Banche centrali in tempo di guerra: la preview su Fed, Bce, BoE e BoJ

In un contesto segnato da tensioni geopolitiche e shock energetici, le principali banche centrali si trovano a gestire un equilibrio sempre più fragile tra inflazione e crescita. Dalla Fed, che potrebbe tornare a tagliare i tassi, alla Bce costretta a muoversi in modalità crisi, fino alla cautela della BoE e alla possibile svolta restrittiva della BoJ, gli scenari si fanno più complessi e meno prevedibili. Le prossime mosse di politica monetaria saranno decisive per capire se il sistema riuscirà ad assorbire lo shock o se l’incertezza continuerà a dominare i mercati.
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Federal Reserve, tagli in vista a fine anno?
Attualmente la Federal Reserve (Fed) considera l'impennata dei prezzi del petrolio uno shock dell'offerta sul quale non può intervenire in modo significativo. Finora, si legge nell'analisi degli economisti di ING, le aspettative di inflazione del mercato e dei consumatori rientrano in intervalli tollerabili, e si percepisce una maggiore probabilità, rispetto al 2022, che questa volta l'inflazione sarà transitoria.
Sebbene l'inflazione possa probabilmente raggiungere il 4%, il duplice mandato della Fed rappresenta un fattore importante da considerare. Infatti, spiega ING, la Fed non è riuscita a sostenere la creazione di un numero significativo di posti di lavoro negli ultimi 18 mesi nonostante la forte crescita. Per questo, il rischio attuale è che i dati sull’occupazione negli Usa possano essere ancor più deboli a causa delle tensioni geopolitiche, finanziarie ed economiche.
L'aumento dei costi energetici rischia di frenare la domanda, dato che il potere d'acquisto delle famiglie è già sotto pressione e la fiducia è ai minimi storici. Secondo ING una crescita più debole della spesa dei consumatori contribuirà a contenere le pressioni inflazionistiche di fondo e, se le tensioni in Medio Oriente dovessero allentarsi e i prezzi del petrolio scendere nella seconda metà del 2026, potremmo vedere un'inflazione inferiore al 2% nel 2027. Ciò, puntualizza ING, darebbe alla Fed margine di manovra per tagliare i tassi di interesse verso la fine dell'anno.
Banca Centrale Europea, in arrivo un rialzo dei tassi?
La "buona posizione" della Banca Centrale Europea (Bce) non esiste più. L’Eurotower ha nuovamente attivato la modalità “crisi”: l’attenzione di Francoforte non è più sulle proiezioni a lungo termine ma sugli sviluppi effettivi. Insomma, evidenziano gli economisti di ING, la Bce naviga a vista. Le variabili chiave da monitorare sono: i dati effettivi sull'inflazione, le aspettative di inflazione a lungo termine basate su sondaggi e l'andamento dei salari. Tutti elementi che saranno valutati in relazione al rischio di rallentamento dell'attività economica e alle preoccupazioni per la stabilità finanziaria.
ING ritiene che la Bce si aspetti un'ondata inflazionistica iniziale, a partire dai prezzi della benzina, seguita da ripercussioni a catena sui costi dei trasporti, sui prezzi dei prodotti alimentari e di altri prodotti industriali. Finché si tratterà di un'unica ondata, di durata limitata, precisa ING, non ci sarà bisogno di un aumento dei tassi da parte della Bce.
Detto questo, osserva ING, per la Bce restano tre potenziali punti critici: uno psicologico, ovvero un'inflazione complessiva superiore al 4%, che rievoca spiacevoli ricordi del 2022; uno analitico, con un'inflazione di base superiore al 3%, che segnala pressioni inflazionistiche più ampie; e uno di credibilità, ovvero un'impennata delle aspettative di inflazione basate su sondaggi, che renderebbe sempre più difficile giustificare l'inazione. Più a lungo durerà il blocco dello Stretto di Hormuz, maggiore sarà la probabilità che alcuni di questi punti critici vengano raggiunti. Ecco perché ING ora vede la Bce annunciare almeno un aumento dei tassi di interesse a titolo precauzionale. Che alcuni arriverebbero a definire un errore di politica monetaria.
Bank of England, ancora in pausa?
A differenza di quanto fatto per la Bce, per la Bank of England (BoE) gli economisti di ING mantengono la previsione di tassi stabili quest'anno. Pur non escludendo nulla (soprattutto se i prezzi del gas naturale dovessero aumentare in modo significativo) ci sono buone ragioni per pensare che il Regno Unito non vivrà un periodo prolungato di inflazione, simile a quello che ha visto dopo il 2022.
Il mercato del lavoro è debole, i conti pubblici richiedono rigore e, a differenza della Bce, evidenzia ING, i tassi di interesse sono già in territorio restrittivo. Il governatore della Banca d'Inghilterra, Andrew Bailey, ha anche compiuto il raro passo di smentire le aspettative di mercato circa un rialzo dei tassi. Ciò, puntualizza ING, lascia intendere una pausa ad aprile, anche se, nonostante la decisione unanime di mantenere i tassi invariati a marzo, ING ritiene che il comitato rimanga fortemente diviso. ING prevede almeno un voto a favore di un aumento nella riunione di questo mese.
Bank of Japan, prossima mossa già ad aprile?
I recenti sviluppi in Medio Oriente comportano rischi al ribasso per la crescita, a causa della significativa dipendenza del Giappone dalle materie prime provenienti dalla regione. Tuttavia, spiegano gli economisti di ING, i dati recenti mostrano resilienza economica. Le aziende stanno pianificando aumenti salariali e maggiori investimenti a seguito dei solidi profitti, mentre i guadagni reali in termini di liquidità sono cresciuti all’inizio del 2026. Nel frattempo, precisa ING, le aspettative di inflazione sembrano essere aumentate a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia.
I verbali della riunione di marzo della Bank of Japan (BoJ) rivelano una maggiore attenzione al rischio di inflazione piuttosto che al rallentamento della crescita. Il nuovo indice dei prezzi al consumo (IPC) della BoJ, escludendo gli effetti istituzionali, si mantiene al di sopra del 2% (contro un IPC complessivo ben al di sotto del 2% a febbraio), a conferma della sua opinione che l'inflazione core rimanga stabile. Inoltre, sottolinea ING, le stime riviste del Pil potenziale hanno mostrato che l'economia è uscita da tempo da una fase di performance del Pil sotto le aspettative, il che evidenzia una crescente pressione da parte della domanda.
Considerati questi fattori, la previsione di ING di un rialzo dei tassi da parte della BoJ ora prevede un primo aumento ad aprile anziché a giugno, e un successivo rialzo a ottobre 2026 anziché a gennaio 2027. Le recenti dichiarazioni accomodanti del governatore Kazuo Ueda hanno smorzato le aspettative di un rialzo dei tassi ad aprile, ma ING ritiene che il suo intento fosse quello di sottolineare l'incertezza piuttosto che escludere la possibilità di un aumento. ING prevede che un'inflazione più sostenuta e una politica di bilancio più espansiva spingeranno i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni al 3% entro il 2027.
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