C’è lavoro negli Stati Uniti, c'è calma a Wall Street

Società dei servizi immobiliari ieri in forte calo perché i nuovi servizi dell’intelligenza artificiale potrebbero mettere fuori gioco anche questi business.
L’ultimo rapporto sull’occupazione statunitense si è rivelato migliore delle attese: a gennaio sono stati creati 130.000 nuovi posti di lavoro e il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,3%. La crescita è stata quasi interamente trainata da un unico comparto, quello della sanità e dell’istruzione.
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La borsa degli Stati Uniti ha chiuso praticamente invariata una seduta di alta volatilità per le obbligazioni. A muovere i Treasury sono stati i dati sul mercato del lavoro.
L’indice S&P500 si è avvicinato nelle prime fasi di negoziazione a quota settemila punti ma ha poi ripiegato chiudendo sui livelli di martedì. In calo dello 0,2% il Nasdaq.
Società dei servizi immobiliari ieri in forte calo a Wall Street, come negli ultimi giorni, sono anche in questo ultimo caso, le più recenti applicazioni e strumenti di intelligenza artificiale, a muovere gli investitori:. CBRE s -12%, Jones Lang LaSalle -11%, Cushman & Wakefield scende -10%.
OCCUPAZIONE
L’ultimo rapporto sull’occupazione statunitense si è rivelato migliore delle attese: a gennaio sono stati creati 130.000 nuovi posti di lavoro e il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,3%. “Dati, a prima vista, incoraggianti. Tuttavia, l’analisi complessiva è meno rassicurante se si considerano le significative revisioni al ribasso dei mesi precedenti. La crescita dell’occupazione per il 2025, nel suo insieme, è stata rivista a soli +181.000 posti di lavoro per l’intero anno, equivalenti a circa +15.000 unità al mese: un ritmo decisamente contenuto”, scrive Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel. “È vero che il cosiddetto “punto di pareggio” della crescita occupazionale si è probabilmente abbassato, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione e delle restrizioni all’immigrazione. Tuttavia, un incremento medio di 15.000 unità al mese resta modesto e ulteriori revisioni potrebbero persino spingere la dinamica salariale in territorio negativo. Anche il dato di gennaio invita alla cautela: la crescita è stata quasi interamente trainata da un unico comparto, quello della sanità e dell’istruzione. Questa concentrazione suggerisce che un rimbalzo diffuso e sostenuto dell’occupazione non sia imminente. Come ha osservato il governatore della Fed Christopher Waller, si tratta sostanzialmente di una crescita occupazionale “zero”. A nostro avviso, questo non è un segnale positivo né per l’andamento futuro del tasso di disoccupazione né per la tenuta dei consumi. Alla luce delle revisioni, infatti, anche il potere di spesa dei consumatori – un indicatore della crescita del reddito aggregato strettamente correlato alla spesa reale – risulta più debole rispetto a quanto precedentemente stimato e inferiore alla media di lungo periodo, lasciando presagire una dinamica di crescita più lenta nei prossimi mesi. In attesa del rapporto sull’occupazione di febbraio, che sarà pubblicato all’inizio di marzo, prima della prossima riunione del FOMC, manteniamo per ora la nostra previsione: riteniamo che l’inflazione tenderà a moderarsi nel 2026 e che il mercato del lavoro rimarrà debole, aprendo la strada a tre tagli dei tassi nel corso del 2026, a partire dal secondo trimestre”.
Il dollaro si è rafforzato mentre il mercato ha spostato più in là, il primo dei tagli dei tassi attesi dalla Federal Reserve, da giugno a luglio.
TREASURY
Il tasso del dieci anni è salito di cinque punti base. L’asta da 42 miliardi di dollari di titoli a dieci anni ha avuto un esito poco brillante: i primari dealer hanno preso il 13,4%, più del precedente collocamento. Leggermente più basso della media degli ultimi mesi anche il rapporto tra domanda e assegnato.
TESORO DEGLI STATI UNITI
Il deficit di bilancio degli Stati Uniti rimarrà sostanzialmente invariato nei prossimi due anni, per poi aumentare nel corso del prossimo decennio, poiché gli interessi passivi assorbiranno una quota crescente della spesa, secondo quanto affermato dal Congressional Budget Office. Si prevede che gli Stati Uniti registreranno un deficit di 1,85 trilioni di dollari nell'anno fiscale in corso, pari al 5,8% del prodotto interno lordo. Per ogni dollaro raccolto in tasse e dazi, gli Stati Uniti spenderanno quest'anno 1,33 dollari. Entro il 2036, il deficit annuale supererà i 3.000 miliardi di dollari, pari al 6,7% del PIL, secondo il CBO. Dalla seconda guerra mondiale, questo è un livello che il Paese ha superato solo all'indomani della crisi finanziaria del 2008 e durante la pandemia di Covid-19.
DAZI DI TRUMP BOCCIATI DAL CONGRESSO
Con una votazione di 219 a 211 la Camera del Congresso americano ha approvato di stretta misura un provvedimento che esprime disapprovazione nei confronti dei dazi imposti dal presidente Donald Trump al Canada. I deputati hanno votato a favore di una risoluzione per porre fine all'uso da parte di Trump di un'emergenza nazionale per imporre misure commerciali punitive sui beni canadesi, inviando il provvedimento al Senato, dove ha buone probabilita' di essere approvato.
Ma e' improbabile che raccolga un sostegno sufficiente al Congresso per superare il prevedibile veto che Trump mettera' al testo. L’approvazione, pero', rappresenta un campanello d'allarme per il presidente, visto che la maggioranza repubblicana non appare piu' compatta sulla sua agenda
EURO: I DAZI PORTANO DISINFLAZIONE
La valuta unica, ieri in calo, si è mossa in reazione al dato sul mercato del lavoro.
Il taglio tassi può attenuare l'impatto negativo sull'inflazione e sulla crescita economica causato dall'aumento dei dazi, l’affermazione è contenuta in un post pubblicato sul blog della Banca centrale europea pubblicato ieri.
“Gli effetti del calo della domanda dovuto ai dazi statunitensi sull'area dell'euro superano qualsiasi effetto di aumento dell'inflazione dovuto all'offerta”, hanno affermato gli autori.
Poiché i settori più esposti sono anche quelli più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse, "la politica monetaria rimane uno strumento potente" per contrastare queste forze.
Incoraggiati da un'inflazione appena al di sotto dell'obiettivo e da una solida espansione economica, la maggior parte dei funzionari della BCE mostra oggi una scarsa propensione a ridurre i tassi dal loro attuale livello del 2%. Alcuni, tuttavia, temono un prolungato calo dei prezzi. Il finlandese Olli Rehn vede un “rischio reale” di un tale scenario disinflazionistico, elencando tra i pericoli un euro più forte e un aumento delle importazioni cinesi. Gli autori del blog - Alessandro De Sanctis, Stefan Gebauer, Julian Schumacher e Flavia Ungarelli - hanno avvertito che, mentre i prezzi aumentano leggermente subito dopo una sorpresa commerciale, essi iniziano a diminuire nel medio termine, con l'impatto più forte che si verifica un anno e mezzo dopo.
Petrolio in rialzo, WTI a 65 dollari il barile.
IRAN
Nel giorno del bilaterale tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu, l'Iran ha inviato un messaggio forte e chiaro: sul programma di missili balistici, quello sul quale il premier israeliano fa più pressioni oltre al nodo del nucleare, non si negozia. "E' stato un incontro molto buono. Non c'è stato niente di definitivo, se non che ho insistito che i negoziati con l’Iran continuino per vedere se si può trovare un accordo", ha riferito il presidente americano al termine del faccia a faccia ricordando come "l'ultima volta l'Iran ha deciso che era meglio non concludere un'intesa, ed è stato colpito dal ‘Midnight Hammer'. Non è andata bene per loro. Speriamo che questa volta siano più ragionevoli e responsabili”.
L'incontro, il sesto da quando il tycoon è tornato alla Casa Bianca e mentre gli Stati Uniti hanno deciso di aumentare la loro presenza militare nella regione, si è tenuto a porte chiuse e senza conferenza stampa finale.
Asia. Altri rialzi record dell’indice Kospi di Seul +2,7%. Salgono come al solito le azioni dei pesi massimi dell’indice, Samsung e SK Hynix. Sulla parità il Nikkei di Tokyo, zavorrato dal rafforzamento dello yen, a 152,5 su dollaro. In calo la borsa di Hong Kong.
TITOLI
Ferragamo smentisce le indiscrezioni media riguardo a un possibile avvicendamento alla direzione creativa.
Nexi. Al 4 febbraio Barclays aveva una partecipazione di 5,103%nella società, come emerge dalle comunicazioni Consob relative alle partecipazioni rilevanti.
In particolare, lo 0,945% sono diritti di voto riferibili ad azioni, il 4,158 ad altre posizioni lunghe.
Stellantis ha emesso un avviso 'Do Not Drive' per circa 225.000 veicoli più vecchi negli Stati Uniti dotati di airbag Takata difettosi non riparati che sono stati ritirati.
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