Data center, la nuova utility dell’IA. Ecco perché l’infrastruttura conta più del software

14/01/2026 13:45
Data center, la nuova utility dell’IA. Ecco perché l’infrastruttura conta più del software

In pochi anni i data center sono passati da “magazzini digitali” a super-fabbriche di calcolo operative 24 ore su 24, chiamate a sostenere una domanda che cresce più velocemente delle reti elettriche e dei tempi di costruzione. L’IA sta spostando il valore dal prodotto finale all’infrastruttura: quando la capacità è scarsa e i contratti sono lunghi, il data center inizia a comportarsi come una utility, con ricavi più prevedibili e potere contrattuale più alto.

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L’IA cambia il progetto dei data center

Solo pochi anni fa, i data center erano pensati soprattutto per archiviare file ed eseguire software quotidiano. Oggi vengono riprogettati per gestire carichi di lavoro avanzati senza interruzioni, con un cambiamento strutturale che riguarda architettura, localizzazione e fonti energetiche. Andrew Ye, Investment Strategist di Global X, lega questa trasformazione alla rapida commercializzazione dell’IA, che ha accelerato la domanda di elaborazione fino a rendere i data center un vero snodo industriale.

Il punto di rottura, spiega Ye, è la velocità con cui l’IA è entrata nell’uso di massa. Piattaforme come ChatGPT hanno attirato 800 milioni di utenti settimanali, mentre prodotti di intelligenza artificiale vengono lanciati con una frequenza quasi quotidiana e il volume delle query cresce a ritmi inediti. Ye collega questo salto alla necessità di espandere la capacità globale dei data center non solo per l’IA conversazionale, ma anche per tecnologie più esigenti come Physical AI e quantum computing.

La spinta infrastrutturale, per Ye, si innesta su un decennio di crescita già potente. Tra il 2015 e il 2025, gli asset di dati globali sono aumentati del 1.258%, con consumatori e imprese trascinati da 5G, dispositivi mobili più performanti e digitalizzazione accelerata durante la pandemia. Poi è arrivata l’IA conversazionale, che ha cambiato l’interfaccia con il digitale “quasi da un giorno all’altro”: l’aumento dell’engagement e la necessità dei modelli di processare più dati più velocemente hanno alzato l’asticella anche sulle aspettative degli utenti, con richieste arricchite da immagini, video e finestre di contesto più ampie che hanno spinto ulteriormente il fabbisogno di calcolo.

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La risposta dell’industria è stata immediata e costosa. Secondo Global X, nel 2024 la spesa globale nei data center ha raggiunto 455 miliardi di dollari, in aumento del 51% su base annua. Eppure il tema non è solo costruire: è collegare e rendere operativa la capacità, perché la disponibilità di server IA, soprattutto con adeguata connessione alla rete elettrica, resta un vincolo critico. Nell'analisi di Ye, il prossimo salto potrebbe rendere l’IA ancora più “invisibile”, integrata in social, mappe, software di produttività e smartphone, mentre paradigmi come Agentic AI e Physical AI restano frenati proprio dalla disponibilità di infrastrutture di calcolo.

Ecco perché i data center si comportano da utility

Il quadro di scarsità emerge con chiarezza negli Stati Uniti. Global X segnala che nel primo trimestre 2025 il tasso di vacancy era appena 1,6%, con hub come la Virginia del Nord in condizioni ancora più ristrette. Il dato resta significativo anche considerando l’ondata di costruzioni: nel 2024 sono stati immessi sul mercato quasi 7 GW di nuova capacità, il doppio rispetto all’anno precedente, mentre l’assorbimento di nuovi data center è cresciuto del 34% nel 2024 dopo un +26% nel 2023. Con tempi di sviluppo tipici di 12-18 mesi, Ye osserva che lo squilibrio tra domanda e offerta potrebbe protrarsi fino al 2026.

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Quando la capacità è così scarsa, il mercato cambia natura. Ye evidenzia che, con poche alternative disponibili su scala adeguata, i clienti potrebbero essere meno inclini a cambiare fornitore, mantenendo basso il churn e alta l’occupazione. Questo rafforza la leva negoziale nei rinnovi e consente di fissare canoni più elevati, con i canoni di locazione che, secondo Ye, avevano già raggiunto massimi storici alla fine del 2024. La logica “utility” passa anche dai contratti: gli operatori strutturano tipicamente accordi pluriennali con hyperscaler e grandi imprese, spesso della durata di 10-15 anni, creando flussi di ricavi più prevedibili man mano che i clienti si integrano negli ecosistemi delle singole strutture.

Con una pipeline di domanda in crescita, alcuni grandi operatori stanno accelerando per rendere disponibile nuova capacità. Ye cita Equinix, che nei risultati del secondo trimestre 2025 ha indicato un’espansione aggressiva della presenza globale, con 56 progetti in 24 Paesi, inclusi 12 progetti x-Scale. Global X richiama anche Digital Realty, che serve clienti come IBM, Oracle e Meta Platforms e sta sviluppando circa 499 MW di nuova capacità, con focus su Virginia del Nord, Chicago e Dallas.

La dimensione “utility” passa dall’energia. Global X stima che la domanda di elettricità dei data center possa raggiungere 945 TWh entro la fine del decennio, più che raddoppiando rispetto ai consumi di fine 2024. Per Ye, gran parte di questa capacità deve ancora essere costruita e l’elemento geografico diventa decisivo: la dispersione della crescita rafforza l’idea di guardare oltre i soli hyperscaler statunitensi. In questo quadro, la conclusione è netta: i data center stanno diventando le utilities dell’era dell’intelligenza artificiale, perché l’espansione delle esigenze di calcolo può allargarsi rapidamente dall’uso quotidiano verso Physical AI e calcolo ad alte prestazioni, incluso il quantum computing, premiando gli operatori capaci di portare nuova capacità sul mercato e monetizzarla attraverso base clienti e reti di distribuzione.

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