Eni in difficoltà tra dividendo e calo del petrolio

Le buone notizie provenienti dal Medio Oriente spingono al ribasso i prezzi del greggio influenzando così anche l’andamento del comparto azionario legato al petrolio.
Indice dei contenuti
Azioni Eni in evidenza
Eni protagonista oggi a Piazza Affari nel giorno dello stacco del dividendo che coinvolge anche STMicroelectronics, mentre la continua discesa del prezzo del petrolio condiziona l’intero comparto energetico.
Con l’indice di settore (Ftse Italia Oil & Gas) in calo dell’1,50% dopo circa due ore di scambi, il titolo del colosso italiano perde circa l’1%, scendendo fino ad un minimo di 23,29 euro, in un contesto positivo per il Ftse Mib (+1,20%).
A incidere sull’andamento delle azioni Eni è il calo del Brent, superiore al 2%, scambiato sotto quota 102 dollari al barile.
Il dividendo
Su Eni pesa anche lo stacco del dividendo previsto per stamattina all’apertura della Borsa di Milano e pari a circa l’1%. In particolare, la società ha distribuito 0,27 euro per azione, prima tranche della remunerazione approvata per l’esercizio 2026 di un totale da distribuire di 1,10 euro per azione.
Questa è divisa in quattro tranche e le prossime saranno nei mesi di novembre (0,27 euro), marzo 2027 (0,28 euro) e maggio 2027 (0,28 euro).
Perché cala il petrolio
Il calo odierno del Brent è oggi arrivato al quarto giorno consecutivo, con il benchmark sulla buona strada per registrare la serie più lunga di cali da giugno, mentre proseguono i tentativi diplomatici finalizzati a raggiungere un accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato a Fox News che sarebbe "probabilmente" aperto a incontrare la sua controparte iraniana, Masoud Pezeshkian, a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York questa settimana. Trump terrà anche un vertice con il presidente cinese Xi Jinping e potrebbe incontrare i leader delle nazioni del Golfo Persico.
Altro elemento che spinge al ribasso il greggio riguarda il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, con i flussi di petrolio e di gas naturale attualmente al livello più alto degli ultimi sei mesi, secondo quanto riportato dall’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti.
Le principali rotte di transito della via d'acqua sono libere da mine e gli alleati del Golfo Persico hanno spedito più di 1 miliardo di barili di greggio attraverso di essa "negli ultimi due mesi", ha affermato Cooper in un messaggio video.
"Il mercato sta passando da condizioni di offerta in deterioramento a una fase in cui il peggio della contrazione potrebbe essere passato", spiega Xuyi Zhao, analista senior del settore petrolifero presso Guotai Junan Futures. Tuttavia, “è probabile che il Brent si consolidi intorno ai 100 dollari poiché non ci sono ancora le condizioni per un trend ribassista sostenuto”, ha aggiunto.
La Finestra sui Mercati
Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

