Differenza tra azioni di classe A, B e C: come funzionano negli Stati Uniti

17/08/2026 13:00
Differenza tra azioni di classe A, B e C: come funzionano negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti molte società, da Alphabet a Berkshire Hathaway, hanno più classi di azioni: A, B e talvolta C. Ecco la differenza in termini di voto, dividendi e conversione.

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Negli Stati Uniti diverse tra le società più importanti di Wall Street, da Alphabet a Berkshire Hathaway, non hanno un solo titolo quotato ma più classi di azioni ordinarie, indicate generalmente come classe A, classe B e, in alcuni casi, classe C. Si tratta di una possibilità concessa dal diritto societario di molti Stati americani, in particolare dal Delaware, dove sono incorporate la maggior parte delle grandi corporation quotate: lo statuto della società può stabilire per ciascuna classe diritti di voto, condizioni di conversione e priorità sui dividendi diversi. Nei due casi di cui parleremo in questo articolo, Alphabet e Berkshire Hathaway, le classi A, B e C sono sempre azioni ordinarie: la sigla non va confusa con le azioni privilegiate, una categoria distinta di titoli che segue altre regole e che alcune società organizzano a sua volta in classi separate.

In pratica, la differenza tra le varie classi sta quasi sempre nel numero di voti assegnati a ciascuna azione, ma non solo: anche i diritti economici, cioè la quota di utili e dividendi spettante a ciascuna azione, possono variare da una classe all'altra a seconda della società. Non esiste una convenzione unica, come mostrano in modo opposto gli esempi di Alphabet e Berkshire Hathaway riportati più avanti.


Perché le società americane emettono più classi di azioni

La ragione più comune per cui una società americana decide di quotarsi con più classi di azioni è mantenere il controllo nelle mani dei fondatori o dei soci storici anche dopo aver raccolto capitali da un ampio numero di investitori esterni. Assegnando alla classe riservata agli insider un numero di voti per azione superiore a quello della classe negoziata sul mercato, i fondatori possono conservare la maggioranza del potere decisionale pur detenendo una quota minoritaria del capitale economico complessivo.

Le classi si distinguono tra loro attraverso ticker diversi. Berkshire Hathaway, ad esempio, è quotata a Wall Street con i simboli BRK.A per le azioni di classe A e BRK.B per quelle di classe B. Alphabet, la holding che controlla Google, utilizza invece i ticker GOOGL per la classe A e GOOG per la classe C, mentre le sue azioni di classe B non sono quotate su alcun mercato pubblico.


Azioni di classe A

La lettera A indica quasi sempre la classe di azioni ordinarie più antica o più rappresentativa della società, spesso anche quella con la maggiore liquidità sul mercato. Questo però non significa automaticamente che sia anche la classe con più diritti di voto. In strutture come quella di Berkshire Hathaway, dove la classe A è la sola esistita fino al 1996, è effettivamente rimasta quella con pieno potere di voto. In diverse società tecnologiche quotate più di recente, Alphabet compresa, vale invece lo schema opposto: la classe A è aperta al pubblico ma ha un numero di voti inferiore rispetto a una classe B riservata ai fondatori. I diritti effettivi vanno quindi sempre verificati nello statuto societario o nei documenti depositati presso la Sec, l'autorità di vigilanza sui mercati statunitensi, senza dare per scontato cosa indichi la lettera.

Azioni di classe B

Il ruolo delle azioni di classe B cambia parecchio da un caso all'altro. In Alphabet, ad esempio, sono la classe con più potere: ogni azione vale dieci voti, restano nelle mani esclusive dei fondatori e non sono negoziabili su alcun mercato pubblico. In Berkshire Hathaway, invece, vale l'esatto contrario: la classe B è quella accessibile al pubblico, pensata fin dall'origine per permettere anche ai piccoli investitori di comprare un pezzo della società senza dover sostenere il prezzo molto più elevato delle azioni di classe A, che restano invece quelle con pieno diritto di voto.

Ciò che varia da una struttura all'altra non è soltanto il voto. In alcune società, come Alphabet, tutte le classi hanno lo stesso diritto economico per azione, cioè lo stesso dividendo e la stessa quota di utili, indipendentemente dal numero di voti. In altre, come Berkshire Hathaway, anche i diritti economici sono proporzionati in base al rapporto di conversione tra le classi, e non sono quindi identici azione per azione: il dettaglio va sempre verificato caso per caso.

Azioni di classe C

La classe C è meno diffusa delle prime due e non ha un significato standard più delle altre lettere: dove esiste, però, è spesso priva di qualunque diritto di voto, pur mantenendo pieno diritto di partecipazione agli utili. Il caso più noto è quello di Alphabet: Google la introdusse nell'aprile 2014, distribuendola come dividendo azionario ai possessori di azioni di classe A e di classe B, proprio per poter continuare a emettere nuove azioni, tra cui quelle destinate a piani di remunerazione azionaria e ad acquisizioni, senza diluire proporzionalmente il potere di voto dei fondatori.


L'esempio di Alphabet: GOOGL, GOOG e le azioni riservate ai fondatori

Chi vuole comprare azioni Alphabet si trova davanti a due ticker negoziabili in Borsa: GOOGL, che rappresenta le azioni di classe A, e GOOG, che rappresenta le azioni di classe C. Ogni azione di classe A dà diritto a un voto nelle assemblee degli azionisti, mentre le azioni di classe C non danno alcun diritto di voto, salvo i casi previsti dalla legge. Esiste anche una terza classe, la B, riservata ai fondatori Larry Page e Sergey Brin e non quotata su alcun mercato pubblico: ogni azione di classe B vale dieci voti.

Secondo la copertina della relazione annuale (10-K) relativa all'esercizio 2025, depositata presso la Sec, al 28 gennaio 2026 risultavano in circolazione circa 5,82 miliardi di azioni di classe A, 837 milioni di classe B e 5,44 miliardi di classe C: una data più recente della chiusura dell'esercizio (31 dicembre 2025), che le società indicano in copertina per fotografare la situazione azionaria il più vicino possibile alla pubblicazione del documento. Nella proxy statement per l'assemblea 2026, riferita al 6 aprile dello stesso anno, Alphabet indica che Larry Page deteneva circa 389 milioni di azioni di classe B, pari al 27,4% del potere di voto complessivo, mentre Sergey Brin ne deteneva circa 359 milioni, corrispondenti al 25,3%: insieme, i due fondatori controllavano quindi oltre la metà dei voti pur avendo una partecipazione economica nettamente minoritaria sul capitale complessivo in circolazione.

Nel giugno 2026 anche Berkshire Hathaway ha scelto di investire direttamente su Alphabet, acquistando sia azioni di classe A sia di classe C attraverso un collocamento privato da 10 miliardi di dollari complessivi, una mossa che testimonia come anche gli investitori istituzionali possano scegliere l'una o l'altra classe a seconda delle proprie esigenze di portafoglio più che di un giudizio sulla governance societaria. Il titolo, presente anche nel paniere dell'S&P 500 con entrambi i ticker, aveva già affrontato un frazionamento azionario da 20 a 1 nel luglio 2022, un'operazione che riduce il prezzo unitario e aumenta il numero di azioni in circolazione senza intaccare la capitalizzazione di mercato complessiva della società.


L'esempio di Berkshire Hathaway: BRK.A e BRK.B

Il caso di Berkshire Hathaway, la holding guidata per sei decenni da Warren Buffett e oggi affidata a Greg Abel, che ha assunto la carica di amministratore delegato il primo gennaio 2026 mentre Buffett è rimasto presidente del consiglio di amministrazione, funziona in modo diverso rispetto a quello di Alphabet. Le azioni di classe A, le uniche esistenti fino al 1996, restano tuttora quelle con il prezzo più alto di Wall Street e con pieno diritto di voto, un voto per azione.

Le azioni di classe B, introdotte proprio nel 1996 e poi frazionate 50 a 1 nel 2010 in occasione dell'acquisizione della ferrovia Bnsf, valgono oggi un millecinquecentesimo (1/1.500) dei diritti economici di un'azione di classe A, ma solo un diecimillesimo (1/10.000) dei suoi diritti di voto: una sproporzione voluta, che permette alla classe B di restare accessibile a un pubblico più ampio di investitori senza intaccare in modo significativo gli equilibri di voto della società.

Ogni azione di classe A può essere convertita in 1.500 azioni di classe B in qualsiasi momento, mentre la conversione inversa non è consentita: chi possiede azioni di classe B non può trasformarle in azioni di classe A. Proprio per l'arbitraggio reso possibile da questa conversione, il prezzo della classe B tende a restare quasi sempre ancorato a un millecinquecentesimo del prezzo della classe A, salvo lievi scostamenti temporanei legati alla minore liquidità.


Come riconoscere le classi di azioni in Borsa

Le classi di azioni si riconoscono dal ticker. Le convenzioni più diffuse sono due: un suffisso separato da un punto, come nel caso di BRK.A e BRK.B, oppure una lettera finale distinta, come accadeva storicamente per molte società americane. Nel caso di Alphabet, però, i due ticker negoziabili, GOOGL e GOOG, non condividono nemmeno la stessa radice, un'eccezione che conviene tenere a mente prima di cercare un titolo in Borsa. In generale, prima di investire conviene sempre verificare nel prospetto o nello statuto della società quale classe si sta acquistando e quali diritti di voto, di conversione e di priorità sui dividendi comporta, perché non esiste una convenzione valida per tutte le società quotate.


Meglio le azioni di classe A o di classe B?

Non esiste una risposta valida per tutte le società, perché ogni emittente definisce autonomamente i diritti delle proprie classi di azioni, non solo quelli di voto ma anche quelli economici: priorità sui dividendi, rapporti di conversione, diritti in caso di liquidazione. Per l'investitore retail che non punta a esercitare un'influenza attiva sulla governance societaria, il potere di voto ha in genere un peso relativo; ciò che incide di più sul rendimento sono le condizioni economiche effettive di ciascuna classe, che però vanno verificate caso per caso e non date per scontate. Il diritto di voto diventa invece rilevante per chi intende partecipare attivamente alle assemblee, magari per esprimere un dissenso sulle scelte del management, o per gli investitori istituzionali tenuti a rispettare policy di voto specifiche.

Il punto da cui partire, prima di scegliere una classe piuttosto che un'altra, resta lo stesso per qualsiasi società: non bisogna presumere che due classi abbiano gli stessi diritti economici solo perché sono entrambe azioni ordinarie. Alphabet e Berkshire Hathaway lo dimostrano in modo opposto, la prima con diritti economici identici tra le classi e differenze limitate al voto, la seconda con un rapporto di conversione che incide anche sulla parte economica, ma altre società possono adottare schemi ancora diversi, con dividendi differenziati per classe o priorità diverse in caso di liquidazione. Il prospetto o lo statuto della società restano, in ogni caso, l'unico riferimento affidabile prima di investire.

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