Anche le ‘colombe’ temono l’inflazione: la BSN anticipa i rialzi


Banche centrali ancora più protagoniste e dopo le decisioni della Federal Reserve e della BCE questa volta è la Banca Nazionale Svizzera a salire sulla scena, alzando di 50 punti il suo tasso di interesse con l’obiettivo di contrastare l’inflazione.


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Interviene la BNS

Intervento a sorpresa della Banca Nazionale Svizzera che alza di mezzo punto percentuale, portando a -0,25% il tasso guida e il tasso di interesse sugli averi a vista detenuti sui suoi conti.

La decisione è stata presa con la finalità di “contrastare l’accresciuta pressione inflazionistica”, spiegava l’istituto centrale al termine del tradizionale esame trimestrale della situazione economica e monetaria.

Nel paese l’inflazione ha raggiunto il 2,9% nel mese di maggio, con prospettive di aumento a breve termine, ma la decisione odierna rappresenta una sorpresa in quanto gli analisti non si attendevano un rialzo prima di settembre.

A questo punto, non sono da escludere ulteriori rialzi del tasso nei prossimi mesi, necessari per ancorare l'inflazione a medio termine nell'area di stabilità dei prezzi, che la BNS definisce fino al 2%.

Si muovono i mercati

Dopo la decisione, il franco svizzero balza dell’1,5% sia nei confronti dell’euro che del dollaro, mentre il principale indice svizzero cede il 2,30% dopo circa due ore di contrattazioni.

Aumentano le vendite anche sui principali indici europei, in particolare quello tedesco (-2%), seguito dal Ftse Mib (-1,70%) e dal francese Cac 40 (-1,50%).

Sull’azionario, il settore bancario risulta quello più colpito, in particolare quello italiano, con Mediobanca che cede il 4%, seguita da Mediolanum, Banca Generali e Fineco, tutte in flessione del 3%. In Svizzera, tonfo per UBS e Credit Suisse, anche queste a -3%.

Clima cambiato

Se la decisione della BNS appare in anticipo sulle previsioni, questa si inserisce in una situazione diversa rispetto ai mesi passati, con la Federal Reserve che ieri aumentava di 0,75 punti i suoi tassi, maggiore aumento dal 1994.

All’istituto americano si è aggiunta la Banca centrale europea, prossima ad aumentare per la prima volta a luglio i suoi tassi, facendo seguire a settembre un ulteriore rialzo.

L’aumento anticipato da parte dell’istituto svizzera rappresenta “un messaggio indicativo del clima di fondo, che mette in evidenza come anche le 'colombe' siano ormai preoccupate dall'inflazione”, sottolinea Jan van Gerich, analista di Nordea.

“Le banche centrali temono di rimanere indietro rispetto al mercato e si affrettano a recuperare terreno”, aggiunge l’esperto.

A questo punto, si attende il verdetto della Banca d’Inghilterra, che alle 13 potrebbe rialzare i suoi tassi, anche se ad un ritmo minore di quanto fatto dagli altri istituti centrali, fermandosi ai 25 punti base.


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