Banche USA e disoccupazione in crescita. Inizio della discesa?

13/03/2023 07:30
Banche USA e disoccupazione in crescita. Inizio della discesa?

La Lagarde รจ convinta che nei prossimi mesi la crescita dei prezzi possa frenare. Non siamo tuttavia cosรฌ sicuri che questo possa avvenire in modo significativo nel 2023. Probabilmente dovremo aspettare il 2024 per vedere qualcosa di piรน concreto.

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Settimana ricca di dati e avvenimenti importanti. Si comincia martedรฌ alle 14:30 con lโ€™inflazione USA YoY di febbraio prevista in contrazione al 6% (dal 6,4% di gennaio). Mercoledรฌ alle 11:00 uscirร  invece la variazione della produzione industriale MoM di gennaio dellโ€™Europa (stima +0,5% contro -1,1% di dicembre). Alle 13:30 le vendite al dettaglio USA MoM di febbraio (stima 0,2% contro 3% di gennaio) e i prezzi alla produzione MoM di febbraio (stima 0,3% contro 0,7% di gennaio). Giovedรฌ รจ il turno dellโ€™inflazione italiana YoY di febbraio (stima 9,2% contro 10% di gennaio).

Lo scorso venerdรฌ la disoccupazione USA di febbraio ha โ€œfinalmenteโ€ svoltato al rialzo, crescendo al 3,6% (stima 3,4%). Del resto, non piรน tardi della scorsa settimana Powell ha dichiarato di aspettarsi un tasso prossimo al 4%. Livello comunque contenuto rispetto a quello medio storico che crediamo in grado di supportare un soft landing.

Tasso di disoccupazione

Immagine contenuto

Fonte: U.S. Bureau of Labour Statistics

Giovedรฌ 16 si riunisce la BCE, attesa aumentare i tassi di ulteriori 50 bp, cosรฌ come dichiarato dalla presidente. Per quanto riguarda lโ€™outlook, non crediamo che la Lagarde sarร  cosรฌ chiara sugli ulteriori aumenti cosรฌ come lo รจ stata nel corso del meeting del 2 febbraio scorso. Probabilmente si limiterร  a ribadire che saranno i dati a guidare la politica monetaria, riservandosi una certa dose di flessibilitร .

Lโ€™obiettivo dichiarato della BCE resta quello di raggiungere unโ€™inflazione del 2% in modo tempestivo. Il che significa che potrebbero esserci ulteriori aumenti di 50 bp dopo quello di marzo, dipenderร  appunto dai dati di inflazione. Soprattutto quella di fondo, che resta sui livelli massimi storici al 5,3%.

La Lagarde รจ convinta che nei prossimi mesi la crescita dei prezzi possa frenare. Non siamo tuttavia cosรฌ sicuri che questo possa avvenire in modo significativo nel 2023. Probabilmente dovremo aspettare il 2024 per vedere qualcosa di piรน concreto. E questo per diversi motivi, tra i quali:

  • la resistenza alla discesa dellโ€™inflazione di fondo. La crescita dei prezzi si รจ ormai infiltrata in gran parte dei settori produttivi e dei servizi. E una volta cresciuti, i prezzi difficilmente scendono;
  • lโ€™effetto di โ€œsostituzioneโ€ dei fornitori cinesi con quelli di altre zone del mondo, tra le quali Europa e America che ha fatto crescere i prezzi. La fase di sostituzione non si sta rivelando rapida nรจ tantomeno indolore e, una volta terminata i prezzi rimarranno probabilmente elevati (anche se smetteranno di crescere) andando comunque ad erodere il potere dโ€™acquisto delle famiglie e per questa via ridurre i consumi;
  • le politiche fiscali di sostengo al caro energia, che stanno lavorando in modo contrario alla politica fiscale, sostenendo lโ€™inflazione;
  • lโ€™ultimo miglio. In passato รจ stato relativamente semplice far scendere lโ€™inflazione dai livelli molto elevati a livelli piรน contenuti. Molto piรน complesso รจ stato invece fare lโ€™ultimo miglio (per esempio dal 3% al 2%).

Storicamente quando lโ€™inflazione รจ cresciuta cosรฌ tanto come รจ avvenuto nel corso degli ultimi mesi, sono stati necessari diversi anni perchรฉ potesse ritornare a livelli accettabili. In un recente report Merryl Lynch ha analizzato quanto tempo รจ stato necessario negli ultimi quarantโ€™anni perchรฉ lโ€™inflazione tornasse al 2% dopo aver superato un livello del 5%. La risposta รจ stata 10 anni.

I mercati stanno perรฒ scommettendo in una rapidissima disinflazione, mai avvenuta nella storia economica recente e soprattutto senza che si verificasse una profonda fase di recessione. Ma cโ€™รจ sempre una prima volta. Lโ€™incertezza perรฒ continua. E non potrebbe essere altrimenti con una guerra in corso.

Per i mercati, che rimangono banche centrali dipendenti, diventa quindi cruciale chiedersi dove andranno a finire i tassi di interesse nel 2023? Lโ€™aumento dei tassi potrebbe infatti fermarsi al 4%, livello che rappresenterebbe una sorta di compromesso tra la necessitร  di ridurre la corsa dei prezzi e portare il sistema economica verso un soft landing.

Ma potrebbe anche raggiungere livelli piรน elevati e compatibili con il โ€œportare lโ€™inflazione rapidamente allโ€™obiettivo del 2%โ€. Soprattutto se la crescita dei prezzi in Europa dovesse superare nel corso del 2023 il 6% in media e rimanere stabilmente sopra di quella degli USA.

Per combattere lโ€™inflazione in modo significativo i tassi di interesse di riferimento dovrebbero mantenersi per un periodo prolungato piรน alti del tasso di inflazione (il tasso reale dovrebbe rimanere a lungo positivo). Ma nella situazione attuale questo condurrebbe probabilmente il sistema economico verso un qualcosa che assomiglia di piรน ad un hard landing.

Poco chiara appare inoltre la durata dello squilibrio economico per riportare lโ€™inflazione al livello obiettivo e soprattutto quale sarร  il tasso reale compatibile con una crescita economica sostenibile nel lungo periodo. Aspetto questo non secondario per cercare di capire le performance dei mercati finanziari.

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