BCE, sul tavolo anche ipotesi rialzo dei tassi di 50 punti


Aumenta l’attesa per la riunione dell’istituto centrale europeo che potrebbe sancire la fine storica dell’era dei tassi negativi, ma sul futuro dell’Italia restano le incertezze dovute alla crisi politica in atto, potenziale causa di un aumento del debito pubblico.


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BCE verso il rialzo

Mancano due giorni alla riunione della Banca centrale europea, evento che potrebbe concludersi con la ‘storica’ fine dell’era dei tassi zero nell’eurozona.

Giovedì, infatti, l’istituto di Francoforte potrebbe aumentare di tassi di interesse di almeno 25 punti base, anche se fonti della Reuters parlano anche di un’opzione da 50 punti, nel tentativo di mettere un freno maggiore ad un’inflazione ormai a livelli record.

Un rialzo da 50 rappresenterebbe un anticipo rispetto a quanto già annunciato dalla BCE, la quale aveva indicato 25 punti base a luglio, per poi decidere una stretta maggiore a settembre.

Aiuto ai paesi indebitati

La BCE, però, potrebbe non limitarsi al rialzo dei tassi, ma dovrebbe dare il via al nuovo strumento in funzione anti-spread, per cercare di combattere la frammentazione e quindi favorire una corretta ed uniforme trasmissione della politica monetaria nell’ambito dell’eurozona.

Coperte dall’anonimato, le fonti della Reuters riportano di tentativi in corso per cercare di raggiungere un accordo per fornire un aiuto ai paesi maggiormente indebitati sul mercato obbligazionario come l’Italia, chiedendo però di attenersi alle regole della Commissione europea sulle riforme e sulla disciplina di bilancio.

In particolare, si tratta degli obiettivi fissati dalla Commissione necessari per ottenere i finanziamenti dal Fondo di ripresa e resilienza (PNRR) dell’Unione europea e dal patto di stabilità e crescita, il cui ripristino è atteso per il prossimo anno dopo la pausa dovuta alla pandemia.

Le nubi della crisi di governo

In Italia, però, la situazione resta incerta, visto lo spauracchio della crisi di governo che potrebbe iniziare domani quando il Premier Draghi si presenterà al voto delle camere.

I nuovi venti di crisi avevano già infiammato lo spread, salito oltre i 200 punti base, con i rendimenti dei Btp a 10 anni balzati al 3,31%, sulla scia dei timori di nuove elezioni prima della scadenza naturale della legislatura.

“La crisi politica ha esasperato una tendenza alla risalita dei rendimenti avviata da tempo a causa della crescente inflazione”, spiegano da WebSim, “prima di rientrare in seguito all’annuncio del piano anti-frammentazione da parte della BCE”.

“Se la crisi politica domestica dovesse rientrare e la BCE dovesse lanciare segnali di raffreddamento dell'inflazione, potremmo rivedere i rendimenti decennali scendere al di sotto di area 3,0% e lo spread tornare ai livelli pre-crisi intorno a 180 punti base”, prevedono dalla sim.

Se, invece, il quadro geo-politico dovesse peggiorare e la caduta di Draghi porterebbe direttamente alle urne, potremmo assistere ad un rialzo dei rendimenti “stabilmente oltre area 3,80%, picco del 2018-2019, aprendo scenari di ulteriore debolezza con target di breve in area 5%”, prevedono da WebSim.

Proprio l’aumento dei rendimenti dei titoli di stato italiani, spesso oggetto di speculazione a causa dell’elevato livello del debito pubblico e dell’instabilità politica, avevano reso la linea dei banchieri di Francoforte non unanime sullo strumento anti-frammentazione, spingendo i tedeschi a chiederne il carattere di “eccezionalità” per la sua attivazione, oltre ad essere collegata a condizionalità stringenti.

Insomma, un modo di tutelarsi in un momento di incertezza della politica italiana, certamente non nuovo nel nostro panorama politico.


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