Borse in assestamento dopo un avvio d’anno scatenato

08/01/2026 07:30
Borse in assestamento dopo un avvio d’anno scatenato

Aumenta la volatilità sulle obbligazioni a seguito delle ultime indicazioni macroeconomiche.

Trump ha annunciato che intende vietare ai grandi investitori istituzionali di acquistare altre case unifamiliari ed ha minacciato le società della difesa di mettere un limite al pagamento di dividendi e al riacquisto di azioni proprie. Il presidente ha anche chiesto che il Congresso aumenti la spesa annuale per la difesa di oltre il 50% fino a 1,5 trilioni di dollari per il 2027.

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La borsa degli Stati Uniti ha chiuso contrastata: Dow Jones -0,9%, S&P500 -0,3%, Nasdaq +0,3%. I future dell’azionario dell’Europa sono in lieve calo. In calo dello 0,3& l’indice MSCI Asia Pacific.

La Casa Bianca ha condizionato la giornata di Wall Street. Il presidente Donald Trump che ha annunciato su Truth Social che intende vietare ai grandi investitori istituzionali di acquistare altre case unifamiliari. Trump ha anche preso di mira gli appaltatori della difesa, affermando che vieterà il pagamento dei dividendi e il riacquisto di azioni proprie, promettendo al contempo di limitare la retribuzione dei loro dirigenti.

DIFESA

Le aziende aerospaziali e della difesa dell'S&P 500 hanno pagato circa 25 miliardi di dollari in dividendi e riacquistato azioni per un valore di 14 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, il che equivale a un rendimento per gli azionisti di circa il 2,5%, ha scritto Barron’s. I principali appaltatori della difesa, come Lockheed, hanno pagato circa 7,1 miliardi di dollari in dividendi e riacquistato azioni per 7,8 miliardi di dollari, con un rendimento per gli azionisti di circa il 4%.

Trump ha anche chiesto, sempre tramite i social media, che il Congresso aumenti la spesa annuale per la difesa di oltre il 50% fino a 1,5 trilioni di dollari per il 2027.

"Questo ci consentirà di costruire l'esercito dei sogni a cui abbiamo diritto da tempo e, cosa ancora più importante, che ci garantirà SICUREZZA e PROTEZIONE, indipendentemente dal nemico”.

BOND

Le indicazioni macroeconomiche arrivate ieri hanno raffreddato le azioni e hanno ridato vivacità alle obbligazioni, da qualche settimana spente. In Europa l’inflazione si è indebolita il mese scorso leggermente più del previsto, si allontana di conseguenza ancora più in là il momento del primo rialzo dei tassi da parte della banca centrale. Negli Stati Uniti, i nuovi occupati nel comparto privato sono cresciuti meno di quel che si aspettavano gli economisti. Il Trasury Note a dieci anni si è portato al 4,14% di tasso di rendimento, da 4,17% del giorno prima. Il BTP ha chiuso a 3,51%. Stanotte sono scattati gli acquisti sul decennale dell’Australia, dopo che la banca centrale ha raffreddato ulteriormente le aspettative di un incremento dei tassi.

BUSTE PAGA IN AMERICA

Da gennaio 19 Stati americani hanno aumentato il salario minimo, garantendo un aumento di paga a circa 8,3 milioni di lavoratori. Gli incrementi, dovuti a meccanismi di adeguamento all’inflazione, nuove leggi o referendum, riguardano Stati guidati sia da Democratici sia da Repubblicani. In totale, sono ora 30 gli Stati con un salario minimo superiore alla soglia federale di 7,25 dollari l’ora.

Lo Stato di Washington ha introdotto il livello più alto del Paese, 17,13 dollari l’ora, diventando il primo a superare i 17 dollari. Le Hawaii registrano l’aumento più consistente (+2 dollari), portando la paga base a 16 dollari. In Nebraska e Missouri, iniziative popolari hanno fissato il minimo a 15 dollari l’ora. Secondo l’Economic Policy Institute, per la prima volta più lavoratori vivono in Stati con un salario minimo di almeno 15 dollari rispetto a quelli rimasti alla soglia federale.

Restano però eccezioni: Georgia e Wyoming mantengono per legge un minimo di 5,15 dollari l’ora, anche se i datori di lavoro soggetti alle norme federali devono applicare i 7,25 dollari. Altri cinque Stati del Sud non hanno una legge sul salario minimo.

PETROLIO

Il greggio rimbalza dopo tre sedute di ribasso, Brent a 60,5 dollari il barile. Le società petrolifere americane vogliono "garanzie serie" da Washington prima di investire in Venezuela. Secondo quanto riportato dal Financial Times, le big del greggio hanno incontrato nelle ultime ore alcuni funzionari dell'amministrazione in vista dell'incontro alla Casa Bianca di venerdì. A loro hanno chiesto forti garanzie legali e finanziarie. Chevron, l'unica big già presente in Venezuela, è nel frattempo in trattative con l'amministrazione per una possibile estensione della sua licenza speciale per operare nel Paese.

Il Wall Street Journal riporta che il presidente Trump e i suoi consiglieri stanno pianificando un'iniziativa di ampio respiro per dominare l'industria petrolifera venezuelana negli anni a venire. Il progetto in fase di valutazione prevede che gli Stati Uniti esercitino un certo controllo sulla compagnia petrolifera statale venezuelana Petróleos de Venezuela SA, o PdVSA, compresa l'acquisizione e la commercializzazione della maggior parte della produzione petrolifera della società. In questo modo, Russia e Cina sarebbero escluse dal Venezuela. Trump ha ripetutamente sollevato la possibilità di abbassare i prezzi del petrolio a 50 dollari al barile, il suo livello preferito, secondo quanto riferito da due alti funzionari dell’amministrazione.

VENEZUELA, L’ETERNA PROMESSA

Il Paese “possiede le più grandi riserve petrolifere provate al mondo, stimate in oltre 300 miliardi di barili, circa il 18% del totale globale. Una dotazione che, unita a una posizione geografica strategica tra Caraibi, Stati Uniti e America Latina, alimenta da sempre l’idea di un potenziale ritorno nei flussi economici internazionali. Proprio come Maracaibo nella canzone di Raffaella Carrà, è un’ambientazione che fa sognare”, afferma Daniel Zanin, CFA – Senior Analyst, Investment Research, Invesco.

La storia recente invece è un’altra, questa: “La produzione petrolifera, che negli anni ’90 superava i 3,4 milioni di barili al giorno, oggi oscilla intorno ai 900 mila barili giornalieri, meno di un terzo dei livelli storici e una frazione minima rispetto alle riserve disponibili. Un crollo figlio di anni di sotto-investimenti, infrastrutture deteriorate, impianti obsoleti e una filiera produttiva sempre più fragile, fortemente dipendente da input esterni per trattare greggi extra-pesanti. A questo si aggiunge la dispersione del capitale umano, con tecnici, ingegneri e competenze chiave emigrati all’estero nel corso dell’ultimo decennio. Anche nello scenario più costruttivo — normalizzazione politica, allentamento delle sanzioni, ritorno graduale degli investimenti — servirebbero anni e decine di miliardi di dollari per ricostruire ciò che è stato perso.”

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Anthropic, la societa' dietro il chatbot Claude, punta a raccogliere 10 miliardi di dollari con un'operazione che la valuterebbe 350 miliardi di dollari pre-money (prima del nuovo investimento), secondo fonti a conoscenza del dossier citate dal Wall Street Journal. La cifra quasi raddoppierebbe la valutazione di quattro mesi fa. A guidare il round dovrebbero essere GIC, il fondo sovrano di Singapore, e Coatue Management, aggiungono le stesse fonti citate dal giornale americano. Sarebbe il terzo 'mega deal' nell'ultimo anno e arriverebbe dopo l'investimento da 13 miliardi di dollari annunciato a settembre, che aveva valutato Anthropic 183 miliardi.

TITOLI

Danieli. Il gruppo coreano Hyundai ha affidato a Danieli contratti per circa 650 milioni di dollari in qualità di "technological partner" per la realizzazione di un nuovo impianto produttivo green in Louisiana, negli Stati Uniti, dice una nota.

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