BCE pronta a seguire la FED sul rialzo dei tassi

BCE pronta a seguire la FED sul rialzo dei tassi

Oltre alle parole di Powell, il Simposio di Jackson Hole ha visto ‘sfilare’ i banchieri europei, tutti impegnati nell’indicare la necessità di un’ulteriore stretta della politica monetaria da parte della BCE sulla scia di quanto già fatto dalla Federal Reserve.

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Il vento del rialzo dei tassi

Non si spengono gli echi delle parole pronunciate al Simposio di Jackson Hole, non solo da parte di Jerome Powell.

Il ‘vento’ di una politica monetaria restrittiva aveva soffiato anche sulla Banca centrale europea, con diversi componenti del consiglio direttivo che erano intervenuti per esprimersi a favore di un forte aumento dei tassi di interesse, da decidere nella prossima riunione dell’istituto prevista per l’8 settembre.

Se il cambio nella politica della BCE era iniziato nel mese di luglio con un rialzo dei tassi di 50 punti base, tornati così a zero, l’alto livello dell’inflazione lascia aperta la porta a nuovi aumenti, con il mercato che si interroga sulla quantità di questa ulteriore stretta, se 50 o 75 punti.

Proprio al Simposio di venerdì scorso, la ‘sfilata’ dei banchieri europei ha cercato di dare indicazioni sulle future scelte della BCE.

Agire con forza

Tra le prime a sottolineare la forza attuale dell’inflazione era stata Isabel Schnabel, componente del board BCE, secondo la quale “sia la probabilità che il costo che l'attuale inflazione elevata si consolidi nelle aspettative sono scomodamente elevati”.

Pertanto, aggiungeva l’economista, “le banche centrali devono agire con forza” e anticipare “i rialzi dei tassi” rappresenta “una scelta politica ragionevole”.

L’entità del rialzo “dovrebbe essere almeno di 50 punti”, anche se secondo Schnabel “dovremmo essere aperti a discutere sia di 50 che di 75 punti base come possibili mosse”.

Verso il tasso neutrale

Anche secondo il membro del Consiglio direttivo francese, Francois Villeroy de Galhau, l’inflazione deve essere affrontata con determinazione, per evitare che la BCE debba essere costretta a mosse “inutilmente brutali” sui tassi di interesse.

Pertanto, saranno necessari aumento sostenuti del costo del denaro almeno fino a quanto i costi finanziari non raggiungeranno un livello in cui non stimolino né limitino l’economia, ovvero il tasso neutrale indicato dagli economisti nell’1,5%.

Questo livello potrebbe accadere entro la fine dell’anno dopo “un altro passo significativo a settembre”, indicava il capo della banca centrale francese: “possiamo essere graduali, ma non dovremmo essere lenti e ritardare la normalizzazione fino a quando aspettative di inflazione più elevate non ci costringeranno a rialzi aggressivi”.

Con le prospettive di crescita che si sono inasprite negli ultimi tempi e i rischi di inflazione in aumento a causa del caro energia, “ciò che resta essenziale, tuttavia, è essere ordinati, al fine di evitare un'indebita volatilità del mercato e, in definitiva, economica”, sempre tenendo in mente il target del 2% del livello dei prezzi quale “responsabilità” della BCE.

Rischio recessione

Tasso neutrale che il governatore della banca centrale della Lettonia, Martins Kazaks, vorrebbe fosse raggiunto nel primo trimestre del prossimo anno.

Secondo Kazaks, il rischio recessione resta importante: “con un'inflazione così elevata, evitare una recessione sarà difficile, il rischio è notevole e una recessione tecnica è molto probabile”.

Sull’entità del rialzo, si sbilanciava il lettone, “questo dovrà essere forte e significativo e al momento, direi di 50 o di 75 punti base”.

La reazione dei mercati

Le parole di Powell di venerdì avevano scatenato le vendite sia a Wall Street che sui mercati europei, portando a chiusure da rosso profondo.

Questa mattina indicazioni di stampa ipotizzano un rialzo dei tassi della BCE di 75 punti, facendo così proseguire le vendite nel vecchio continente, con i principali indici europei che cedono l’1% mentre Londra è chiusa per festività.

I trader prezzano ora circa 67 punti base di rialzo dei tassi in quella occasione, ossia scontano completamente una mossa da 50 punti e il 67% di possibilità di un +75, secondo i dati della Reuters.

Mentre l’euro scende ancora e la coppia EUR/USD quota 0,9945, il rendimento del Bund tedesco a due anni, sensibile alle aspettative sui tassi di interesse sale di 16 punti base all’1,135%, ai massimi dal 22 giugno.

Il decennale, punto di riferimento per l’area euro, cresce di 11 punti, arrivando al massimo da due mesi all’1,515%.

“La reazione è piuttosto diversa da quella avuta all'inizio dell'estate ad un altro discorso di Powell, che i mercati avevano deciso, in modo alquanto fantasioso, di interpretare come una possibilità che la Fed si preoccupasse dei rischi di recessione, cosa che aveva fatto salire i listini”, spiega dalla Reuters Alun John.

“I mercati azionari hanno iniziato ad ascoltare il coro delle banche centrali, che cantano insieme lo stesso inno, ma la musica non è di loro gradimento”, conclude l’analista.

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