Caos petrolio: Trump rinvia gli attacchi, l’Iran smentisce le trattative

L’annuncio del presidente degli Stati Uniti aveva fatto virare al ribasso le quotazioni del petrolio, ma fonti di Teheran hanno affermato che non ci sarebbero stati colloqui tra le parti in conflitto, elemento che aveva spinto Trump ad ordinare il rinvio degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane
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Prezzi del petrolio in picchiata
Virano rapidamente in negativo le quotazioni del petrolio, anche se l’Iran ha smentito i colloqui con gli Stati Uniti annunciati da Donald Trump.
Il presidente USA aveva annunciato la sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche del Paese, facendo virare al ribasso il prezzo del Brent, sceso improvvisamente sotto quota 100, a 97 dollari al barile, segnando un calo del 9% dopo che l’ultimatum di Trump aveva fatto aprire i prezzi della seduta odierna in crescita.
L’annuncio e la smentita
L’annuncio di Trump era arrivato con un post sul suo social network, Truth, nel quale definiva “produttivi” i colloqui avuti con Teheran che lo avevano spinto alla sospensione di cinque giorni degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane.
Subito dopo, però, l’Iran aveva fatto filtrare oggi, attraverso l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, che i colloqui citati da Trump “non ci sono stati” e che la decisione del leader americano sarebbe dovuta al fatto che Teheran ha raggiunto un elevato livello di deterrenza.
“Nessun negoziato è stato avviato e non ce n’è alcuno in corso”, ha detto una “fonte informata” a Tasnim, aggiungendo che “con questo tipo di guerra psicologica né lo stretto di Hormuz tornerà alla situazione precedente alla guerra né la calma tornerà sui mercati energetici”.
La fonte citata da Tasnim, un alto responsabile della sicurezza, sostiene che il presidente statunitense avrebbe rinunciato all’attacco dopo che le minacce militari iraniane hanno acquisito credibilità sul piano della deterrenza.
La stessa fonte ha aggiunto che sull’arretramento di Trump avrebbe pesato anche la pressione dei mercati finanziari e la minaccia rappresentata dai titoli di Stato all’interno degli Stati uniti e dell’Occidente.
Il responsabile ha inoltre affermato che, dall’inizio della guerra a oggi, alcuni mediatori hanno trasmesso messaggi a Teheran, ma la risposta iraniana sarebbe stata negativa: la difesa, scrive Tasnim, continuerà fino al raggiungimento del livello di deterrenza ritenuto necessario.
Greggio nel caos
"Il mercato del petrolio è nel caos più totale", scrivono in una nota gli analisti della società di intermediazione PVM Oil Associates Ltd, ritenendo che il post di Trump rappresenta “un chiaro segno di resa alle forze di mercato, con prezzi del petrolio in rialzo e mercati azionari in calo”.
"Trump sta chiaramente cercando di far scendere il prezzo", secondo Bjarne Schieldrop, analista capo delle materie prime presso SEB AB, evidenziando che "La riapertura di Hormuz dipende dall'Iran e non dalle politiche di Trump".
Una de-escalation potrebbe portare al ritorno di parte di questi rifornimenti, anche se molto dipenderà dalla rapidità con cui gli armatori saranno disposti a riprendere la navigazione attraverso Hormuz. Il flusso della maggior parte delle merci attraverso la via navigabile è stato praticamente interrotto, poiché gli armatori non sono disposti a rischiare la vita dei loro marittimi nella regione.
Un'eventuale cessazione delle ostilità porterebbe probabilmente un sollievo all'impatto inflazionistico del conflitto, anche se la ripresa delle forniture energetiche potrebbe richiedere del tempo.
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BNP Paribas
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