Ancora vendite a Wall Street: dubbi sul processo di pace in Medio Oriente

Trump ha prorogato di 10 giorni l’ultimatum lanciato all’Iran, indicando una possibile via verso la de-escalation, ma l’incertezza rimane sulla scia dei rifiuti al dialogo di Teheran.
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Wall Street oggi
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Borsa di New York che si avvia verso un’apertura in rosso dopo i cali di ieri dovuti al rinvio deciso dal presidente statunitense Donald Trump degli attacchi degli Stati Uniti promessi contro le infrastrutture energetiche iraniane, mentre il prezzo del petrolio è salito a causa dei dubbi sulle possibilità di un accordo di pace.
L’azionario si muove in rosso, con i future sui principali indici di Wall Street (Nasdaq 100, S&P500 e Dow Jones) in calo di circa mezzo punto percentuale, mentre l’indice del dollaro scambia leggermente al rialzo (+0,10%) e il cross EUR/USD prezza 1,1511. Debole anche il Bitcoin, a 66.700 dollari, segnando un calo di oltre il 3%.
Dal fronte delle materie prime, l’oro spot sale ancora e si porta a 4.415 dollari, mentre l’argento resta intorno quota 68 dollari.
Petrolio ancora in crescita
I prezzi del petrolio sono aumentati a seguito del protrarsi degli attacchi in Medio Oriente, alimentando i timori che la guerra possa protrarsi fino ad aprile e oltre. Il Brent è scambiato sopra i 103 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate ha superato i 96 dollari, con gli investitori preoccupati per il crescente impatto economico del blocco del traffico nello Stretto di Hormuz.
Trump ha prorogato di 10 giorni l’ultimatum lanciato all'Iran, concedendogli tempo fino al 6 aprile per conformarsi alle richieste statunitensi o affrontare attacchi contro le sue centrali elettriche. Questa mossa segna un cambiamento nel tono di Trump riguardo alla guerra, indicando una possibile via verso la de-escalation.
Tuttavia, l'incertezza persiste. Alcune fonti indicano che la leadership iraniana rimane riluttante a impegnarsi in negoziati diretti con Washington, pur avendo preso in esame una proposta statunitense.
Non bastano più le parole
"Le parole da sole non bastano in questo momento, con l'estensione della pausa sugli attacchi energetici all'Iran da parte del presidente Trump che non è riuscita a risollevare l'umore in modo significativo. Ciò che serve è una prova tangibile di progresso", secondo Matt Britzman, analista azionario senior di Hargreaves Lansdown.
"Dopo alcuni barlumi di speranza, alimentati dalle dichiarazioni del presidente Trump e poi rapidamente smorzati, il mercato sta diventando più esigente in termini di retorica", spiega Amélie Derambure, senior multi-asset portfolio manager di Amundi, ritenendo “l'operazione TACO più difficile da realizzare perché non è possibile tornare al punto di partenza da qui".
"Trump è imprevedibile, quindi non si sa se stia guadagnando tempo per inviare truppe a invadere lo Stretto di Hormuz o per negoziare ulteriormente", evidenzia Nicolas Domont, gestore di fondi presso Optigestion a Parigi, prevedendo che “La guerra potrebbe finire in qualsiasi momento e le cose potrebbero tornare alla normalità entro pochi mesi, ma si potrebbe anche arrivare ad avere il petrolio a 200 dollari entro sei mesi”.
Inflazione e Fed
Gli operatori temono un impatto sempre più ampio sulle forniture energetiche e sui prezzi del petrolio, alimentando i timori di una spirale inflazionistica che potrebbe costringere le banche centrali ad adottare una politica monetaria restrittiva.
Per Barclays, il protrarsi del conflitto aumenta il rischio di uno scenario stagflazionistico, pur senza replicare lo shock energetico vissuto dall'Europa nel 2022. Il recente ridimensionamento dei multipli P/E offre un certo cuscinetto agli indici, ma la banca avverte che la volatilità resterà elevata finché non emergeranno segnali più chiari di una distensione duratura.
Secondo il FedWatch Tool di CME Group, gli operatori del mercato monetario non prevedono alcun allentamento da parte della Federal Reserve quest'anno, rispetto ai due tagli previsti prima dello scoppio della guerra.
Problemi anche dalla Cina
A pesare sul sentiment è stata anche la decisione della Cina di avviare un'indagine commerciale sugli Stati Uniti in vista del previsto vertice tra Trump e il presidente Xi Jinping, da molti considerata una ritorsione di Pechino contro indagini simili condotte dall'amministrazione statunitense. Questa mossa rispecchia direttamente le misure adottate da Trump per rilanciare la sua agenda tariffaria dopo che la Corte Suprema, il mese scorso, ha annullato alcuni dei suoi dazi.
“La Cina ha imparato che un approccio conflittuale sul commercio produce il risultato più favorevole nei negoziati”, afferma Wolf von Rotberg, stratega azionario di Bank J Safra Sarasin. "L'azione di ritorsione intrapresa dalla Cina dovrebbe essere interpretata come una mossa per rivendicare il proprio territorio in vista dell'incontro tra Trump e Xi", conclude Rotberg.
Notizie societarie e pre market USA
Gnl Venture Globale (+2%): dichiara di aver raggiunto un accordo con Edison per la risoluzione di un'annosa controversia arbitrale relativa alla mancata consegna dei carichi contrattuali da parte dell'esportatore statunitense di GNL all'azienda italiana.
Rocket Pharmaceuticals (+10%): la Food and Drug Administration statunitense ha approvato la sua terapia genica per un disturbo immunitario raro e spesso fatale nei bambini, segnando il primo via libera normativo per un trattamento di questa malattia.
Argan (+10%): ricavi del quarto trimestre aumentati del 12,7% a 262,05 milioni di dollari rispetto a un anno fa, risultando superiori anche alle attese degli analisti di 263,84 milioni.
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