Lusso, effetto Hermes e Kering sull’azionario europeo

I due giganti francesi hanno comunicato numeri trimestrali poco esaltanti, confermando così il momento difficile del comparto
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Azionario del lusso in calo
Giornata negativa per il comparto del lusso, con le vendite che riguardano i principali listini europei, dopo i conti diffusi in queste ore da Hermes e Kering.
Con i due giganti francesi che perdono l’8%, l'Euro Stoxxx del settore segna un calo del 4,34%, mentre a Milano (Ftse Mib -0,10%) le vendite colpiscono Moncler, Salvatore Ferragamo e Brunello Cucinelli che cedono rispettivamente l'1,3%, l’1,70% e lo 0,76%.
Tra gli altri titoli del comparto, in calo anche Swatch (-3,40%), Burberry (-2,30%), Richemont (-2,40%), Hugo Boss (-1,20%) e Christian Dior (-1%), tra gli altri.
I conti di Hermes
Hermes ha comunicato un calo dell’1,4% dei ricavi nel primo trimestre 2026, scesi a 4,07 miliardi di euro), scontando un impatto negativo dei cambi (-290 milioni), quando nel trimestre precedente aveva riportato un +9,8% anno. A tassi costanti il fatturato avrebbe registrato un incremento del 5,6%.
Sotto il profilo geografico le vendite hanno frenato soprattutto in Asia in termini di valore (-4,5% complessivo con -3,9% Giappone e -4,6% Asia-Pacifico) ma anche in Francia (-2,8%). Nei singoli prodotti il calo è dovuto in particolare a al segmento Accessori e ‘Ready-to-wear’ e agli orologi.
“In un contesto geopolitico teso, Hermes mantiene la rotta, fedele alla propria strategia a lungo termine”, dichiara Axel Dumas, presidente esecutivo del gruppo. “Forte della sua grande creatività, della qualità senza compromessi e della fedeltà dei propri clienti, Hermes prosegue con fiducia e convinzione la propria crescita profittevole nel 2026", aggiungeva.
UBS prevede titolo ancora debole
Gli analisti di UBS evidenziano come non sia stata fornita alcuna guidance formale, come di consueto, mentre definiscono “debole” l’inizio d’anno del gruppo, “a fronte di aspettative già in parte riviste al ribasso: la crescita del +6% a cambi costanti è risultata inferiore al consenso del +7% e probabilmente anche al livello leggermente più elevato (circa il 9%) atteso dal buy-side”.
Per il futuro, dal broker si attendono “revisioni al ribasso delle stime di consenso nell'ordine di una cifra percentuale bassa”, ma “il titolo è verosimilmente destinato a rimanere debole a causa di un ulteriore de-rating”.
Calano i ricavi di Kering
Scendono i ricavi anche di Kering nel primo trimestre 2026, segnando un -6% (su base riportata) a 3,568 miliardi, ma sostanzialmente stabili a perimetro comparabile rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Tra i segmenti, Fashion & Leather Goods ha registrato ricavi per 2,852 miliardi, in flessione del 9% su base riportata e del 3% a cambi costanti, mostrando però segnali di miglioramento sequenziale. All'interno del portafoglio, brand come Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga e Brioni hanno registrato una crescita, sostenuta soprattutto dal mercato nordamericano.
A pesare, però, è stata Gucci: ricavi a 1,347 miliardi, in calo del 14% su base riportata e dell'8% a cambi costanti. Il marchio continua a risentire della debolezza in Asia-Pacifico e in Europa occidentale, nonostante segnali positivi in Nord America e i primi effetti del piano di rilancio.
Per il resto dell’anno, Kering conferma il suo approccio prudente in un contesto geopolitico ed economico incerto, puntando su esecuzione, innovazione e rilancio dei marchi per tornare a una crescita sostenuta e migliorare la redditività.
La lente degli analisti
Gli analisti di JP Morgan ribadiscono il sell sulle azioni Kering con prezzo obiettivo a 235 euro, rispetto ai 256,60 euro di oggi.
Dalla banca ritengono che, nonostante il gruppo abbia dichiarato di aver registrato una forte domanda per i prodotti di Gucci in Nord America, considerano questo trend comune a tutti i marchi del lusso, più che specifica di Gucci, evidenziando invece cali a doppia cifra in tutte le altre regioni.
Sulla stessa linea d'onda Citi: “nonostante la guidance sia stata confermata, la tempistica per un rilancio di Gucci resta incerta e probabilmente graduale, in un contesto macroeconomico difficile e di persistenti tensioni geopolitiche”, spiegano i broker.
Infine, Bernstein che pur confermando il giudizio neutral, ha rivisto al ribasso il prezzo obiettivo da 220 a 235 euro.
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