Crollo l’oro con una Fed vista più hakish

Crollo l’oro con una Fed vista più hakish

La possibile nomina di un presidente meno dovish da parte di Donald Trump sta attirando vendite sui metalli preziosi, provenienti da corse record negli ultimi mesi.

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Tonfo dell’oro

Piovono vendite sull’oro questa mattina alla luce della possibilità che la Federal Reserve possa essere meno accomodante con la sua nuova gestione.

I prezzi spot della materia prima scendono del 6% alle 10 di oggi, scendendo a 5.034 dollari, mentre il future con scadenza ad aprile ritraccia a 5.062 dollari l’oncia.

L'oro ha proseguito il suo 2026 con un rally esplosivo: fino a ieri era cresciuto del 27%, arrivando a toccare il suo record storico di 5.507,43 dollari l’oncia.

Il calo odierno è il maggiore dal mese di ottobre, con il sentiment di avversione al rischio ha innescato vendite sui metalli preziosi, con gli investitori che li hanno utilizzati per coprire perdite su altri asset come le azioni.

A incidere sul calo dell’oro è stato anche il rimbalzo del biglietto verde: l’indice del dollaro sale a 96,50 (+0,30%) e la coppia EUR/USD scende a 1,1926 euro (-0,30%).

Warsh presidente della Fed

Il rimbalzo del dollaro arriva dopo che una fonte di Bloomberg riferiva di una visita alla Casa Bianca nella giornata di ieri da parte di KevinWarsh, uno dei quattro finalisti nella rosa di Trump per guidare la banca centrale, alimentando così le speculazioni su una sua nomina al posto di Jerome Powell.

Tuttavia, la scelta non è definitiva finché il presidente non farà un annuncio, aggiungevano le fonti coperte dall’anonimato in quanto questioni non ancora pubbliche. In precedenza, Trump aveva dichiarato di voler annunciare la sua scelta nella mattinata di oggi.

In ogni modo, i movimenti di mercato suggeriscono che i trader stanno prezzando sempre più la nomina di Warsh, ridimensionando così le aspettative di allentamento della politica monetaria. Condizioni monetarie più restrittive probabilmente frenerebbero le aspettative di crescita, raffreddando il mercato azionario, mentre tassi d’interesse più elevati peserebbero sulle obbligazioni e sosterrebbero il dollaro.

L’annuncio atteso per oggi porrà fine a mesi di speculazioni su chi guiderà la banca centrale, dopo che Trump e la sua amministrazione hanno ripetutamente criticato il presidente della Fed Jerome Powell per non aver tagliato i tassi di interesse. Il mandato di Powell come presidente termina a maggio.

Un’opzione meno accomodante

“La percezione del mercato è che Warsh sarebbe un’opzione relativamente più tradizionale e meno accomodante come presidente della Fed, e in tal caso potremmo vedere meno tagli dei tassi”, spiega Kevin Ng, senior strategist presso Nomura Australia.

Secondo gli strategist di Bloomberg, una nomina di Warsh non implicherebbe di per sé un cambio nella politica valutaria, dato che tale responsabilità spetta al Tesoro, ma migliorerebbe sensibilmente la percezione dell’indipendenza della Fed, riducendo i timori di eccessiva influenza politica o di una giustificazione dell’inflazione e fornendo una spinta favorevole al dollaro.

Si moltiplicano ora gli interrogativi sull’orientamento di politica monetaria di Warsh, dopo che di recente si è allineato a Trump chiedendo pubblicamente costi di finanziamento più bassi, in contrasto con la sua lunga reputazione di “falco” sull’inflazione.

“Riteniamo che le reali intenzioni di politica monetaria di Warsh siano difficili da definire in questo contesto politico unico”, sottolinea Homin Lee, senior macro strategist presso Lombard Odier a Singapore. “Metteremmo in guardia dal proiettare troppo i suoi commenti passati di stampo restrittivo, anche se questi suggeriscono qualche tendenza fuori dagli schemi”, conclude.

Ancora un asset interessante

La crescita improvvisa dell’oro di quest'anno era dovuto alle tensioni geopolitiche accese, alle preoccupazioni sull'indipendenza della Federal Reserve USA e ai deficit di bilancio governativi in espansione. Il metallo ha esteso un rally iniziato nel 2023, trainato dagli acquisti delle banche centrali, dalla politica monetaria accomodante della Fed e dagli investitori asiatici.

Man mano che il lingotto toccava picchi consecutivi, il momentum dei prezzi ha attirato investitori da tutti gli angoli dei mercati finanziari, inclusi speculatori e trader retail. L'ampiezza e la durata del rialzo hanno gradualmente limitato la capacità delle banche di assumere posizioni, riducendo la liquidità e aumentando la volatilità, secondo Simon Biddle, responsabile dei metalli preziosi presso il broker Tullet Prebon (parte di TP ICAP Group), che aggiunge: “le banche non hanno bilanci infiniti per negoziare metalli preziosi», ha detto. «I volumi di scambio sono diminuiti perché assumono meno rischi”.

Nonostante il ritracciamento, l'oro resta un asset attraente e un valido hedge, secondo UBS Global Wealth Management. Gli analisti Wayne Gordon e Giovanni Staunovo prevedono che il metallo prezioso raggiungerà i 6.200 dollari nei primi tre trimestri dell'anno, spinto da un maggiore attivismo degli investitori, in una nota del 29 gennaio.

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