Borse dell’Europa verso un avvio piatto dopo la bufera

04/03/2026 07:30
Borse dell’Europa verso un avvio piatto dopo la bufera

Future del Dax di Francoforte +0,2%. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti forniranno garanzie assicurative e scorte navali per garantire il passaggio sicuro delle petroliere e di altre imbarcazioni attraverso lo Stretto di Hormuz. Circa un quinto del petrolio e del gas mondiale transita attraverso lo stretto tra Iran e Dubai, punto chiave oggi al centro delle manovre militari in atto.

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Le garanzie sulla sicurezza della navigazione nel Golfo Persico arrivate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno raffreddato solo di poco le tensioni in corso sui mercati.

Ieri a Wall Street l'indice S&P 500 ha perso lo 0,9%, anche se ha recuperato rispetto al calo superiore al 2% registrato nella prima parte della giornata. L'indice Nasdaq Composite è sceso dell’1%.

Adam Turnquist, capo stratega tecnico di LPL Financial, ha scritto ieri che lo stress dei mercati sembra elevato, “ma potenzialmente al culmine”. C’è infatti stato un forte rimbalzo intraday che ha riportato l'S&P 500 nel suo range plurimensile.

L’indice VIX della volatilità è arrivato a segnare un rialzo del 26%, a fine seduta invece, il guadagno era solo del 10%.

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire intorno alla parità dopo due sedute di fortissimo ribasso, ieri il Ftse Mib ha chiuso in calo del 3,9%. Future del Dax di Francoforte +0,2%.

PETROLIO E GAS

Greggio tipo Brent a circa 83 dollari il barile, in rialzo del 2%, dai picchi a 85 dollari di ieri. I prezzi sono sui massimi dell’ultimo anno e mezzo. In Europa il gas scambiato al nodo di Amsterdam è salito del 22% a 54 euro al MWh, +92% da inizio anno.

Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti forniranno garanzie assicurative e scorte navali per garantire il passaggio sicuro delle petroliere e di altre imbarcazioni attraverso lo Stretto di Hormuz, con l'intento di scongiurare una potenziale crisi energetica causata dalla guerra con l’Iran. Trump ha dichiarato martedì che la US International Development Finance Corporation offrirà assicurazioni “a un prezzo molto ragionevole” per contribuire a garantire il flusso di energia e altri scambi commerciali nel Golfo. Inoltre, ha affermato che "se necessario, la Marina degli Stati Uniti inizierà a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz il prima possibile”. "In ogni caso, gli Stati Uniti garantiranno il LIBERO FLUSSO DI ENERGIA al MONDO", ha scritto il presidente sui social media.

HORMUZ

Circa un quinto del petrolio e del gas mondiale transita attraverso lo stretto tra Iran e Dubai, punto chiave oggi al centro delle manovre militari in atto.

“Se l'interruzione è relativamente breve, la storia suggerisce che i picchi di prezzo causati dalle tensioni geopolitiche possono attenuarsi una volta che l'incertezza inizia a diminuire. Ma se la produzione o le esportazioni subissero un'interruzione prolungata, ciò equivarrebbe a un vero e proprio shock dell'offerta, con implicazioni per l'inflazione, le aspettative sui tassi di interesse e la crescita globale - afferma Rick de los Reyes, Sector Portfolio Manager, T. Rowe Price - livelli sufficientemente elevati, i prezzi dell'energia iniziano ad agire come una tassa sui consumatori e sulle imprese, inasprendo le condizioni finanziarie e influenzando negativamente la domanda. I mercati del GNL sono particolarmente esposti, dati i bilanci globali già tesi e la riduzione delle riserve europee dopo la perdita delle forniture russe. Per ora, i mercati stanno incorporando un premio di rischio, piuttosto che scontare una perdita di approvvigionamento prolungata. In definitiva, i prezzi dipenderanno meno dalla retorica e più dal fatto che i barili e i carichi continuino a circolare”.

ARRIVANO I FRANCESI

"Ho dato ordine alla portaerei Charles de Gaulle, ai suoi mezzi aerei e alla sua scorta di fregate, di fare rotta verso il Mediterraneo”, ha detto ieri Emmanuel Macron in tv, in un discorso ai francesi, sottolineando che il suo obiettivo è "costruire una coalizione" per mettere al sicuro le "vie marittime essenziali”. "Molte cose sono ancora instabili - ha aggiunto Macron - ma la Francia resta una potenza che cerca di preservare la pace, una forza potente e stabile"

IRAN

Nella notte l'Idf ha attaccato il "più importante" quartier generale degli ayatollah a Teheran, più tardi ha preso di mira l’Assemblea degli Esperti a Qom, chiamata ad eleggere il successore di Ali Khamenei. Non è chiaro se il palazzo fosse stato evacuato in tempo, come sostengono i media iraniani, o se sia stato centrato proprio mentre era in corso la votazione per nominare la nuova Guida Suprema, come riferiscono invece fonti israeliane. Secondo Channel 12, gli 88 saggi erano già andati via prima del raid e sul posto erano rimasti solo gli "scrutatori", di cui poi non si è saputo nulla.

Il New York Times ha scritto stanotte che i chierici responsabili della selezione del prossimo leader supremo dell'Iran sono propensi a nominare Mojtaba Khamenei, il figlio dell'ex leader.

L’Assemblea degli Esperti ha tenuto due incontri virtuali, uno al mattino e uno alla sera, secondo i funzionari sentiti dal quotidiano.

Vali Nasr, un esperto di Iran e Islam sciita presso la Johns Hopkins University, ha detto che Khamenei è una scelta sorprendente, in quanto negli ultimi due anni era uscito dal radar, dopo essere stato in pole position per la carica del padre. Mars afferma che questa scelta afferma chiaramente chi comanda oggi a Teheran, le Guardie della Rivoluzione. Secondo un altro analista sentito dal New York Times, è una scelta di continuità, in quanto è probabile che Mojtaba già avesse preso in mano le redini dell’apparato dopo la morte del padre.

Nato a Mashhad nel settembre 1969, Mojtaba Khamenei ha prestato servizio nella guerra Iran-Iraq dal 1987 al 1988 e nel 1999, ha continuato gli studi a Qom per diventare chierico. Ha sostenuto Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e secondo i media potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell'orchestrarne la vittoria elettorale nel 2009.

EURO

La corsa verso la protezione, che in questo inizio di settimana si è tradotta in un acquisto forsennato di dollari, ha spinto l’euro a 1,160. Secondo Deutsche Bank, l'euro potrebbe cadere a 1,13 dollari.

Nell’Area Euro l’inflazione rialza la testa e si porta all’1,9% a febbraio, vicino al target del 2% fissato dalla BCE. Il dato è arrivato in un momento particolarmente delicato, in quanto l’allargamento del conflitto in Medio Oriente rischia di rallentare il processo di disinflazione. Lo scostamento rispetto alle aspettative è da ricondurre al dato italiano, a sua volta condizionato anche dall’incremento dei prezzi della ristorazione associato alle Olimpiadi Invernali.

“In vista della riunione BCE del 19 marzo, in cui i tassi dovrebbero restare invariati per la sesta volta consecutiva, il quadro si fa quindi meno lineare - scrive in un commento Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm - Sebbene l’inflazione abbia mostrato nel complesso segnali di progressivo miglioramento, la rinnovata pressione derivante dai costi energetici potrebbe ritardare l’allentamento della politica monetaria. Se le tensioni dovessero protrarsi e le interruzioni nelle forniture energetiche dovessero continuare, infatti, il conseguente incremento dei costi di produzione è destinato a riflettersi sull’inflazione complessiva nei prossimi mesi”.

BOND

Le aspettative di inflazione negli Stati Uniti sono in aumento. I tassi di break-even a cinque anni sono saliti e i mercati dei futures hanno riflettuto una minore probabilità di due o più tagli dei tassi di interesse di un quarto di punto quest'anno. I rendimenti dei titoli del Tesoro USA a dieci anni sono nuovamente aumentati, attestandosi al 4,056%. Il BTP si è indebolito, con lo spread a 70 punti base, minimo da inizio anno.

BTP VALORE

Il nuovo BTP per il retail mette a segno 10 miliardi di euro di sottoscrizioni in soli due giorni da parte delle famiglie e dei piccoli investitori nonostante un mercato dei bond che vede un rialzo dei rendimenti. E' il segnale che i sottoscrittori guardano alla possibilità che il Mef decida di alzare i tassi finali, alla luce delle condizioni di mercato completamente cambiate con il deflagrare della guerra in Medio Oriente. I tassi minimi garantiti annunciati dal Mef - con riserva di alzarli a fine collocamento - sono 2,50% per il primo biennio, 2,80% per il terzo e quarto anno, fino al 3,50% per il biennio finale, con un ‘premio fedeltà' dello 0,8% del capitale investito per chi mantiene i titoli per tutti e sei gli anni di vita. Il rendimento lordo complessivamente sarebbe di poco superiore al 3%, che con la tassazione agevolata del 12,5% sfiora il 2,7% netto. Tuttavia, spiegano fonti di mercato all’Ansa, le sottoscrizioni proseguono solide: 10 miliardi solo nelle prime due giornate del collocamento iniziato ieri e che si conclude venerdì alle 13, salvo chiusura anticipata. "Ci aspettiamo un'emissione piuttosto 'rotonda', dice una fonte, ipotizzando almeno 15 miliardi. “C'è aspettativa che il Mef, di fronte alle mutate condizioni di mercato, possa alzare i tassi finali".

In Asia Pacifico, l’indice di riferimento MSCI è in calo di oltre il 4%: attraverso lo Stretto di Hormuz passano i rifornimenti di gas e petrolio destinati ai paesi consumatori dell’Oriente. E’ crollata la borsa di Seul, -12%. Nikkei di Tokyo -3,7%. Hong Kong -2,6%.

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