Brent sotto pressione: le banche Usa scommettono sul crollo

Le previsioni di JP Morgan e Citigroup indicano un petrolio in ribasso nei prossimi mesi. Le scorte OCSE superano i 2,9 miliardi di barili. OPEC+ valuta lo stop agli aumenti produttivi, ma la Russia fatica a sostenere i volumi
Indice dei contenuti
- 1. JP Morgan e Citigroup prevedono un calo fino a 60 dollari al barile
- 2. I dazi di Trump pesano sulle quotazioni del greggio
- 3. LโOPEC+ valuta una frenata
- 4. Il rebus sulla capacitร produttiva della Russia
- 5. Previsioni divergenti e incognite sul futuro
- 6. Domanda, offerta e scorte: i numeri chiave del mercato petrolifero
JP Morgan e Citigroup prevedono un calo fino a 60 dollari al barile
Il mercato del petrolio potrebbe affrontare una nuova fase ribassista nei prossimi mesi. ร quanto prevedono due colossi di Wall Street, JP Morgan e Citigroup, che stimano un calo del prezzo del Brent fino a 60 dollari al barile entro la fine del 2025. Una previsione che giovedรฌ 10 luglio รจ suonata particolarmente credibile, alla luce del brusco calo del 2,2% del prezzo del greggio. Venerdรฌ mattina il Brent รจ stabile a 68,6 dollari al barile.
I dazi di Trump pesano sulle quotazioni del greggio
A influenzare il mercato nelle ultime ore sono stati principalmente due fattori: da un lato, la minaccia di nuove sanzioni da parte del presidente statunitense Donald Trump contro la Russia; dall'altro, lโinasprimento della guerra commerciale, con lโannuncio di tariffe doganali del 35% sulle merci canadesi a partire dal 1ยฐ agosto. Gli operatori temono soprattutto la politica dei dazi di Washington, che potrebbe avere come conseguenza un rallentamento dellโeconomia globale, e di conseguenza un calo della domanda di energia. Invece, le sanzioni contro Mosca non hanno finora intaccato significativamente la produzione russa.
LโOPEC+ valuta una frenata
A complicare lo scenario sono le indiscrezioni riportate da Bloomberg, secondo cui lโOPEC+, lโalleanza tra i Paesi OPEC e i produttori non-OPEC guidata da Arabia Saudita e Russia, starebbe valutando di interrompere lโaumento della produzione previsto per ottobre, dopo lโultimo incremento da 550.000 barili al giorno previsto per settembre. Lโobiettivo รจ evitare un eccesso di offerta che potrebbe accelerare la caduta dei prezzi.
Secondo la International Energy Agency (IEA), le scorte mondiali stanno giร crescendo a un ritmo di 1 milione di barili al giorno, con un surplus che potrebbe toccare lโ1,5% della domanda globale nellโultimo trimestre dellโanno.
Il cartello ha giร aumentato significativamente lโofferta nei mesi scorsi, ma la produzione reale รจ risultata spesso inferiore agli annunci, per lโincapacitร tecnica o politica di alcuni Paesi di rispettare le nuove quote. La stessa Bloomberg stima che a settembre la produzione effettiva dellโOPEC+ potrebbe essere ancora inferiore di 500.000 barili al giorno rispetto agli obiettivi ufficiali dellโOPEC +.
Il rebus sulla capacitร produttiva della Russia
Un altro elemento chiave รจ rappresentato dalla tenuta della produzione russa. Secondo la IEA, la Russia potrebbe non essere in grado, in futuro, di sostenere gli attuali alti livelli produttivi. A giugno, le esportazioni di petrolio e prodotti raffinati russi sono scese ai livelli stagionali piรน bassi degli ultimi cinque anni. Nonostante ciรฒ, la produzione ha superato leggermente i target OPEC+, con 9,19 milioni di barili al giorno, pari a 140.000 in piรน rispetto allโobiettivo per giugno.
Ma il trend di lungo termine resta fragile: le esportazioni via mare sono calate ai minimi da febbraio, e Mosca sembra sempre piรน orientata a privilegiare la domanda interna, in particolare per soddisfare i bisogni del settore agricolo. La capacitร produttiva sostenibile della Russia, secondo la IEA, รจ di 9,8 milioni di barili al giorno, raggiungibile entro 90 giorni, ma al momento permangono forti incertezze operative e logistiche.
Previsioni divergenti e incognite sul futuro
Il parere degli analisti resta diviso. Se JP Morgan e Citigroup puntano decisi su una discesa dei prezzi, altri osservatori sottolineano che le attuali dinamiche produttive โ con aumenti annunciati ma in molti casi non realizzati per limiti tecnici o geopolitici โ potrebbero mantenere un certo equilibrio tra domanda e offerta. ร il caso di Suhail Al Mazrouei, ministro dellโEnergia degli Emirati Arabi Uniti, che ha dichiarato che โnonostante lโincremento produttivo, non si รจ verificato un accumulo eccessivo di scorte, segno che il mercato aveva bisogno di quei bariliโ.
Intanto, lโOPEC+ si prepara a un importante incontro in videoconferenza previsto per il 3 agosto, che sarร decisivo per definire la strategia produttiva dellโautunno.
Domanda, offerta e scorte: i numeri chiave del mercato petrolifero
Secondo il report di luglio dellโInternational Energy Agency, la domanda globale di petrolio nel 2025 รจ attesa in media a 103,2 milioni di barili al giorno, in aumento di circa 1,1 milioni rispetto al 2024, grazie alla ripresa economica dei Paesi emergenti.
Sul fronte dellโofferta, lโOPEC+ sta attualmente producendo circa 41 milioni di barili al giorno, pari a poco meno del 40% dellโofferta mondiale. Gli Stati Uniti si confermano primo produttore globale, con una produzione giornaliera che oscilla tra 13 e 13,2 milioni di barili, mentre la Russia, nonostante le sanzioni, rimane stabilmente sopra i 9 milioni di barili al giorno.
Le scorte commerciali nei Paesi OCSE hanno superato a giugno i 2,9 miliardi di barili, con un incremento significativo rispetto alla media quinquennale. Se il trend di accumulo dovesse proseguire al ritmo attuale, si stima che entro fine anno il surplus potrebbe toccare oltre 150 milioni di barili, creando una pressione ribassista sui prezzi.
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