BCE ferma nel 2026 anche secondo Morgan Stanley

Dato il recente aumento dei prezzi dell'energia, il broker si attende che l'inflazione nell'area dell'euro torni al di sopra dell'obiettivo della BCE per il resto dell'anno.
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Niente tagli nel 2026 secondo Morgan Stanley
Rischi di inflazione nella zona euro a causa del conflitto in Medio Oriente e la Banca centrale europea potrebbe decidere di restare attendista sui tassi di interesse. È questa la previsione di Morgan Stanley, con i suoi analisti che ora si attendono tassi fermi per tutto il 2026, quando precedentemente si attendeva due mosse di allentamento monetario, una a giugno e una a settembre. A questo punto, le previsioni del broker indicano le due possibili mosse solo nel 2027.
Con i mercati finanziari globali messi a dura prova dalla guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha alimentato i timori di uno shock dell'offerta di petrolio, di un'inflazione elevata e di prospettive economiche incerte, Morgan Stanley prevede che, "dato il recente aumento dei prezzi dell'energia, l'inflazione nell'area dell'euro tornerà probabilmente al di sopra dell'obiettivo della BCE per il resto dell'anno".
"Per il 2027, l'inflazione potrebbe scendere nuovamente al di sotto dell'obiettivo, ma ciò è subordinato a una rapida normalizzazione del mercato energetico", hanno aggiunto gli analisti.
Sebbene broker preveda un calo dell'inflazione nel 2027, un aumento persistente dei prezzi dell'energia potrebbe riportare sul tavolo la discussione sul rialzo dei tassi.
Tassi fermi anche per BofA
Le nuove previsioni di MS arrivano dopo che Bank of America aveva già rivisto in modo significativo le sue previsioni sulla politica monetaria della BCE, eliminando ogni aspettativa di tagli ai tassi di interesse nel 2026. Questa decisione, annunciata il mese scorso, è arrivata in un contesto di dati macroeconomici più forti del previsto nell'eurozona, inclusi sorprese positive sul PIL e un'inflazione che rimane sopra il target del 2%. In precedenza, a novembre 2025, BofA aveva già posticipato il primo taglio dal dicembre 2025 al marzo 2026, proprio per queste dinamiche inattese che hanno fornito alla BCE "la scusa perfetta" per mantenere una stance restrittiva.
La mossa riflette preoccupazioni più ampie su rischi inflazionistici persistenti, aggravati da tensioni geopolitiche come la crisi in Medio Oriente, e da una crescita economica che non necessita urgentemente di stimoli aggiuntivi.
BofA ha abbandonato anche la proiezione precedente secondo cui i tassi sarebbero tornati al 2% entro il 2027, anticipando invece un prolungamento delle condizioni monetarie tight con possibili invariati fino al 2027 o oltre.
Villeroy colomba
Oggi François Villeroy de Galhau, numero uno della Banca di Francia e membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea, ha detto di non vedere alcuna ragione per cui l’istituto dovrebbe alzare i tassi, nonostante il conflitto in corso in Medio Oriente, e che al momento la stabilità finanziaria non è a rischio.
"Non vedo alcun motivo oggi per cui noi della BCE dovremmo alzare i tassi di interesse. Vedremo riunione dopo riunione, ma oggi non vedo alcuna ragione", ha detto in un’intervista alla stazione radio francese France Inter.
Il banchiere ha aggiunto che il conflitto potrebbe avere un effetto al rialzo sull’inflazione e un effetto al ribasso sulla crescita, ma che l’entità dipenderà dalla durata della guerra.
Inflazione in aumento
Intanto, l'ultimo dato sull'inflazione nella zona euro, pubblicato da Eurostat il 3 marzo 2026, indica un tasso annuo del 1,9% a febbraio 2026, in aumento rispetto all'1,7% di gennaio 2026 e sopra le attese di mercato (1,7%). Le pressioni principali provengono dai servizi (3,4%) e dai beni non energetici (0,7%).
Si tratta di una stima flash preliminare e i dati definitivi saranno pubblicati il 18 marzo 2026.
“L'inatteso aumento dell'inflazione in area euro all'1,9% a febbraio, vicino al target del 2% fissato dalla BCE, arriva in un momento particolarmente delicato per i policymaker”, sottolinea Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, in quanto “il dato si inserisce in una fase che vede i prezzi dell'energia tornare a salire, spinti dall'allargamento del conflitto in Medio Oriente, un fattore che rischia di rallentare il processo di disinflazione”.
In vista della riunione BCE del 19 marzo, “in cui i tassi dovrebbero restare invariati per la sesta volta consecutiva, il quadro si fa quindi meno lineare”, prevede l’esperto, “sebbene l'inflazione abbia mostrato nel complesso segnali di progressivo miglioramento, la rinnovata pressione derivante dai costi energetici potrebbe ritardare l'allentamento della politica monetaria”.
“Se le tensioni dovessero protrarsi e le interruzioni nelle forniture energetiche dovessero continuare, infatti, il conseguente incremento dei costi di produzione è destinato a riflettersi sull'inflazione complessiva nei prossimi mesi, inducendo i policymaker a mantenere un atteggiamento prudente e lasciando i mercati esposti al rischio di ulteriori sorprese al rialzo”, prevede Flax.
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