Dinamiche disinflattive delle banche centrali sotto la lente

16/11/2022 07:45
Dinamiche disinflattive delle banche centrali sotto la lente

Le politiche economiche applicate negli anni 70/80 oggi non sono attuabili perchรฉ il mondo รจ decisamente piรน globalizzato rispetto a quegli anni e anche lโ€™inflazione si รจ globalizzata.

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Vendite al dettaglio USA MoM di ottobre alle 14:30 (stima 1% contro zero di settembre), produzione industriale USA MoM di ottobre alle 15:15 (stima 0,2% contro 0,4% di settembre) e scorte di petrolio USA WoW alle 16:30 (stima 1,36 mln di barili contro 3,93 mln della scorsa settimana).

Ieri il dato preliminare di PIL dellโ€™Europa YoY del 3Q22 รจ risultato in linea con le attese (2,1%), mentre migliore delle aspettative รจ invece risultata la bilancia commerciale (-34,4 mld contro -44,5 mld stimati). Prezzi alla produzione YoY USA piรน bassi delle aspettative (8% contro 8,3% stimato), che lascia ben sperare sia sul fronte dei prezzi al consumo, sia su quello di crescita degli utili societari.

Funzionano le dinamiche disinflattive delle banche centrali? Cominciamo con il dire che in un mutato contesto economico iper-globalizzato e che vede ora una re-globalizzazione e unโ€™accelerazione della transizione energetica, non credo al ritorno delle dinamiche disinflattive che hanno caratterizzato gli ultimi picchi di inflazione. Anzi, esattamente il contrario, soprattutto nella dinamica dei salari.

Nel corso degli anni 70/80 per esempio le pressioni salariali furono stroncate dalla delocalizzazione che ridusse fortemente la possibilitร  di contrattare eventuali aumenti salariali riportando in equilibrio il mercato del lavoro, stroncando ulteriori peggioramenti dell'inflazione.

Oggi quelle stesse leve non sono utilizzabili perchรฉ il mondo รจ decisamente piรน globalizzato rispetto agli anni 70 e anche lโ€™inflazione si รจ globalizzata. Nonostante la tendenza alla riduzione dellโ€™interdipendenza economica, รจ tuttavia difficile pensare che a breve termine le produzioni e i commerci internazionali possano tornare a quelli che erano negli anni โ€™70.

Non รจ sbagliato pensare che la re-globalizzazione comporterร  una crescita della domanda di lavoro qualificato (giร  oggi mancano numerose figure professionali) che potrร  incontrare lโ€™offerta solo a salari crescenti, alimentando per questa via lโ€™inflazione.

Di fatto, sono tre i principali rischi che il mercato percepisce in questo momento, ovviamente correlati fra di loro. Il primo, sul fronte della guerra solo un accordo fra le parti รจ in grado di ridurre il premio per il rischio e per questa via dare anche maggiore visibilitร  alle azioni delle banche centrali (Joe Biden e Xi Jimping ci stanno lavorando). Il secondo riguarda i tassi reali, in particolare se questi continueranno ad essere negativi e soprattutto in quale misura e con quali tempi si muoveranno verso lo zero. Se lโ€™avvicinamento allo zero sarร  graduale, allora lโ€™effetto della crescita dei tassi reali sarร  poco percepita dai mercati che cominceranno a chiedere un premio per il rischio minore. Tutto da valutare lโ€™effetto di una possibile recessione sugli utili societari.

Last but not least, riguarda gli strumenti di politica monetaria da mettere in campo nel lungo termine. Nel 2024, come affermato da diverse fonti, saranno ancora pienamente visibili i duratori effetti dellโ€™inflazione: i prezzi una volta saliti difficilmente scenderanno (quella รจ deflazione), minando la ripresa economica se i salari non crescono (ma la loro crescita alimenta lโ€™inflazione). Quale politica monetaria e fiscale sarร  adottata per riportare il sistema in equilibrio? Domanda che dovrร  necessariamente trovare una risposta, che non potrร  essere quella di guardare ai dati.

Quale strategia seguire per gli investimenti? Nelle fasi di elevata incertezza economica che causa elevata volatilitร  dei mercati, รจ importante costruire il portafoglio avendo ben chiari i propri obiettivi, sia in termini di rischio/rendimento sia in termini temporali, in modo da non subire il mercato in modo pro-ciclico. In questo momento riteniamo che occorra occuparsi piรน del rischio che del rendimento, in modo da mettere al riparo il portafoglio di lungo periodo da imprevedibili shock esterni.

Riteniamo quindi corretta una strategia bottom up che vada a privilegiare i titoli di quelle societร  che producono cassa, hanno una redditivitร  mediamente superiore a quella del proprio settore di riferimento e sono leader nel mercato nel quale operano.

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