Argento sotto shock dazi, Trump frena e il rally resta in piedi

16/01/2026 14:00
Argento sotto shock dazi, Trump frena e il rally resta in piedi

Il rally dellโ€™argento si sta muovendo su due binari: da un lato gli scossoni politici legati ai dazi Usa, dallโ€™altro un mercato fisico che continua a mostrare tensioni e squilibri strutturali. Dopo un crollo improvviso seguito al cambio di tono della Casa Bianca, i prezzi hanno recuperato buona parte delle perdite, segnale che gli operatori stanno tornando a guardare ai fattori di fondo: scorte, flussi, domanda industriale e unโ€™offerta che fatica ad aumentare.

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Dazi e volatilitร 

I prezzi dellโ€™argento hanno registrato un netto scivolone, allontanandosi per poco tempo dai massimi storici, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di voler rinviare lโ€™introduzione di nuovi dazi sulle importazioni di minerali critici. Come si legge nel report a cura di Ewa Manthey, Commodities Strategist di ING, il cambio di rotta ha attenuato i rischi di interruzione degli scambi commerciali nel breve termine, riducendo quel premio legato allโ€™incertezza normativa che aveva contribuito a spingere il metallo su livelli record.

Il movimento piรน violento si รจ visto ieri, quando lโ€™argento ha perso oltre il 7%, arretrando dal massimo storico di oltre 93 dollari lโ€™oncia proprio mentre si sgonfiavano le minacce tariffarie piรน ampie. Da allora, perรฒ, i prezzi hanno recuperato gran parte del calo: secondo Manthey, รจ un segnale che il mercato sta rivalutando i fattori strutturali e non sta leggendo lโ€™episodio solo come una correzione tecnica. La ripresa, in questa chiave, mette anche in evidenza la natura tipicamente piรน instabile dellโ€™argento rispetto allโ€™oro. ING richiama infatti la volatilitร  storicamente piรน elevata del metallo, legata alle dimensioni piรน ridotte del suo mercato e al suo ruolo doppio, industriale e da investimento, che amplifica le oscillazioni.

Il rinvio dei dazi sulle importazioni di minerali critici ha ridotto parte del premio di rischio a breve termine legato alle decisioni normative. Eppure, sottolinea Manthey, la correzione non ha scalfito il quadro complessivo: i prezzi dellโ€™argento restano superiori di oltre il 25% rispetto allโ€™inizio dellโ€™anno, un dato che evidenzia la soliditร  delle dinamiche sottostanti e spiega perchรฉ la tendenza rialzista non sia venuta meno con un singolo cambio di tono politico.

Accordi bilaterali e revisione della Sezione 232

Nel nuovo orientamento delineato dalla Casa Bianca, Trump ha affermato che lโ€™amministrazione cercherร  di siglare accordi bilaterali con i principali partner commerciali, con lโ€™obiettivo di garantire forniture adeguate di minerali critici. Manthey segnala che nelle intenzioni dellโ€™esecutivo rientrerebbe anche lโ€™idea di introdurre un prezzo minimo sulle importazioni, e che i funzionari dovrebbero riferire su entrambi i punti entro 180 giorni. Pur senza escludere del tutto lโ€™opzione dazi, il cambio di tono ha ridotto il rischio di perturbazioni immediate e ha inciso sulle aspettative di breve periodo che avevano sostenuto le quotazioni.

La decisione, spiega Manthey, arriva dopo una revisione durata mesi della Sezione 232 del Trade Expansion Act, avviata per valutare se le importazioni di minerali critici lavorati possano costituire una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Questo passaggio รจ rilevante perchรฉ spiega la portata dellโ€™incertezza: il mercato non si รจ trovato davanti solo a dichiarazioni estemporanee, ma a un processo formale che ha alimentato la percezione di un rischio regolatorio concreto.

La revisione ha riguardato infatti un paniere molto ampio di minerali critici lavorati, non limitato allโ€™argento. Manthey elenca litio, cobalto, nichel, terre rare e gallio, oltre alla grafite, ai metalli del gruppo del platino e ad altri metalli industriali, includendo anche tutti i beni che li incorporano. La lista comprende prodotti semilavorati e componenti finali utilizzati nei veicoli elettrici, nelle batterie, nei magneti permanenti e nei dispositivi elettronici. Nel quadro delineato da ING, questa estensione ai beni โ€œa valleโ€ rende piรน chiaro perchรฉ le minacce tariffarie abbiano avuto effetti immediati sul sentiment e sui flussi, ben oltre il singolo metallo.

Flussi verso gli Usa e contrazione a Londra

Nonostante lโ€™attenuarsi delle minacce tariffarie, i flussi fisici restano un elemento centrale della storia. Secondo Manthey, lโ€™incertezza sui dazi statunitensi aveva giร  attirato volumi ingenti di argento fisico da Londra verso gli Stati Uniti, innescando una contrazione storica. Il risultato รจ stato un forte calo delle scorte disponibili a Londra, indicata come principale hub commerciale, con un effetto diretto sulla dinamica dei prezzi: meno disponibilitร  fisica e piรน tensione sugli inventari hanno amplificato oscillazioni e volatilitร .

In parallelo, lโ€™argento ha nettamente sovraperformato lโ€™oro con un rialzo di quasi il 150% nellโ€™ultimo anno, sostenuto sia dai flussi verso i beni rifugio sia da una domanda industriale descritta come robusta. Questa forza relativa ha avuto un riflesso immediato sui rapporti di mercato: il rapporto oro/argento รจ sceso appena sopra quota 50, livello piรน basso dal 2011, indicando quanto lโ€™argento abbia guadagnato terreno rispetto al metallo giallo.

Deficit strutturale e supporto di fondo

Al di lร  delle oscillazioni legate alla politica commerciale, lโ€™argento continua a muoversi dentro un contesto di deficit strutturale dellโ€™offerta. Manthey evidenzia che lโ€™aumento della fornitura mineraria resta limitato e che il settore fatica a reagire rapidamente allโ€™aumento dei prezzi. La ragione รจ nella struttura stessa della produzione: gran parte dellโ€™argento viene estratta come sottoprodotto di altri metalli, e questo riduce la capacitร  dellโ€™industria di aumentare lโ€™offerta in modo elastico quando le quotazioni salgono.

Sul fronte della domanda, invece, la pressione resta elevata. Sempre secondo ING, la domanda industriale legata a energia solare, elettrificazione ed elettronica rimane forte, mantenendo teso il mercato dellโ€™argento fisico. In questa chiave, il deficit persistente rafforza la tesi rialzista e aiuta a spiegare perchรฉ i prezzi siano rimasti su livelli elevati anche quando il premio di rischio speculativo ha iniziato a oscillare con le dichiarazioni politiche.

La volatilitร , avverte Manthey, รจ destinata a restare alta. Il motivo torna al doppio ruolo dellโ€™argento, industriale e da investimento, che continua a produrre movimenti percentuali piรน ampi rispetto allโ€™oro, soprattutto considerando le dimensioni complessivamente piรน ridotte del mercato.

Nel breve termine, i prezzi potrebbero consolidarsi in un intervallo mentre i rischi tariffari vengono rivalutati e il posizionamento si normalizza. Ma, nel quadro tratteggiato da Manthey, deficit strutturali, scarsa disponibilitร  fisica e persistente incertezza politica suggeriscono che il ribasso possa essere limitato, con lโ€™argento probabilmente ben supportato anche in caso di flessione. Gli sviluppi delle politiche commerciali, le condizioni macroeconomiche e qualsiasi nuovo segnale di interruzione dellโ€™approvvigionamento restano catalizzatori chiave, perchรฉ sono proprio questi fattori a guidare il sentiment in un mercato dove la struttura dellโ€™offerta e la domanda industriale continuano a sostenere un contesto positivo.

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