Dazi Trump, Corte Suprema e rimborsi. Ecco perché l’incertezza resta alta sui mercati

La bocciatura della Corte Suprema sui dazi imposti tramite IEEPA non chiude la stagione protezionista americana, ma inaugura una fase nuova e più complessa. Tra stop parziale alle tariffe, possibile contenzioso sui rimborsi miliardari e introduzione di nuove misure sostitutive, i mercati si trovano a dover prezzare non solo il commercio globale, ma anche rischio legale, fiscale e istituzionale. Il nodo ora è la credibilità del quadro Usa.
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Sentenza, rimborsi e nuova architettura dei dazi
La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti non va interpretata come una semplice rimozione delle tariffe, ma come l’inizio di una nuova fase di incertezza strutturale. A dirlo è Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, secondo cui il mercato si trova davanti a tre shock simultanei: lo stop a una parte rilevante dei dazi, l’apertura di un fronte legale sui rimborsi e l’attivazione di nuove tariffe con una base normativa differente.
La Corte, con decisione 6-3, ha stabilito che Trump ha ecceduto i propri poteri utilizzando l’IEEPA per imporre dazi globali e misure mirate su diversi partner commerciali. Per gli investitori il punto centrale non è solo la riduzione delle tariffe, ma il ridimensionamento dello spazio di manovra dell’esecutivo su una leva considerata chiave nella politica economica Usa.
Sul piano operativo, la U.S. Customs and Border Protection ha comunicato lo stop alla riscossione dei dazi IEEPA e la disattivazione dei codici tariffari collegati. Restano però in vigore le tariffe basate su altre fondamenta legali, come Section 232 e Section 301. Non si tratta quindi di una liberalizzazione improvvisa, ma di una riconfigurazione del regime tariffario.
Per Diodovich il nodo più delicato non è la sentenza in sé, bensì la gestione dei rimborsi. La Corte non ha definito un rimedio automatico, aprendo così un contenzioso potenzialmente lungo tra importatori, amministrazione e Court of International Trade. Le cifre in gioco sono rilevanti, nell’ordine di 170-175 miliardi di dollari. Il tema non riguarda solo la restituzione agli importatori, ma anche la possibile incertezza sui conti pubblici e sulle future emissioni del Tesoro Usa.
Trump ha già riaperto il fronte introducendo un nuovo schema tariffario sostitutivo, con tariffe globali annunciate su base diversa dall’IEEPA. La durata prevista di 150 giorni rafforza l’idea di uno strumento temporaneo, rinnovabile tramite approvazione del Congresso o nuovo decreto presidenziale. Il messaggio per i mercati è chiaro: la variabile politica resta elevata. La sentenza restringe una leva presidenziale, ma non elimina la strategia protezionista.
Mercati finanziari tra premio al rischio e asset rifugio
L’impatto sui mercati, evidenzia Diodovich, si manifesta innanzitutto attraverso un aumento del premio al rischio sull’azionario, più che tramite una revisione immediata degli utili. Le società con supply chain globali o forte esposizione all’import-export restano vulnerabili a cambiamenti repentini del quadro tariffario. La combinazione tra sentenza, nuove tariffe e incertezza sui rimborsi rende più complesso prezzare margini e guidance. Tra gli indici Usa, il Russell 2000 risulta il più penalizzato.
Sul mercato valutario, la vicenda intreccia politica commerciale, rischio fiscale e incertezza istituzionale. Si osserva un indebolimento del dollaro, accompagnato da una maggiore forza delle valute rifugio e di diverse divise emergenti. Il tema di fondo è la fiducia nel quadro Usa.
Per IG Italia il segmento più delicato nel medio periodo resta quello dei Treasury. Se una parte del gettito tariffario dovesse essere restituita, il Tesoro potrebbe dover compensare con emissioni aggiuntive. Se invece il contenzioso si prolungasse, il mercato obbligazionario dovrebbe prezzare mesi di rumore politico-legale. Il rapporto rischio/rendimento dei titoli governativi americani appare quindi particolarmente sensibile all’evoluzione del dossier rimborsi.
In un contesto simile, spiega Diodovich, gli asset rifugio risultano sostenuti non solo dalla domanda difensiva tradizionale, ma anche dalla difficoltà del mercato nel definire uno scenario ordinato per dollaro, tassi e crescita globale. L’oro ha superato i 5.200 dollari l’oncia e sembra puntare verso 5.380 dollari, proiezione dell’ampiezza del recente movimento rialzista. Per Diodovich il tema non è solo commerciale, ma riguarda la stabilità del quadro decisionale statunitense.
Nelle prossime settimane il mercato monitorerà quattro variabili chiave identificate da IG Italia. In primo luogo, il meccanismo dei rimborsi: una procedura amministrativa ordinata potrebbe ridurre il premio al rischio, mentre un contenzioso frammentato manterrebbe elevata la volatilità. In secondo luogo, la tenuta legale dei nuovi dazi, che potrebbero essere a loro volta oggetto di contestazioni. Terzo elemento, la reazione dei partner commerciali, con l’Unione Europea in posizione cruciale e la Cina pronta a ricalibrare la propria strategia. Infine, la lettura macro tra inflazione e deficit: dazi sostitutivi più bassi possono attenuare le pressioni sui prezzi nel breve termine, ma un eventuale impatto sui conti pubblici riaprirebbe il tema delle emissioni e della stabilità del mercato dei tassi.
Come conclude Diodovich, non si intravede un impatto diretto sulle decisioni della Federal Reserve. Resta però una tensione latente tra inflazione e finanza pubblica che potrebbe rendere il mercato obbligazionario particolarmente instabile finché non emergerà maggiore chiarezza normativa e fiscale.
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