Borse sotto pressione, Groenlandia e dazi riaccendono le tensioni commerciali

20/01/2026 09:30
Borse sotto pressione, Groenlandia e dazi riaccendono le tensioni commerciali

La settimana si apre in salita per i listini, con l’Europa più esposta al ritorno del rischio di una nuova guerra commerciale con gli Stati Uniti. Sullo sfondo c’è la Groenlandia: minacce di dazi Usa e contromisure Ue alzano il premio per il rischio, mentre i mercati provano a restare ancorati a un quadro macro ancora costruttivo. Trimestrali bancarie resilienti ma con prime crepe sui margini, tecnologia sostenuta dall’AI e metalli preziosi in corsa completano un mix che rende il contesto di mercato particolarmente delicato.

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Groenlandia, dazi e risposta Ue

La settimana è iniziata negativamente per i principali listini azionari, con le Borse europee penalizzate dal riemergere del rischio di una nuova tensione commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea, legata al tema del controllo della Groenlandia. Come si legge nel report del Team Advisory & Gestione di Intermonte, il fatto cruciale è stato il summit della scorsa settimana tra l’amministrazione statunitense e una delegazione danese-groenlandese, che si è concluso senza un accordo.

In assenza di intese, Donald Trump ha minacciato l’introduzione di dazi del 10% dal primo febbraio su Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito, ossia i Paesi che hanno espresso sostegno a Copenaghen con l’invio di contingenti militari simbolici. La pressione, spiega Intermonte, aumenterebbe ulteriormente senza un compromesso: l’aliquota verrebbe infatti innalzata al 25% a partire da giugno.

L’interesse statunitense per la Groenlandia, secondo Intermente, ha una duplice motivazione. Da un lato ci sono fattori economici legati alle ingenti riserve di terre rare dell’isola. Dall’altro contano considerazioni strategiche, che Intermonte lega alla difesa missilistica da potenziali minacce provenienti dal continente eurasiatico e al controllo delle rotte navali. Sul fronte europeo, Intermonte ricorda che l’Unione ha già predisposto un piano di controdazi per un valore complessivo di circa 93 miliardi di euro, oltre a valutare strumenti aggiuntivi tra cui lo Strumento Anti-Coercizione, che prevederebbe restrizioni all’accesso al mercato europeo e il blocco degli appalti pubblici per le aziende statunitensi.

In questo contesto, Intermonte indica come snodo da monitorare il World Economic Forum di Davos, dove le delegazioni statunitensi ed europee potrebbero tentare di allentare la tensione e riaprire un canale di dialogo.

Le trimestrali delle banche, AI ancora solita e metalli preziosi

Accanto al dossier Groenlandia, la nota segnala un parziale allentamento sul fronte iraniano: la pressione geopolitica si è ridotta dopo che Trump ha sospeso l’ipotesi di un attacco militare contro l’Iran, a seguito delle rassicurazioni ricevute sullo stop alle uccisioni dei manifestanti.

Guardando ai mercati, negli Stati Uniti proseguono le trimestrali. I risultati di diverse banche, secondo Intermonte, confermano la resilienza del settore nel suo complesso, ma iniziano a emergere i primi segnali di pressione: aumento dei costi operativi e compressione dei margini di interesse. Su alcuni titoli bancari pesa anche un ulteriore elemento politico, con le minacce di Trump di introdurre un tetto ai tassi applicati sulle carte di credito, fattore che aggiunge incertezza sul profilo di redditività.

Nel settore tecnologico, i risultati di Taiwan Semiconductor vengono descritti come positivi, mettendo in evidenza una domanda legata allo sviluppo dell’AI ancora solida e un miglioramento delle prospettive di investimento. Anche il comparto tecnologico europeo, sempre secondo Intermonte, mostra un avvio d’anno molto forte: è il secondo miglior settore dello Stoxx 600 nel mese di gennaio, sostenuto in particolare da alcune società leader dei semiconduttori come ASML, ASM International e BE Semiconductor.

Sul fronte delle commodity, Intermonte sottolinea che le tensioni geopolitiche hanno favorito un ulteriore rialzo dei metalli preziosi, in un contesto in cui l’incertezza continua a spingere verso le coperture più tradizionali.

Dati macro solidi e calendario fitto di appuntamenti

Il quadro macroeconomico viene descritto da Intermonte come complessivamente costruttivo. In Cina, le esportazioni sono cresciute del 6,6% su base annua, superando nettamente le attese di consenso (+3,0%) e accelerando rispetto al +5,9% di novembre. Intermonte evidenzia che si tratta del ritmo più sostenuto da settembre, favorito da un forte aumento delle esportazioni verso mercati non statunitensi. È stata inoltre pubblicata la variazione del Pil cinese, che ha confermato il raggiungimento dell’obiettivo di crescita annuale del 5%.

Negli Stati Uniti, i consumi restano solidi, come mostra il dato sulle vendite al dettaglio in crescita e superiore alle attese. In Germania, il Pil ha registrato un incremento dello 0,2% su base annua, sostenuto dall’aumento della spesa per consumi delle famiglie e dello Stato, a fronte di una flessione delle esportazioni.

Sul fronte domestico, Intermonte segnala che in Italia resta centrale il tema della politica estera, con la visita della presidente del Consiglio in Giappone. La presidente Meloni e la premier giapponese Takaichi hanno rafforzato il partenariato strategico per la cooperazione economica, industriale e di sicurezza internazionale, confermando la volontà di intensificare la collaborazione in settori chiave come spazio, tecnologia, robotica, difesa e minerali critici, considerati fondamentali per le catene globali di approvvigionamento e per la transizione tecnologica. L’intesa punta allo sviluppo di partnership strutturate basate su progetti concreti e obiettivi condivisi di medio-lungo periodo.

La settimana in corso, conclude la nota di Intermonte, si preannuncia densa di appuntamenti. Oltre al Forum di Davos, la Corte Suprema statunitense è chiamata a pronunciarsi sui casi relativi a Lisa Cook e alla validità dei dazi, dopo i rinvii delle settimane precedenti. Sul fronte macro sono attesi i dati sull’inflazione PCE negli Stati Uniti e gli indici PMI di gennaio di Eurozona e Usa. In Asia, l’attenzione sarà rivolta alla decisione sui tassi della Bank of Japan, un passaggio che potrebbe incidere sul sentiment in un contesto già carico di variabili politiche e commerciali.

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