Bayer: il rally nasce dai farmaci e frutta una rivalutazione in Borsa

Ieri balzo del 7% grazie alle buone previsioni di vendita del nuovo farmaco anti-tumorale darolutamide. Il forte rialzo del titolo (+60% in due mesi) riflette il ritorno alla crescita degli utili atteso tra il 2025 e il 2026 e una pipeline che torna finalmente a produrre valore.
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Titolo ai massimi degli ultimi due anni
La marcia rialzista di Bayer non accenna a fermarsi. Ieri il titolo ha messo a segno un balzo del 7% chiudendo a 41,67 euro, il livello più alto degli ultimi due anni, e oggi le quotazioni sono in ulteriore rialzo dell’1,2% a 42,16 euro. Dall’inizio dell’anno il guadagno è del 10%, che si aggiunge a un clamoroso +90% messo a segno nel 2025. Ma la vera accelerazione è partita lo scorso novembre: in appena due mesi e mezzo le azioni Bayer sono salite di circa il 60%, segnando una delle rimonte più spettacolari del panorama europeo.
L’innesco dell’ultimo scatto è arrivato dal fronte farmaceutico. Secondo il Wall Street Journal, a spingere gli acquisti sono state le previsioni molto positive di Orion sul darolutamide, il farmaco contro il tumore alla prostata sviluppato in partnership con Bayer e commercializzato con il nome Nubeqa. La società finlandese, che produce il principio attivo mentre Bayer ne cura la vendita globale, ha indicato che le vendite potrebbero superare in futuro 1 miliardo di euro l’anno. Un numero che, per un gruppo reduce da anni di difficoltà, ha un valore simbolico enorme: significa che la pipeline farmaceutica sta tornando a produrre veri blockbuster.
Un portafoglio prodotti che produce cassa
Il mercato, in realtà, da settimane stava già scommettendo su una rinascita più ampia. Il cambio al vertice, con il nuovo Ceo Bill Anderson chiamato a rimettere ordine dopo la lunga stagione di crisi, ha coinciso con una serie di segnali incoraggianti: risultati clinici positivi, una gestione più disciplinata dei costi e una maggiore chiarezza sulle prospettive della divisione Pharma. Il caso di Asundexian, il nuovo farmaco contro gli ictus ricorrenti, aveva già mostrato a novembre che Bayer non aveva perso la capacità di innovare. Ora il darolutamide conferma che il portafoglio prodotti può tornare a essere una macchina da cassa.
Cause legali per il glifosato: una luce in fondo al tunnel
A rafforzare la fiducia degli investitori contribuisce però anche un altro fattore, meno visibile ma altrettanto decisivo: il contenzioso sul Roundup. Le cause legate al diserbante a base di glifosato sono da anni il principale freno alla valutazione di Bayer, con decine di migliaia di ricorsi ancora pendenti negli Stati Uniti. A dicembre il mercato aveva reagito con entusiasmo al sostegno dell’amministrazione americana alla linea difensiva del gruppo, che chiede alla Corte Suprema di riconoscere il primato della normativa federale sulle leggi statali. Se questa interpretazione dovesse prevalere, il rischio legale potrebbe ridursi drasticamente, liberando miliardi di euro oggi accantonati e aprendo la strada a una vera normalizzazione dei conti.
La traiettoria di crescita dei profitti
Ed è proprio sui conti che si gioca la seconda gamba del rally. A febbraio Bayer presenterà i risultati del 2025 e il consensus degli analisti prevede un ritorno all’utile, con un profitto di circa 750 milioni di euro dopo la perdita di 2,5 miliardi del 2024. Per il 2026 le stime indicano un balzo a 2,5 miliardi di euro, una traiettoria che racconta meglio di qualsiasi slogan il cambio di passo della società. A questi numeri, Bayer è oggi valutata in Borsa circa 16 volte gli utili attesi per il 2026: un multiplo che resta inferiore a quello dei grandi rivali europei, come Roche (18 volte) e Novartis (20 volte).
In altre parole, il mercato sta premiando la svolta senza ancora spingersi in territori di euforia. La combinazione di una pipeline farmaceutica finalmente produttiva, di una gestione più credibile e di una possibile soluzione del nodo legale americano ha trasformato Bayer da titolo “malato cronico” a storia di recupero.
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