Dazi addio, l’Europa riapre ai veicoli elettrici cinesi

L’accordo tra Bruxelles e Pechino ridisegna il commercio delle auto. BYD e SAIC avanzano in Europa, mentre Volkswagen fatica nel mercato cinese
Indice dei contenuti
- 1. UE e Cina riscrivono le regole dell’auto elettrica
- 2. Dai dazi ai prezzi minimi
- 3. Regole più stringenti sulle ibride per evitare aggiramenti
- 4. Il primo banco di prova: Volkswagen
- 5. Le auto cinesi conquistano l’Europa
- 6. Il paradosso della transizione verde
- 7. In Cina l’Europa perde terreno
- 8. La strategia di Volkswagen
UE e Cina riscrivono le regole dell’auto elettrica
L’aggressività dell’amministrazione Trump, che non sta risparmiando partner storici come l’Unione europea, ha probabilmente contribuito a creare le condizioni per un inatteso disgelo commerciale tra Bruxelles e Pechino. Bruxelles ha annunciato oggi, lunedì 12 gennaio, un’intesa di principio sulle importazioni di veicoli elettrici cinesi, destinata a chiudere uno dei capitoli più tesi della guerra commerciale tra le due aree.
Dai dazi ai prezzi minimi
Il cuore dell’accordo è tecnico ma politicamente rilevante. I dazi della Ue, che arrivavano fino al 35,3% sui veicoli elettrici prodotti in Cina, dovrebbero essere sostituiti da un sistema di prezzi minimi all’importazione. In base alle linee guida della Commissione europea, i produttori cinesi potranno presentare impegni sui prezzi che Bruxelles valuterà caso per caso.
I livelli minimi dovranno neutralizzare l’effetto dei sussidi pubblici ricevuti in Cina, avere un impatto economico equivalente ai dazi e ridurre il rischio di “compensazione incrociata” tra modelli o tecnologie diverse.
Regole più stringenti sulle ibride per evitare aggiramenti
Bruxelles ha respinto l’idea di un prezzo minimo unico per tutti i modelli, richiesta inizialmente da Pechino. Le nuove regole prevedono invece prezzi minimi per ogni singolo modello e configurazione, basati sul prezzo di vendita al primo cliente indipendente nell’Unione europea.
Particolare attenzione è riservata alle aziende che vendono anche veicoli ibridi, un segmento in forte crescita: nei primi tre trimestri del 2025 le importazioni di ibridi cinesi nell’UE sono quintuplicate rispetto all’anno precedente. La Commissione considera meno rischiose le offerte che includono limiti di volume o che hanno una durata temporale definita.
Il primo banco di prova: Volkswagen
A rendere evidente quanto è complicato e spesso contraddittorio il panorama delle relazioni commerciali fra Ue e Cina, è la notizia che il primo caso concreto di applicazione della nuova normativa riguarderà Volkswagen. Il gruppo tedesco ha presentato un’offerta per sostituire i dazi sul SUV elettrico Cupra Tavascan prodotto in Cina. L’attuale regime tariffario, nato per proteggere l’industria europea, sta infatti colpendo anche i costruttori occidentali che producono in Cina per vendere in Europa, come BMW con l’iX3 o Volvo con l’EX30.
Le auto cinesi conquistano l’Europa
Nel frattempo, i numeri raccontano una realtà che i dazi non sono riusciti a fermare. Il valore delle importazioni di auto elettriche a batteria nell’UE è passato da 1,6 miliardi di dollari nel 2020 a 11,5 miliardi nel 2023. La parte più rilevante arriva da marchi occidentali con fabbriche in Cina, come Tesla e BMW.
Secondo Acea e S&P Global Mobility, nella prima metà del 2025 le auto prodotte in Cina hanno rappresentato il 6% delle vendite nell’Unione, contro il 5% dell’anno precedente. BYD, SAIC (MG), Geely e Leapmotor continuano ad ampliare la loro presenza e, secondo AlixPartners, entro il 2030 potrebbero arrivare al 10% del mercato europeo.
Il paradosso della transizione verde
L’Unione europea ha un problema strutturale: per centrare l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 ha bisogno di auto elettriche a prezzi accessibili.
I dazi servono a contrastare i sussidi che il governo di Pechino concede ai produttori cinesi – dai prestiti agevolati ai terreni a basso costo –, ma rischiano di rallentare la diffusione dell’elettrico proprio nel momento cruciale della transizione.
In Cina l’Europa perde terreno
Mentre le auto cinesi avanzano in Europa, in Cina accade l’opposto. Nel 2025 Volkswagen è stata superata da Geely ed è scivolata al terzo posto nella classifica dei maggiori produttori in Cina, dove al primo posto si è confermata BYD. Le joint venture del gruppo tedesco con FAW e SAIC hanno una quota del 10,9%, in calo dal 12,2% del 2024. Geely è salita all’11%, mentre BYD resta leader, pur scendendo dal 16% al 14,7%.
Il problema è strutturale: i marchi stranieri hanno tardato la svolta elettrica, mentre i consumatori cinesi, sostenuti da generosi incentivi pubblici, si sono spostati rapidamente verso i veicoli a batteria. Oltre metà delle vendite di auto in Cina riguarda modelli sotto i 150.000 yuan (18.500 euro), una fascia dominata dai costruttori locali.
La strategia di Volkswagen
Per reagire, Volkswagen sta rafforzando le alleanze tecnologiche in Cina, con accordi con Xpeng e Horizon Robotics, e punta a sviluppare e produrre modelli destinati anche all’export. Un paradosso che fotografa la nuova globalizzazione dell’auto: Pechino cerca sbocchi esteri per compensare un mercato interno più debole, Bruxelles prova a difendere la propria industria senza rinunciare all’elettrico a basso costo.
L’accordo sui prezzi minimi non chiuderà la competizione, ma ne modificherà profondamente le regole. In un contesto di tensioni crescenti con Washington, rappresenta anche il segnale di un asse pragmatico tra Europa e Cina, costruito più sulle necessità economiche che sulle affinità politiche.
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