non è stabilire chi vinca oggi, ma quale modello venga premiato dal mercato. Scalabilità dell’AI e del cloud contro stabilità dell’hardware consumer, optionalità futura contro ritorni incrementali. In questo quadro, il sorpasso di Alphabet su Apple non appare come una sorpresa, ma come una conseguenza logica.
A leggere questo cambio di regime in anticipo è stato anche il capitale più paziente. Berkshire Hathaway ha ridotto l’esposizione ad Apple e ha aperto una posizione in Alphabet da 5 miliardi di dollari, annunciata il 17 novembre. Una scelta che Debach interpreta come riallineamento strategico, non come mossa tattica. Quando il capitale di lungo periodo cambia direzione, raramente lo fa per inseguire una moda. Di solito, lo fa per posizionarsi sul prossimo equilibrio di mercato.
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