Bce verso tassi invariati il 30 aprile, possibile stretta fino al 2,5% entro l'anno

27/04/2026 13:30
Bce verso tassi invariati il 30 aprile, possibile stretta fino al 2,5% entro l'anno

Inflazione in accelerazione, crescita in rallentamento e shock energetico ancora incerto. La Bce si prepara a una riunione interlocutoria il 30 aprile, rinviando le decisioni chiave a giugno. Il mercato intanto scommette su una stretta graduale mentre Francoforte cerca un equilibrio sempre più fragile.

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Una pausa strategica tra incertezza e inflazione

La Banca centrale europea (Bce) si avvia verso una decisione di tassi invariati nella riunione del 30 aprile, in un contesto segnato da incertezze eccezionalmente elevate. Come si legge in un report di Deutsche Bank, il Consiglio direttivo ritiene prematuro intervenire senza una visione più chiara sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e sulle sue implicazioni per i prezzi energetici e l’inflazione.

Il quadro attuale è dominato da una doppia incertezza: da un lato l’andamento del conflitto e il suo impatto sulle materie prime, dall’altro la capacità dello shock energetico di trasmettersi all’inflazione core. Questa dinamica, definita da Deutsche Bank come “double uncertainty”, rende difficile qualsiasi decisione immediata e spinge la Bce a privilegiare un approccio attendista.

Il grafico sottostante mostra come i prezzi del petrolio restino al di sopra dello scenario base della Bce, mentre il gas si colloca su livelli più contenuti ma comunque rilevanti. Questa combinazione rafforza la percezione di uno shock significativo ma ancora non pienamente definito nella sua persistenza.

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In questo contesto, Francoforte mantiene una linea prudente: nessuna azione immediata, ma una comunicazione volutamente “hawkish” per segnalare la disponibilità a intervenire rapidamente qualora i dati lo richiedessero.

Segnali crescenti di trasmissione inflattiva

Se l’incertezza resta elevata, i dati iniziano però a fornire indicazioni sempre più concrete sui rischi di trasmissione dell’inflazione energetica all’economia reale. Secondo Deutsche Bank, gli indicatori anticipatori stanno segnalando un aumento delle pressioni sui prezzi lungo la filiera produttiva.

I dati PMI rappresentano un elemento chiave in questa analisi. Il grafico qui sotto evidenzia come i costi di input stiano crescendo oltre le attese dei modelli, mentre anche i prezzi di output mostrano una dinamica simile. In aprile, in particolare, si osserva un’accelerazione significativa, con segnali che suggeriscono come le imprese possano trasferire più che proporzionalmente gli aumenti dei costi ai prezzi finali.

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Questo fenomeno rappresenta un campanello d’allarme per la Bce. Non si tratta più solo di effetti diretti dell’energia, spiega Deutsche Bank, ma di possibili effetti di secondo livello, che rischiano di rendere l’inflazione più persistente. A rafforzare questa dinamica contribuiscono anche i colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento, con tempi di consegna in aumento, come mostrato nel grafico seguente.

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Deutsche Bank sottolinea che la combinazione di costi in crescita e supply chain sotto pressione crea un ambiente favorevole alla propagazione inflattiva, aumentando la complessità delle scelte di politica monetaria.

Salari aspettative e rischio di spirale inflattiva

Un altro fronte cruciale riguarda il comportamento di famiglie e lavoratori. L’aumento dei prezzi energetici sta erodendo il potere d’acquisto e potrebbe innescare una reazione salariale capace di alimentare ulteriormente l’inflazione.

Secondo le stime riportate da Deutsche Bank, l’inflazione HICP nel 2026 potrebbe risultare circa un punto percentuale più alta rispetto alle previsioni precedenti al conflitto. Questo shock sui redditi reali aumenta la probabilità che i lavoratori chiedano aumenti salariali per compensare le perdite subite.

Cresce la quota di famiglie che si aspetta o intende richiedere aumenti retributivi. Parallelamente, le aspettative di inflazione a lungo termine mostrano segnali di rialzo e una distribuzione più ampia, come illustrato nel grafico seguente.

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Questo scenario richiama alla memoria le dinamiche del 2022, quando si era temuta una spirale salari-prezzi. Tuttavia, precisa Deutsche Bank, il contesto attuale presenta alcune differenze: il mercato del lavoro appare meno teso rispetto al periodo post-pandemico, anche se le carenze di manodopera non sono completamente rientrate.

Per la Bce, il rischio è che l’inflazione non solo persista, ma venga autoalimentata dalle aspettative, rendendo più difficile il ritorno alla stabilità dei prezzi.

Crescita debole e dilemma stagflattivo

L’altro lato della medaglia è rappresentato dalla crescita economica, che mostra segnali di indebolimento sempre più evidenti. Deutsche Bank descrive lo shock energetico come un classico caso di stagflazione, in cui inflazione in aumento e crescita in rallentamento coesistono.

I dati PMI indicano un deterioramento significativo dell’attività economica. L’indice composito è sceso sotto la soglia di espansione, suggerendo una possibile contrazione del Pil nel secondo trimestre. Le probabilità di recessione aumentano progressivamente, creando un contesto particolarmente complesso per la politica monetaria.

Il grafico sottostante richiama gli errori del passato, sottolineando il rischio di intervenire troppo presto o troppo tardi. La Bce si trova quindi a dover bilanciare due rischi opposti: agire troppo poco contro l’inflazione o frenare eccessivamente la crescita.

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In questo scenario, sottolinea Deutsche Bank, anche il ruolo della politica fiscale appare limitato. Le misure di sostegno sono molto più contenute rispetto al 2022, riducendo la capacità di compensare lo shock sui redditi ma allo stesso tempo limitando i rischi di alimentare ulteriormente l’inflazione.

Verso una stretta graduale e flessibile

Guardando ai prossimi mesi, lo scenario di base delineato da Deutsche Bank prevede un ciclo di rialzi graduali dei tassi, con due interventi da 25 punti base a giugno e settembre, per portare il tasso al 2,50%.

Questo livello rappresenta il limite superiore dell’area neutrale e viene considerato un compromesso efficace: da un lato segnala l’impegno della Bce nel contenere l’inflazione, dall’altro evita di comprimere eccessivamente la crescita economica.

Il grafico qui sotto mostra come anche il mercato stia prezzando uno scenario di stretta moderata, coerente con un’inflazione elevata ma non fuori controllo. Questo si riflette in un moderato irrigidimento delle condizioni finanziarie, che secondo Deutsche Bank può contribuire a contenere i rischi inflattivi senza provocare uno shock eccessivo sull’economia.

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La Bce sembra quindi orientata verso una strategia sempre più “agile”, capace di adattarsi rapidamente a un contesto in continua evoluzione. Un approccio che potrebbe tradursi in rialzi iniziali seguiti, se necessario, da rapide correzioni in caso di peggioramento del quadro macroeconomico.

In definitiva, conclude Deutsche Bank, la riunione di aprile rappresenta solo una tappa intermedia. Le vere decisioni arriveranno nei mesi successivi, quando dati più solidi permetteranno di valutare se l’inflazione è destinata a stabilizzarsi o a trasformarsi in un problema più persistente.

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