Day After l’inflazione USA: cosa farà ora la Fed? Le previsioni degli analisti


Ieri l’indice dei prezzi al consumo ha mostrato una crescita dei prezzi inferiore alle previsioni, innescando un rally nell’azionario, e ora sono molti gli esperti che prevedono una pausa nei rialzi dei tassi per la prossima riunione della Federal Reserve, interrogandosi anche su quando arriveranno i primi tagli.


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L’inflazione e Wall Street

Il rally di Wall Street innescato ieri dai dati sui prezzi del mese di ottobre sembra non essersi fermato, con i mercati che sembrano convinti che si sia praticamente azzerato il rischio di nuovi rialzi dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

Ieri l’inflazione USA misurata dall’indice dei prezzi al consumo (CPI) è risultata in crescita del 3,2% su base annua (previsioni a +3,3%) e un sostegno al sentiment è arrivato anche dall’indice CPI core, quello che esclude i prezzi più volatili (energia e alimentari), aumentato dello 0,2% su base mensile (rispetto al +0,3% previsto) e del 4% (sotto il 4,1% atteso) annualmente, il rialzo più contenuto dal settembre 2021.

Entrambi i trend dunque, sono stati inferiori alle attese degli analisti, fattore che ha innescato forti acquisti a Wall Street, con la seduta migliore da aprile scorso per i principali indici.

Dai numeri del CME Group è emerso di conseguenza che, a seguito di questi dati, i trader hanno azzerato quasi le speculazioni su eventuali ulteriori strette monetarie da parte della Fed.

Le previsioni degli analisti

“Il dato di ieri dell’Indice dei Prezzi al Consumo core non ha superato le attese, che stimavano un aumento", sottolinea Lindsay Rosner, Head of Multi-Sector Investing for Fixed Income di Goldman Sachs AM, aggiungendo che “questo dovrebbe consolidare la posizione attendista della Fed a dicembre”. Secondo Callie Cox, US market analyst di eToro, “la tendenza dell'inflazione è chiara. La crescita dei prezzi sta rallentando perché la domanda e l'offerta stanno tornando in equilibrio” e questo “rende piuttosto chiare anche le prospettive della Federal Reserve”.

Secondo l'analista, però, c’è “un dettaglio che fa riflettere”, ovvero “l’improvvisa impennata dell'inflazione dei servizi (esclusi gli affitti)” che è “la misura che Jerome Powell ama sottolineare ed ha effettivamente accelerato su base annua in ottobre. Questo sarebbe il principale argomento della Fed per mantenere i tassi più alti più a lungo, ma è solo un dato all’interno di un mare di altri elementi che dicono il contrario”. “Crediamo che, per il meeting del 13 dicembre del FOMC, la commissione operativa della FED, lo scenario sia quello di un mantenimento dei tassi di interesse nel range 5,25%-5,50%. I dati confermato che l’attuale posizionamento della Fed in politica monetaria sia abbastanza restrittivo per permettere all’inflazione di tornare nel medio periodo verso l’obiettivo del 2%”, conferma Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia.

Quando i primi tagli?

“Sebbene i dati di ottobre mostrino che l'inflazione americana continua, piano piano, a diminuire, sia l'inflazione generale che, soprattutto, quella sottostante, rimangono lontane dall'obiettivo del 2% della Federal Reserve (Fed), quindi c'è ancora lavoro da fare”, ricordano da Link Securities.

Tuttavia, “speriamo che questi dati aiutino la Fed a porre fine al processo di rialzo dei tassi, anche se sembra ancora prematuro iniziare a parlare di potenziali riduzioni dei tassi di interesse ufficiali. Per ora, presumiamo che alla riunione di dicembre del Federal Open Market Committee (FOMC) la Fed sceglierà di mantenere invariati i suoi tassi di interesse ufficiali”, aggiungono questi analisti.

“Crediamo che il recente andamento dell’inflazione e del mercato del lavoro nel paese gli dia spazio di manovra per agire in questo modo. Tuttavia, e fino a quando l’inflazione non mostrerà chiari segnali di avvicinamento all’obiettivo del 2%, la Fed manterrà i suoi tassi di interesse ufficiali sui livelli attuali, qualcosa con cui gli investitori dovranno abituarsi a convivere, almeno per tutta la prima metà del 2024”, prevedono gli esperti di Link Securities.

“Dopo i dati dell'IPC, il mercato elimina quasi completamente ogni probabilità di un nuovo aumento dei tassi e anticipa a giugno (rispetto al luglio precedente) la prima diminuzione dei quattro attualmente scontati per il 2024”, affermano da Renta 4.

“Ci aspettiamo che si verifichino tagli significativi dei tassi di interesse da parte delle principali banche centrali nel 2024”, prevede Steven Bell, Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments.

“La lotta contro l’inflazione non è ancora stata vinta, ma i venti giocano ora a nostro favore, portando un sospiro di sollievo sia per le obbligazioni che per le azioni”, ha aggiunto Bell.

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