Brent in rialzo, domanda in calo: il nuovo allarme sul petrolio

Mentre Goldman Sachs rivede al rialzo le stime di prezzo, Trafigura e altri operatori osservano giร i primi segnali di distruzione della domanda in settori fondamentali dellโeconomia: aviazione, diesel e consumi
Indice dei contenuti
- 1. Goldman Sachs alza il target: Brent a 90 dollari nel quarto trimestre
- 2. Morgan Stanley: shock enorme, dati incompleti
- 3. Il vero rischio: la distruzione della domanda
- 4. Diesel e aviazione sotto pressione
- 5. IEA, BCE e Fondo Monetario: crescita a rischio
- 6. Gli scenari estremi: petrolio a 200, 250 o 300 dollari
- 7. Il tempo รจ la variabile decisiva
Goldman Sachs alza il target: Brent a 90 dollari nel quarto trimestre
Il traffico nello Stretto di Hormuz ancora quasi paralizzato dalla guerra tra Stati Uniti e Iran ha indotto Goldman Sachs ad alzare le sue previsioni sul prezzo medio del petrolio nel 2026,ย ipotizzando una normalizzazione delle esportazioni del Golfo solo a fine giugno, e non piรน a metร maggio. La revisione รจ contenuta in un report della banca dโaffari diffuso oggi (lunedรฌ 27 aprile), che riflette la persistenza della crisi logistica e geopolitica.
Secondo gli analisti guidati da Daan Struyven e Yulia Zhestkova Grigsby, il Brent dovrebbe attestarsi in media a 90 dollari al barile nel quarto trimestre di questโanno, contro la precedente stima di 80 dollari. Per il trimestre in corso la banca vede un prezzo medio di 100 dollari, mentre per il terzo trimestre la previsione sale a 93 dollari.
Le quotazioni attuali restano perรฒ superiori: il Brent viaggia oggi intorno a 107 dollari, in rialzo di quasi il 50% dallโinizio del conflitto.
Il report afferma che la chiusura prolungata di Hormuz sta causando un drenaggio โestremoโ delle scorte mondiali. Secondo Goldman Sachs, in questo trimestre si registrerร un deficit di 9,6 milioni di barili al giorno, a fronte di un surplus registrato lo scorso anno.La banca stima che le perdite di produzione del Golfo Persico abbiano spinto a una riduzione delle scorte globali di 11-12 milioni di barili al giorno, un ritmo record e difficilmente sostenibile.
Morgan Stanley: shock enorme, dati incompleti
Una fotografia simile arriva da Morgan Stanley, che calcola un crollo delle esportazioni dal Golfo di 14,2 milioni di barili al giorno. Parte dello shock รจ stata assorbita dal rallentamento della domanda, ma il quadro resta estremamente fragile.
Gli analisti della banca americana descrivono il mercato petrolifero come sospeso tra due realtร opposte. โDalla chiusura dello Stretto di Hormuz, il mercato petrolifero si รจ trovato per lo piรน in una situazione duplice: chiuso alla maggior parte del traffico, ma non del tutto; in attesa di riaprirsi da un momento allโaltro, ma con pochi cambiamenti finoraโ. Il risultato รจ che โLo shock รจ forte, i dati sono incompleti e la ripresa รจ condizionataโ.
Morgan Stanley mantiene le proprie previsioni su Brent medio a 110 dollari nel trimestre in corso, 100 nel terzo trimestre e 90 nel quarto.
Il vero rischio: la distruzione della domanda
Se le banche guardano ai prezzi, i trader si concentrano sugli effetti economici. Ed รจ qui che emerge lo scenario piรน inquietante.
Secondo Trafigura, uno dei colossi mondiali del trading energetico, la distruzione della domanda รจ giร iniziata, anche se non sempre visibile nei grandi centri di prezzo.
Saad Rahim, capo economista del gruppo, ha spiegato al FT Commodities Global Summit di Losanna che il fenomeno รจ partito dalla petrolchimica asiatica, ma si sta gradualmente estendendo ai consumi quotidiani.
In termini semplici: quando il petrolio resta caro troppo a lungo, famiglie e imprese iniziano a tagliare. Si vola meno, si trasporta meno merce, si produce meno, si compra meno carburante.
Diesel e aviazione sotto pressione
I primi segnali si vedono nei comparti piรน sensibili. Il diesel europeo ha superato i 200 dollari al barile, ai massimi dal 2022. Un livello pesante perchรฉ il gasolio alimenta camion, cantieri, logistica e agricoltura: in pratica, la spina dorsale dellโeconomia reale.
Anche il trasporto aereo inizia a frenare. Lufthansa ha cancellato 20.000 voli a corto raggio dal programma estivo europeo. KLM ha ridotto le operazioni. Negli Stati Uniti, United Airlines ha tagliato i piani di crescita per la seconda metร del 2026.
Sul fronte benzina, Barclays segnala che con prezzi oltre i 4 dollari al gallone, gli automobilisti americani stanno acquistando il 5% in meno rispetto a un anno fa.
IEA, BCE e Fondo Monetario: crescita a rischio
LโAgenzia Internazionale dellโEnergia (IEA) ritiene che la domanda globale di greggio sia avviata a registrare questo mese il calo piรน marcato degli ultimi cinque anni.
La Germania ha giร dimezzato le proprie stime di crescita. Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso il Pil mondiale citando il conflitto. La Banca Centrale Europea, nel piรน severo dei suoi scenari, ipotizza un Brent a 145 dollari con crescita europea ridotta della metร .
Gli scenari estremi: petrolio a 200, 250 o 300 dollari
Diversi operatori hanno effettuato stress test su scenari molto piรน severi. Gunvor ammette di aver valutato ipotesi con petrolio a 200 o 300 dollari. La societร di consulenza FGE NexantECA stima che una chiusura di Hormuz per dodici settimane potrebbe spingere il Brent fisico a 154 dollari.
Nello scenario piรน estremo, in cui solo il prezzo fosse chiamato a riequilibrare il mercato, il greggio potrebbe arrivare persino a 250 dollari.
Il tempo รจ la variabile decisiva
Per ora il mondo sta guadagnando tempo attingendo alle scorte strategiche. I Paesi IEA hanno giร liberato 400 milioni di barili, mentre anche la Cina ha aperto i propri depositi. Ma, come ha osservato Russell Hardy, ceo di Vitol, โstiamo prendendo petrolio in prestito: non si puรฒ farlo per sempreโ.
ร forse questa la frase che meglio sintetizza il momento attuale. Il mercato riesce ancora a tamponare lo shock. Ma se la crisi non rientra rapidamente, il problema smetterร di essere energetico e diventerร macroeconomico. E allora il prezzo del petrolio sarร solo una parte del conto.
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