BCE verso la pausa del 29 ottobre: gli analisti puntano sul rialzo di dicembre

Giovedì 29 ottobre la Banca centrale europea dovrebbe lasciare fermo il tasso sui depositi, dopo i rialzi di giugno e settembre decisi per contrastare l'inflazione spinta dallo shock energetico. Diversi analisti si aspettano una pausa, ma indicano dicembre come il momento più probabile per un nuovo ritocco.
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Il contesto: inflazione al 3,8% e un ciclo di rialzi già avviato
La riunione del 29 ottobre arriva in una fase delicata per la politica monetaria dell'Eurozona. Secondo i dati definitivi di Eurostat, l'inflazione annua dell'area euro è salita al 3,8% a settembre dal 3,2% di agosto, il livello più alto da settembre 2023 e quasi il doppio dell'obiettivo del 2%.
A trainare i prezzi è soprattutto l'energia, cresciuta del 18,9% su base annua (dal 14,3% di agosto) per effetto delle tensioni in Medio Oriente, con un contributo di 1,71 punti percentuali all'indice generale; i servizi hanno aggiunto 1,52 punti (al 3,2%), mentre l'inflazione di fondo, al netto di energia e alimentari, è rimasta più contenuta al 2,5%. Tra i grandi Paesi, la Germania è al 3,3%, la Francia al 3,4%, l'Italia al 4,1% e la Spagna al 5%.
Per rispondere allo shock, la BCE ha già alzato i tassi due volte nel 2026: a giugno, prima grande banca centrale a muoversi, e il 10 settembre, portando il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%, il tasso di rifinanziamento principale al 2,65% e quello marginale al 2,90%.
Nelle proiezioni di settembre, la banca centrale ha confermato l'inflazione al 3,0% per il 2026, ma ha rivisto al rialzo le stime per il 2027 e il 2028, rispettivamente al 2,5% e al 2,1%; per l'inflazione di fondo prevede il 2,5% quest'anno e il 2,6% nel 2027. Sul fronte dei mercati, i futures sull'€STR prezzano una probabilità di circa il 97% che giovedì i tassi restino fermi.
Morgan Stanley: nessuna urgenza, dicembre è il momento naturale
Il consenso sulla pausa di ottobre è molto ampio. In un sondaggio Reuters condotto a inizio mese, 70 economisti su 73 si aspettavano tassi invariati, mentre 64 su 73 prevedevano un ulteriore rialzo di 25 punti base a dicembre, un netto cambio di rotta rispetto alla rilevazione precedente, quando la maggioranza riteneva concluso il ciclo di strette.
In una nota riportata da investinglive, gli analisti di Morgan Stanley osservano che finora non ci sono prove di effetti indiretti o di seconda battuta significativi dello shock energetico sull'inflazione e che il recente aumento dei rendimenti obbligazionari a lungo termine sta già fornendo una stretta aggiuntiva. Per questo, sostengono, non c'è alcuna urgenza di alzare i tassi questa settimana: dicembre, quando il Consiglio direttivo disporrà di nuovi dati e di proiezioni aggiornate dello staff, appare il momento più naturale per modificare la politica monetaria.
Sulla stessa linea ING, secondo cui la crisi fiscale francese e il rialzo dei rendimenti stanno già irrigidendo le condizioni finanziarie: la pausa è quindi molto probabile e ogni decisione slitta a dicembre.
Commerzbank, con il team guidato dal capo economista Jörg Krämer, prevede un rialzo del tasso sui depositi al 2,75% a dicembre, seguito da un lungo plateau per tutto il 2027, grazie all'atteso calo del petrolio e all'effetto frenante dei rendimenti più alti.
Danske, Rabobank, Nomura e Nordea: pausa ora, stretta a fine anno
Le altre case d'affari convergono sullo stesso scenario, con sfumature diverse sui rischi:
- Danske Bank (nota del 20 ottobre) ha cambiato la propria previsione, eliminando il rialzo di ottobre inizialmente messo in conto: i commenti dei membri del Consiglio dopo settembre sono stati meno aggressivi di quelli di Lagarde e le ricadute dell'energia sull'inflazione di fondo restano molto contenute, con le aspettative sui prezzi di vendita delle imprese nei servizi e nel commercio persino in calo. Gli analisti danesi preferiscono dicembre per la prossima mossa, ma giudicano i rischi orientati al rialzo: un quarto rialzo al 3% è più probabile di una permanenza al 2,50%, pur restando sotto i 75 punti base di stretta prezzati dai mercati.
- Rabobank: Bas van Geffen si aspetta tassi fermi al 2,50% a ottobre e un ultimo rialzo a dicembre, sottolineando i rischi persistenti al rialzo per l'inflazione ma l'assenza di effetti di seconda battuta diffusi.
- Nomura: Andrzej Szczepaniak, George Buckley e Josie Anderson vedono il tasso sui depositi invariato il 29 ottobre, con un rialzo segnalato per dicembre: a loro avviso i mercati stanno sovrastimando il percorso di stretta successivo.
- Nordea: Jan von Gerich conferma la pausa e il rialzo di 25 punti base a dicembre, ma avverte che il forte allargamento degli spread francesi e le condizioni di finanziamento più rigide potrebbero influenzare tono e tempistica della BCE.
- Saxo attende la conferma del 2,50% e una Lagarde orientata a preservare flessibilità anziché segnalare una mossa imminente, con lo stress fiscale francese e il petrolio elevato a complicare le prospettive per l'euro.
Da Reuters arrivano anche le voci di Rohan Khanna (Barclays), che si aspetta un chiaro riferimento alla stretta delle condizioni finanziarie e al suo effetto frenante su crescita e inflazione, e di Holger Schmieding (Berenberg), secondo cui la BCE potrebbe rinviare i rialzi se una crisi in Francia dovesse danneggiare in modo rilevante la crescita.
Il nodo francese e la comunicazione di Lagarde
Il grande convitato di pietra della riunione è la Francia. I rendimenti dei titoli decennali transalpini hanno toccato i massimi da 24 anni sopra il 5% e lo spread con il Bund è salito a 167 punti base, dai 92 della riunione di settembre, sullo sfondo di proteste violente contro il caro vita (oltre 400.000 manifestanti sabato) e di un governo indebolito.
Lunedì i rendimenti sono rientrati dopo che Moody's ha confermato il rating Aa3, pur mantenendo l'outlook negativo. Secondo i commenti di Lagarde, la Francia deve risolvere i propri problemi di debito con il consolidamento fiscale, e gli analisti non si aspettano un'attivazione a breve dello strumento anti-frammentazione TPI.
Sul fronte della comunicazione, il consenso si attende che la presidente manterrà piena opzionalità, lasciando la porta aperta a ulteriori strette senza impegnarsi in anticipo. Danske Bank segnala inoltre due temi collaterali: la possibile revisione della riserva obbligatoria delle banche dall'1% al 2%, che ridurrebbe la liquidità in eccesso di circa 175 miliardi di euro, e l'eventuale annuncio di un'uscita anticipata di Lagarde, il cui mandato scade a ottobre 2027, dopo le dimissioni di Isabel Schnabel e con il capo economista Philip Lane in uscita a maggio.
Implicazioni per i mercati
Con la pausa quasi interamente prezzata, la reazione dei mercati dipenderà dal tono: un messaggio che convalida le attese di rialzo a dicembre sosterrebbe l'euro, mentre una posizione non impegnativa potrebbe far scontare meno stretta e pesare sulla moneta unica.
Il cambio EUR/USD si muove oggi attorno a 1,1178, in calo dello 0,20%, in attesa anche della Federal Reserve, che decide mercoledì 28 ottobre: la combinazione più negativa per l'euro sarebbe una Fed aggressiva seguita da una BCE cauta. I titoli di Stato francesi restano esposti a qualsiasi segnale che la BCE consideri l'aumento dei rendimenti un motivo di preoccupazione anziché una stretta benvenuta.
La settimana è fitta di dati che potranno rafforzare o indebolire il caso per dicembre: l'indice Ifo tedesco lunedì, la fiducia dei consumatori GfK mercoledì, le indagini congiunturali dell'Eurozona giovedì e, venerdì, la stima preliminare del PIL del terzo trimestre insieme alle prime letture dell'inflazione di ottobre di Francia e Germania. La stima flash dell'inflazione dell'intera area euro è attesa per il 4 novembre.
Per famiglie e imprese, l'orientamento della BCE si tradurrà direttamente sull'andamento dell'Euribor, sul costo dei mutui a tasso variabile e sulla remunerazione della liquidità nei prossimi mesi.
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