BCE conferma un approccio flessibile per i prossimi meeting

La BCE ha alzato i tre tassi di interesse di riferimento di 50 bp, al fine di assicurare un veloce ritorno dellโinflazione al 2%. Nel confermare che al momento non esiste una crisi di liquiditร in Europa, ha inoltre ricordato che il settore bancario dellโarea dellโeuro รจ dotato di una buona capacitร di tenuta con solide posizioni di capitale e liquiditร .
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Inflazione dellโEuropa YoY di febbraio in uscita oggi alle 11:00 (stima 8,5% contro 8,6% di gennaio). Alle 14:15 usciranno invece i dati USA: alle 14:15 la produzione industriale MoM di febbraio (stima 0,4% contro zero di gennaio) e alle 15:00 la fiducia dei consumatori di marzo dellโUniversitร del Michigan (stima 67 punti invariata rispetto a febbraio).
Ieri le richieste settimanali USA dei sussidi alla disoccupazione sono risultate inferiori alle attese (192k contro 205k stimato) e in flessione rispetto alla scorsa settimana, pari a 212k. Peggio delle aspettative รจ risultato in PhillyFed di marzo (-23,2 punti contro -15,6 atteso), ma leggermente meglio del dato di febbraio (-24,3 punti).
Nulla che non fosse nelle attese della BCE, che ha alzato i tre tassi di interesse di riferimento di 50 bp, al fine di assicurare un veloce ritorno dellโinflazione al 2%. Con effetto 22 marzo i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saranno quindi alzati al 3,5%, al 3,75% e al 3% rispettivamente. Nel comunicato stampa, cosรฌ come ci aspettavamo, la BCE ha voluto confermare il proprio approccio flessibile, dichiarando che le future decisioni di politica monetaria saranno funzione della valutazione delle prospettive di inflazione desunte dai dati che via via saranno resi noti.
La BCE non ha mancato di fare accenno allโattuale crisi bancaria, dicendo di stare attentamente monitorando le tensioni in atto sui mercati. Nel confermare che al momento non esiste una crisi di liquiditร in Europa, ha inoltre ricordato che il settore bancario dellโarea dellโeuro รจ dotato di una buona capacitร di tenuta con solide posizioni di capitale e liquiditร . Tuttavia qualora la crisi dovesse aggravarsi e interessare lโEurozona, la BCE dispone comunque di tutti gli strumenti necessari per fornire liquiditร a sostegno del sistema finanziario al fine di preservare lโordinata trasmissione della politica monetaria.
Ieri erano inoltre attese le revisioni delle stime economiche. Secondo le nuove stime della Bce l'inflazione scenderebbe in media al 5,3% nel 2023 e si ridurrebbe ulteriormente nel 2024 e 2025 al 2,9% e al 2,1% rispettivamente, pur rimanendo intense le pressioni di fondo sui prezzi. L'inflazione core รจ stimata raggiungere in media il 4,6% nel 2023 (livello piรน elevato di quello anticipato nelle proiezioni di dicembre). In seguito questa รจ attesa ridursi al 2,5% nel 2024 e al 2,2% nel 2025, in concomitanza con il ridursi delle spinte al rialzo dovute agli shock sul lato dell'offerta, grazie alla riapertura delle attivitร economiche e al manifestarsi degli effetti che la politica monetaria restrittiva รจ attesa avere sui consumi. Rispetto alla previsione di dicembre, la BCE si attende una crescita del PIL dell'eurozona dell'1% nel 2023 (+0,5% a dicembre) e dell'1,6% per il 2024 (+1,9% a dicembre).
La BCE รจ convinta che nei prossimi mesi la crescita dei prezzi possa frenare e arrivare, come abbiamo visto al 5,3% in media per la fine del 2023. Non siamo tuttavia cosรฌ sicuri che la frenata sarร cosรฌ convincente. Probabilmente dovremo aspettare il 2024 per vedere qualcosa di piรน concreto. E questo per diversi motivi, tra i quali:
- la resistenza alla discesa dellโinflazione core (e infatti le stime della BCE su questa sono in aumento), che sta a significare come la crescita dei prezzi sia ormai infiltrata in gran parte dei settori produttivi e dei servizi;
- lโeffetto di โsostituzioneโ dei fornitori cinesi con fornitori di altre zone del mondo, tra le quali Europa e America che ha fatto crescere i prezzi. La fase di sostituzione non si sta rivelando rapida nรจ tantomeno indolore e, una volta terminata i prezzi rimarranno probabilmente piรน alti ma non detto che crescano della misura attesa dalla BCE, soprattutto se riprende la domanda;
- le politiche fiscali di sostengo al caro energia, che stanno lavorando in modo contrario alla politica fiscale, sostenendo per questa via lโinflazione;
- in passato รจ stato relativamente semplice far scendere lโinflazione dai livelli molto elevati a livelli piรน contenuti. Molto piรน complesso รจ stato invece fare lโultimo miglio (per esempio dal 3% al 2%).
Storicamente quando lโinflazione รจ cresciuta cosรฌ tanto come รจ avvenuto nelle economie avanzate negli ultimi mesi, sono stati necessari diversi anni perchรฉ potesse ritornare a livelli accettabili. In un recente report Merryl Lynch ha analizzato quanto tempo รจ stato necessario negli ultimi quarantโanni perchรฉ lโinflazione tornasse al 2% dopo aver superato un livello del 5%. La risposta รจ stata 10 anni.
I mercati stanno perรฒ scommettendo in una rapidissima disinflazione, mai avvenuta nella storia economica recente e soprattutto senza che si verificasse una profonda fase di recessione. Ma cโรจ sempre una prima volta. Lโincertezza perรฒ continua. E non potrebbe essere altrimenti con una guerra in corso e con il sistema bancario di una delle piรน grandi economie del pianeta con una regolamentazione a maglie larghe. Per i mercati Europei, che sono sempre BCE dipendenti, diventa quindi cruciale chiedersi dove andranno a finire i tassi di interesse nel 2023?
Lโaumento dei tassi potrebbe infatti fermarsi al 4%, livello che rappresenterebbe una sorta di compromesso tra la necessitร di ridurre la corsa dei prezzi e portare il sistema economico verso un soft landing. Ma potrebbe anche raggiungere livelli piรน elevati e compatibili con il โportare lโinflazione rapidamente allโobiettivo del 2%โ. Soprattutto se la crescita dei prezzi in Europa dovesse superare nel corso del 2023 il 6% in media e rimanere stabilmente sopra di quella degli USA. Occorrerร pero fare i conti con la crisi del sistema bancario dโoltre oceano.
Sempre meno chiara appare anche la durata dello squilibrio economico per riportare lโinflazione al livello obiettivo e quale sarร il tasso reale compatibile con una crescita economica sostenibile nel lungo periodo. Ovviamene questo aspetto รจ fondamentale per cercare di capire le performance dei mercati finanziari nei prossimi mesi.
Rimaniamo convinti che il 2023 possa portare interessanti opportunitร di investimento. Per esempio in tutte quelle societร il cui prezzo giร scontano la contrazione registrata dai rispettivi settori di appartenenza. Nellโincertezza รจ comunque possibile individuare societร nelle aree tecnologiche, dei consumi e industriali che stanno giร scontando un rallentamento significativo. Ai livelli attuali di prezzo, una buona parte di titoli di questi settori crediamo offra un rischio/rendimento interessante.
Nella crescente incertezza, di una cosa siamo ci sentiamo confidenti: il prossimo decennio di leadership del mercato azionario sarร probabilmente molto diversa da quanto visto recentemente: il picco della globalizzazione, lโonshoring e i crescenti rischi geopolitici stanno creando cambiamenti strutturali significativi allโinterno dellโeconomia Europea e questo contribuirร a tenere mediamente piรน elevati i tassi di interesse e lโinflazione rispetto agli ultimi 10 anni. La maggiore consapevolezza della disruption tecnologica, che ha costituito uno dei maggiori talloni dโAchille delle aziende value negli ultimi dieci anni, contribuirร probabilmente a sostenerne gli utili. Questi cambiamenti avvantaggeranno le societร con flussi di cassa a breve termine.
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