Crescita USA resiliente, Fed prudente sui tagli dei tassi

27/01/2026 07:15
Crescita USA resiliente, Fed prudente sui tagli dei tassi

Nonostante gli scarsi dettagli dell’accordo di Davos, i timori degli investitori si sono placati. Potrebbero comunque esserci nuovi colpi di scena che scatenino la volatilità.

A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM

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Fiducia dei consumatori USA di gennaio attesa oggi alle 14:30 (stima 90,1 punti contro 89,1 di dicembre).

IFO di gennaio leggermente sotto le attese (87,6 punti contro 88,3 atteso) e in linea con dicembre. Ricordiamo che l’IFO è un indicatore precoce, ampiamente seguito, dello sviluppo economico in Germania. I positivi dati della scorsa settimana, sembrano trovare la conferma che l’economia tedesca abbia esaurito la spinta negativa e sia sostanzialmente pronta a ripartire. Ulteriori conferme sono comunque necessarie.

Decisamente maggiori delle attese gli ordini di beni durevoli degli Stati Uniti di novembre (+5,3% contro +3,1% atteso e -2,1% di ottobre). Ovviamente un dato più elevato sta a indicare un aumento dell'attività da parte dei produttori. Da precisare comunque che il dato è alquanto volatile e viene abitualmente rivisto in occasione della pubblicazione del report sugli Ordini alle fabbriche, circa una settimana dopo.

Come sappiamo, la minaccia di nuovi dazi è stata presto ritirata dopo che il presidente Trump ha raggiunto un accordo al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, incentrato sull'ottenimento da parte degli Stati Uniti di un maggiore accesso alla Groenlandia. I dettagli completi dell'accordo sono ancora scarsi, ma per il momento, sembrano aver placato i timori del mercato che la volatilità legata al commercio, presente per gran parte dello scorso anno, fosse di nuovo in programma per il 2026. Non escludiamo comunque nuovi e sempre possibili colpi di scena in grado di scatenare la volatilità.

I dati recenti hanno mostrato che la crescita economica statunitense continua a seguire una traiettoria positiva, in gran parte grazie alla notevole resilienza del settore delle famiglie. La spesa al consumo reale è aumentata di un solido 0,3% sia a ottobre che a novembre. Si noti che le agenzie statistiche del governo federale stanno ancora pubblicando i dati, ritardati dal recente lockdown, e quindi nell'ultimo aggiornamento su reddito e spesa personale sono stati pubblicati i dati relativi a due mesi.

La spesa è aumentata con forza su larga scala per beni e servizi, segnalando che i modelli di consumo si stanno normalizzando dopo la ripresa della domanda di beni all'inizio dell'anno. I dati ad alta frequenza indicano che la spesa al consumo ha attraversato un periodo di debolezza a dicembre. Detto questo, stiamo monitorando la crescita del PCE reale del quarto trimestre al 2,7% annualizzato, solo leggermente inferiore al forte ritmo del 3,5% del terzo trimestre.

La spesa delle famiglie continua quindi a reggere bene. Tuttavia, la crescita del reddito non è riuscita ancora una volta a tenere il passo con la spesa sia a ottobre che a novembre, riducendo il tasso di risparmio personale al minimo triennale del 3,5%. La tendenza al ribasso della crescita del reddito per gran parte dell'ultimo anno è di fatto dovuta all'allentamento della crescita salariale relativo all'indebolimento dei fondamentali del mercato del lavoro. Pur preoccupando per le prospettive a breve termine o per la spesa dei consumatori, gli sgravi fiscali derivanti da maggiori rimborsi e da altre modifiche politiche previste dal One Big Beautiful Act dovrebbero le finanze delle famiglie e sostenere la spesa.

L'allentamento dell'inflazione è un altro fattore di supporto per la spesa al consumo. Il deflatore dei prezzi PCE core è aumentato solo dello 0,2% a ottobre e novembre, portando il tasso annualizzato trimestrale al 2,3%. Le stranezze associate alla chiusura delle attività governative hanno recentemente soppresso le letture mensili. Detto questo, stimiamo che il PCE core sia aumentato dello 0,36% a dicembre, il che porterebbe il tasso dell'anno precedente ad un rialzo del 3,0%. Sebbene ciò rappresenti un passo nella direzione sbagliata, lascerebbe il tasso di inflazione core a 12 mesi invariato rispetto al livello di fine 2024, un dato impressionante data la pressione al rialzo dei dazi sui prezzi dei beni e la crescita del PIL.

Tuttavia, l'inflazione è comunque superiore all'obiettivo del 2% del FOMC, mentre il Comitato si avvia alla riunione di gennaio che si terrà domani. Come abbiamo più volte affermato, riteniamo che la riunione si concluderà senza modifiche al tasso di riferimento, in linea con le aspettative di consenso. L'andamento della politica monetaria nei prossimi mesi è comunque sempre più incerto. Come valutare il bilancio dei rischi, con un'inflazione superiore all'obiettivo e un tasso di disoccupazione leggermente superiore alla maggior parte delle stime di piena occupazione, rimane un punto di contesa al FOMC. Quanto l'attuale obiettivo sul tasso dei fondi federali sia lontano dalla neutralità, ovvero né restrittivo né accomodante, è un altro punto di disaccordo. Le condizioni del mercato del lavoro si sono chiaramente attenuate e gli ultimi dati sulla spesa per le costruzioni pubblicati questa settimana ci ricordano che diversi settori, come l'edilizia residenziale e non residenziale, rimangono fortemente vincolati dagli elevati costi di finanziamento.

Nel complesso, come abbiamo visto, la crescita del PIL reale rimane solida, in un contesto di spesa delle famiglie resiliente e di forti investimenti in conto capitale legati all'intelligenza artificiale. Il precedente allentamento monetario, che richiede almeno sei mesi prima di far vedere i suoi effetti e la politica fiscale favorevole dovrebbero consentire a queste tendenze di proseguire nel corso del 2026.

Gli investitori continuano quindi a prevedere altri due tagli di 25 punti base alle riunioni di marzo e giugno. Dal nostro punto di vista crediamo che l'asticella per ulteriori tagli dei tassi è stata alzata, con rischi orientati verso un allentamento più lento e probabilmente meno accentuato quest'anno. In altre parole, il primo e forse unico taglio (dipenderà dai dati) potrebbe avvenire a giugno.

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