Argento sotto shock dazi, Trump frena e il rally resta in piedi

Il rally dellโargento si sta muovendo su due binari: da un lato gli scossoni politici legati ai dazi Usa, dallโaltro un mercato fisico che continua a mostrare tensioni e squilibri strutturali. Dopo un crollo improvviso seguito al cambio di tono della Casa Bianca, i prezzi hanno recuperato buona parte delle perdite, segnale che gli operatori stanno tornando a guardare ai fattori di fondo: scorte, flussi, domanda industriale e unโofferta che fatica ad aumentare.
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Dazi e volatilitร
I prezzi dellโargento hanno registrato un netto scivolone, allontanandosi per poco tempo dai massimi storici, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di voler rinviare lโintroduzione di nuovi dazi sulle importazioni di minerali critici. Come si legge nel report a cura di Ewa Manthey, Commodities Strategist di ING, il cambio di rotta ha attenuato i rischi di interruzione degli scambi commerciali nel breve termine, riducendo quel premio legato allโincertezza normativa che aveva contribuito a spingere il metallo su livelli record.
Il movimento piรน violento si รจ visto ieri, quando lโargento ha perso oltre il 7%, arretrando dal massimo storico di oltre 93 dollari lโoncia proprio mentre si sgonfiavano le minacce tariffarie piรน ampie. Da allora, perรฒ, i prezzi hanno recuperato gran parte del calo: secondo Manthey, รจ un segnale che il mercato sta rivalutando i fattori strutturali e non sta leggendo lโepisodio solo come una correzione tecnica. La ripresa, in questa chiave, mette anche in evidenza la natura tipicamente piรน instabile dellโargento rispetto allโoro. ING richiama infatti la volatilitร storicamente piรน elevata del metallo, legata alle dimensioni piรน ridotte del suo mercato e al suo ruolo doppio, industriale e da investimento, che amplifica le oscillazioni.
Il rinvio dei dazi sulle importazioni di minerali critici ha ridotto parte del premio di rischio a breve termine legato alle decisioni normative. Eppure, sottolinea Manthey, la correzione non ha scalfito il quadro complessivo: i prezzi dellโargento restano superiori di oltre il 25% rispetto allโinizio dellโanno, un dato che evidenzia la soliditร delle dinamiche sottostanti e spiega perchรฉ la tendenza rialzista non sia venuta meno con un singolo cambio di tono politico.
Accordi bilaterali e revisione della Sezione 232
Nel nuovo orientamento delineato dalla Casa Bianca, Trump ha affermato che lโamministrazione cercherร di siglare accordi bilaterali con i principali partner commerciali, con lโobiettivo di garantire forniture adeguate di minerali critici. Manthey segnala che nelle intenzioni dellโesecutivo rientrerebbe anche lโidea di introdurre un prezzo minimo sulle importazioni, e che i funzionari dovrebbero riferire su entrambi i punti entro 180 giorni. Pur senza escludere del tutto lโopzione dazi, il cambio di tono ha ridotto il rischio di perturbazioni immediate e ha inciso sulle aspettative di breve periodo che avevano sostenuto le quotazioni.
La decisione, spiega Manthey, arriva dopo una revisione durata mesi della Sezione 232 del Trade Expansion Act, avviata per valutare se le importazioni di minerali critici lavorati possano costituire una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Questo passaggio รจ rilevante perchรฉ spiega la portata dellโincertezza: il mercato non si รจ trovato davanti solo a dichiarazioni estemporanee, ma a un processo formale che ha alimentato la percezione di un rischio regolatorio concreto.
La revisione ha riguardato infatti un paniere molto ampio di minerali critici lavorati, non limitato allโargento. Manthey elenca litio, cobalto, nichel, terre rare e gallio, oltre alla grafite, ai metalli del gruppo del platino e ad altri metalli industriali, includendo anche tutti i beni che li incorporano. La lista comprende prodotti semilavorati e componenti finali utilizzati nei veicoli elettrici, nelle batterie, nei magneti permanenti e nei dispositivi elettronici. Nel quadro delineato da ING, questa estensione ai beni โa valleโ rende piรน chiaro perchรฉ le minacce tariffarie abbiano avuto effetti immediati sul sentiment e sui flussi, ben oltre il singolo metallo.
Flussi verso gli Usa e contrazione a Londra
Nonostante lโattenuarsi delle minacce tariffarie, i flussi fisici restano un elemento centrale della storia. Secondo Manthey, lโincertezza sui dazi statunitensi aveva giร attirato volumi ingenti di argento fisico da Londra verso gli Stati Uniti, innescando una contrazione storica. Il risultato รจ stato un forte calo delle scorte disponibili a Londra, indicata come principale hub commerciale, con un effetto diretto sulla dinamica dei prezzi: meno disponibilitร fisica e piรน tensione sugli inventari hanno amplificato oscillazioni e volatilitร .
In parallelo, lโargento ha nettamente sovraperformato lโoro con un rialzo di quasi il 150% nellโultimo anno, sostenuto sia dai flussi verso i beni rifugio sia da una domanda industriale descritta come robusta. Questa forza relativa ha avuto un riflesso immediato sui rapporti di mercato: il rapporto oro/argento รจ sceso appena sopra quota 50, livello piรน basso dal 2011, indicando quanto lโargento abbia guadagnato terreno rispetto al metallo giallo.
Deficit strutturale e supporto di fondo
Al di lร delle oscillazioni legate alla politica commerciale, lโargento continua a muoversi dentro un contesto di deficit strutturale dellโofferta. Manthey evidenzia che lโaumento della fornitura mineraria resta limitato e che il settore fatica a reagire rapidamente allโaumento dei prezzi. La ragione รจ nella struttura stessa della produzione: gran parte dellโargento viene estratta come sottoprodotto di altri metalli, e questo riduce la capacitร dellโindustria di aumentare lโofferta in modo elastico quando le quotazioni salgono.
Sul fronte della domanda, invece, la pressione resta elevata. Sempre secondo ING, la domanda industriale legata a energia solare, elettrificazione ed elettronica rimane forte, mantenendo teso il mercato dellโargento fisico. In questa chiave, il deficit persistente rafforza la tesi rialzista e aiuta a spiegare perchรฉ i prezzi siano rimasti su livelli elevati anche quando il premio di rischio speculativo ha iniziato a oscillare con le dichiarazioni politiche.
La volatilitร , avverte Manthey, รจ destinata a restare alta. Il motivo torna al doppio ruolo dellโargento, industriale e da investimento, che continua a produrre movimenti percentuali piรน ampi rispetto allโoro, soprattutto considerando le dimensioni complessivamente piรน ridotte del mercato.
Nel breve termine, i prezzi potrebbero consolidarsi in un intervallo mentre i rischi tariffari vengono rivalutati e il posizionamento si normalizza. Ma, nel quadro tratteggiato da Manthey, deficit strutturali, scarsa disponibilitร fisica e persistente incertezza politica suggeriscono che il ribasso possa essere limitato, con lโargento probabilmente ben supportato anche in caso di flessione. Gli sviluppi delle politiche commerciali, le condizioni macroeconomiche e qualsiasi nuovo segnale di interruzione dellโapprovvigionamento restano catalizzatori chiave, perchรฉ sono proprio questi fattori a guidare il sentiment in un mercato dove la struttura dellโofferta e la domanda industriale continuano a sostenere un contesto positivo.
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