Cos’è la stagflazione e perché è così temuta


Un mix tra stagnazione e inflazione, due situazioni che già singolarmente possono avere impatti negativi sul mercato e sul potere d'acquisto dei cittadini. Ma cos'è esattamente la stagflazione?


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Un mix combinato di stagnazione e inflazione

Negli ultimi mesi economisti e analisti mondiali sono tornati a parlare di "stagflazione", ma che cos’è? Stagflazione è un termine ibrido, un’unione tra stagnazione e inflazione, ovvero una fase economica in cui convivono una stagnazione delle attività produttive, alti livelli di disoccupazione, bassa crescita ((o addiritura decrescita)) con un persistente aumento dei prezzi.

Si tratta di uno scenario straordinario e insolito in quanto, generalmente, la recessione è accompagnata da un raffreddamento dei prezzi. Se la capacità di spesa delle famiglie viene meno, la richiesta di beni di consumo cala e dovrebbe riflettersi sui prezzi degli stessi, rispondendo alla legge della domanda e dell’offerta. Processo che non si avvera in caso di stagflazione.

Il termine fu utilizzato per la prima volta nel 1965 dal politico inglese Iain Macleod per descrivere la situazione di stagnazione economica e alta inflazione che caratterizzava l’economia inglese di allora: "Abbiamo il peggio del peggio: non solo l'inflazione da un lato e la stagnazione dall'altro, ma una combinazione delle due, abbiamo una sorta di 'stagflation'”.

Ma se metà anni ‘60 è stato il momento in cui il termine è stato coniato, il periodo storico associato alla stagflazione sono gli anni ‘70. A un’economia statunitense già fortemente compromessa, caratterizzata da una politica troppo timida da parte della Federal Reserve, andarono a sommarsi le crisi petrolifere. Nel 1973 arrivò l’embargo deciso dall'Opec che portò i prezzi del greggio a quadruplicare. Poi nel 1979, a seguito della rivoluzione iraniana, scoppiò una seconda crisi petrolifera e i prezzi del greggio aumentarono ulteriormente. I due shock petroliferi alimentarono l'inflazione Usa, che a marzo 1980 raggiunse un picco del 14,76%. Le economie mondiali si trovarono in una condizione fino allora inedita di bassa crescita e alta inflazione. Una forte contrazione dell'attività economica e una crescita a doppia cifra dei prezzi dei beni di consumo, dalla benzina agli alimentari, provocò una caduta della domanda, un alto tasso di disoccupazione e una recessione economica.

Cosa causa la stagflazione

Le principali teorie sulle cause della stagflazione ipotizzano che alle origini di quest'ultima vi siano due condizioni:

  • strozzature o shock sul fronte dell'offerta: ad esempio, l’improvviso aumento dei prezzi delle materie prime, come l’energia, possono non solo causare un rapido rincaro, ma anche provocare un generale aumento dei prezzi, che rende la produzione più costosa e meno redditizia, frenando la crescita economica;
  • politiche monetarie e fiscali eccessivamente espansive che aumentano la domanda e facilitano la crescita dei prezzi.

Conseguenze indesiderate su più fronti

La stagflazione rappresenta un serio pericolo per l'economia perché è un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Solitamente, infatti, per raffreddare l’inflazione si utilizzano tecniche monetarie (rialzo dei tassi) o fiscali (politiche di austerità) le quali tendono a produrre risultati negativi per la crescita economica a breve termine. Nel caso in cui si decida di dare nuovo vigore all’economia, il pericolo consiste in un ulteriore riscaldamento dei prezzi.

Una situazione rischiosa per consumatori e lavoratori: il rallentamento economico implica maggiore disoccupazione, mentre l’aumento generale dei prezzi erode il potere d'acquisto a causa del rincaro dei prezzi energetici, del caro spesa e del caro carburante.

“La lotta alla stagflazione è particolarmente complessa, in quanto per diminuire la spinta inflazionistica le banche centrali dovrebbero ridurre la massa di moneta circolante (alzando i tassi e riducendo la velocità di circolazione della moneta) e per questa via contenere la domanda di beni e servizi”, spiega Antonio Tognoli, Investment Strategist di Copernico SIM, che sottolinea però come “la diminuzione della domanda causata da una riduzione della massa monetaria non favorisce però la crescita economica. Con una persistente inflazione i salari reali perdono potere d’acquisto e inizia la spirale salari/prezzi”.

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