Apple lancia l’allarme coronavirus e parte la nuova ‘febbre dell’oro’


L’allarme lanciato da Apple sulle preoccupazioni per il coronavirus dava il via ad una fase ribassista sull’azionario e al nuovo rally dell’oro


Oro ai massimi da sette anni

Non si ferma la corsa dell’oro che dopo aver superato nuovamente quota 1.600 arriva a toccare 1.636 dollari l’oncia, prezzo massimo degli ultimi sette anni.

“Quando c’è paura gli investitori di tutto il mondo si rifugiano nell’oro”, spiega David Campomaggiore, esperto di materie prime, “spostando enormi capitali sul metallo giallo, facendone lievitare il prezzo.

L’emergenza sanitaria in Cina, infatti, resta al centro dell’attenzione e “proprio in questo momento con il Coronavirus il rischio pandemia è sempre più forte. Tutto il mondo ha paura delle conseguenze e l’economia cinese ha subito un vero e proprio colpo. Quattro intere città con milioni di abitanti sono blindate con fabbriche chiuse ed esportazioni bloccate. La Cina è uno dei motori dell’economia e quando si ferma, i contraccolpi sono visibili in tutta l’economia mondiale”, aggiungeva Campomaggiore.

Apple e l’inizio del rally

La ‘corsa all’oro’ era iniziata martedì scorso quando Apple lanciava l’allarme sulle conseguenze che il coronavirus avrebbe avuto sulla sua attività e sui mercati finanziari.

Da Cupertino dichiaravano che nel corso del secondo trimestre sarà molto difficile raggiungere i target stimati sul fronte ricavi.

Come conseguenza, gli operatori hanno abbandonato l’azionario per rivolgersi ai beni rifugio come appunto l’oro, dando il via ad una fase ribassista in Europa e negli Stati Uniti che continua anche nella giornata di oggi.

Se l’oro era fermo tra i 1.530 e 1.590 da inizio anno, la materia prima iniziava a correre, accompagnato dagli altri asset rifugio come il dollaro e i bond USA.

L’analisi e le previsioni degli analisti sull’oro

Da Ubs spiegano che proprio "il taglio delle attese sui ricavi annunciato da Apple nei giorni scorsi a causa del coronavirus ha provocato un aumento della volatilità e nuovi flussi verso rifugi sicuri, come l'oro. È interessante notare che, nonostante le azioni statunitensi abbiano toccato nuovi massimi, le banche centrali e gli investitori statunitensi sono le forze principali che sostengono i flussi verso gli Etf in oro quest'anno. Pensiamo che la diversificazione sia il motore di questi flussi”.

"L'oro è guidato principalmente dalla forte domanda di investimenti" sicuri, afferma Daniel Briesemann di Commerzbank. "Il denaro è confluito in fondi negoziati in borsa garantiti da riserve in oro", aggiunge l'esperto.

"Con l'elevato livello delle valutazioni delle azioni statunitensi”, spiegano da Ubs, “aumentano i rischi di un incremento della volatilità, con conseguente possibilità di un ulteriore rally dei titoli di Stato e di un prezzo dell'oro più alto, che potrebbe arrivare verso i 1.650 dollari o anche oltre nelle prossime settimane".

Nonostante le incertezze, però, questi esperti restano ottimisti: “restiamo convinti che gli impatti negativi sulla Cina e sulla crescita globale del virus dovrebbero essere in gran parte limitati al primo trimestre in corso, come è stato il caso con la Sars, e poi il sentiment e l'attività economia dovrebbero rimbalzare. Quindi l'accelerazione della crescita dovrebbe far tornare a salire i rendimenti a lungo termine nella maggior parte dei Paesi, il che metterebbe sotto pressione l'oro”.


Certificate
Isin: XS1273323805
Capitale interamente protetto e possibile rendimento fino al 30% (a scadenza gennaio 2025) investendo sull'oro

Capitale interamente protetto e possibile rendimento fino al 30% (a scadenza gennaio 2025) investendo sull’oro. Arriva il certificate di Citigroup con Isin XS1273323805 in dollari. Per performance dell'oro superiori del 30%  il certificate a scadenza sarà rimborsato comunque al 105%.


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