Enel e le utility ancora in rosso con il decreto sull’energia

Il provvedimento sarà sul tavolo del Consiglio dei Ministri e la prima bozza comprende disposizioni per modificare il meccanismo di formazione del prezzo sul mercato all’ingrosso dell’energia, con potenziali conseguenze negative sui power generator, sopratutto quelli legati alle energie rinnovabili.
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Azioni Enel in rosso
Settore legato all’energia in difficoltà a Piazza Affari dopo la diffusione dei dettagli della nuova bozza del decreto che approderà in Consiglio dei Ministri la prossima settimana.
Dopo i cali di ieri dovuti alle prime indiscrezioni sul contenuto del provvedimento, oggi le vendite sono soprattutto su A2A, in calo di circa il 2% dopo un’ora di contrattazioni alla borsa di Milano, scesa fino a 2,435 euro. Male anche Hera (-1%), Erg (-0,90%) ed Enel, quest’ultima ancora in negativo dello 0,70%, a 9,517 euro, mentre scambiano intorno la parità Snam Rete (-0,10%), Italgas (-0,10%) e Terna (+0,10%).
Il decreto del governo
Il decreto legge sull’energia e sulle bollette dovrebbe arrivare sul tavolo del governo il prossimo mercoledì 18 febbraio ed è stato pensato ridurre l'impatto del caro energia sulle famiglie a basso reddito e per sostenere la competitività delle aziende. Si parla del testo dallo scorso autunno, ora il provvedimento è in dirittura di arrivo, la complessità tecnica della materia, unita alla necessità di reperire le risorse, ha rallentato l'iter di redazione del decreto.
Il Governo sta valutando disposizioni per intervenire sul “meccanismo di formazione del prezzo sul mercato all’ingrosso” (marginal price) — ovvero il sistema attuale in cui il prezzo dell’elettricità all’ingrosso viene fissato sulla base dell’offerta più costosa necessaria a soddisfare la domanda — con l’obiettivo di ridurre il legame diretto tra prezzi elettrici e costi del gas e di sterilizzare alcuni differenziali di costo (come quello tra i prezzi del gas europei e quelli italiani), oltre ad eliminare la componente ETS (costi delle emissioni di CO2) dal calcolo del prezzo della generazione termoelettrica.
In altre parole, il decreto non modifica radicalmente il principio di formazione dei prezzi tramite mercato, ma introduce o studia misure che possano incidere sulla determinazione del prezzo all’ingrosso — ad esempio intervenendo sulle componenti di costo che contribuiscono al prezzo o promuovendo strumenti alternativi di stabilizzazione.
Il meccanismo è considerato potenzialmente negativo per le aziende energetiche perché interviene (o potrebbe intervenire) sul meccanismo di formazione del prezzo all’ingrosso, che oggi è di tipo marginal price.
Nel sistema attuale, il prezzo dell’energia è fissato dall’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda (spesso centrali a gas). Questo significa che impianti con costi più bassi (rinnovabili, nucleare, idroelettrico) vengono comunque pagati al prezzo più alto determinato dal gas e, se il decreto limita o modifica questo meccanismo, si riduce il prezzo riconosciuto agli impianti con costi bassi e si comprimono i margini degli operatori con forte presenza rinnovabile.
Interventi complessi
Da WebSim Intermonte ritengono però che “potenziali interventi sul funzionamento del mercato elettrico siano molto complessi da implementare e debbano essere necessariamente discussi anche a livello europeo, eventualmente nell'ambito di una più organica riconsiderazione dei costi della CO2 su tutti i settori industriali”.
In ogni caso, un'ipotetica riduzione dei costi del gas e della CO2 nel meccanismo di formazione dei prezzi sul mercato elettrico “porterebbe a una riduzione del Pun”, il prezzo unico nazionale che fa da riferimento, “con impatto concettualmente negativo, in primis, per i generatori rinnovabili”, aggiungono dalla sim milanese, ed è proprio il caso di alcuni dei titoli che più stanno soffrendo a Piazza Affari.
L’impatto della norma
Anche secondo Equita, queste indicazioni “confermano le intenzioni del governo di agire sulla riduzione dei prezzi elettrici con impatti negativi prevalentemente sui 'power generator' con esposizione Res”, cioè quelli più legati alle energie rinnovabili (come idroelettrico, solare ed eolico).
Ma la sim fa anche i conti di un eventuale impatto della norma, spiegando che “la sensitivity a una variazione di 10 euro/MWh di prezzo elettricità” è maggiore per Erg (circa -2% Ebitda), A2a (-1-2% Ebitda), Iren (-1% Ebitda) ed Enel (inferiore all'1% Ebitda solo parte Italia)”.
Tirando le somme, scrivono gli esperti, “riteniamo che nel contesto italiano ci sia maggiore 'scarcity value'” - tradotto, più appeal in Borsa – “sugli asset infrastrutturali ed in particolare nelle reti elettriche, nel settore dei water service e nel segmento waste” e confermano, in ogni caso, la “view positiva” su Enel, Hera, Italgas e Acea.
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