Dry January contagia la Borsa: analcolici avanti, alcolici in affanno

12/01/2026 15:45
Dry January contagia la Borsa: analcolici avanti, alcolici in affanno

La sobrietà non è più solo una scelta di stile di vita di inizio anno. Negli ultimi cinque anni, il cambio di abitudini nei consumi ha iniziato a riflettersi anche nei rendimenti azionari, con un divario netto tra i grandi marchi del beverage analcolico e i colossi degli spirits e della birra. Il confronto tra due portafogli in euro ribilanciati annualmente mostra una frattura che, nel tempo, assomiglia sempre meno a una moda stagionale e sempre più a un trend strutturale per investitori e aziende del settore.

Scopri le soluzioni di investimento

Con tutti i certificate di Orafinanza.it


Due panieri a confronto e un gap che non si chiude

Il fenomeno del Dry January, nato per incentivare un inizio anno alcohol-free, finisce così per diventare anche una lente sui mercati. È quello che emerge dall'analisi effettuata dalla piattaforma di trading e investimento eToro, in cui viene messo a confronto l’andamento di due portafogli azionari in euro, ribilanciati ogni anno. Il primo raccoglie i principali produttori di bevande alcoliche quotati, tra cui Diageo, Heineken, Pernod Ricard, Carlsberg, Campari e Anheuser-Busch InBev. Il secondo è focalizzato sui grandi marchi del comparto analcolico, con nomi come Coca-Cola, PepsiCo, Monster Beverage, Celsius Holdings, Keurig Dr Pepper e A.G. Barr, sempre secondo quanto ricostruito da eToro.

Il risultato è un segnale che va oltre la curiosità statistica. Stando all’analisi di eToro, negli ultimi cinque anni il paniere delle aziende non-alcoliche ha segnato un +71%, mentre quello dei produttori di alcol ha registrato un -20%.

Il divario rimane marcato non solo sul lungo periodo ma anche nel breve e nel medio, un elemento che per eToro suggerisce come il cambiamento nelle abitudini di consumo stia assumendo contorni sempre più strutturali, con implicazioni rilevanti sia per le strategie d’investimento sia per i modelli industriali del settore beverage.

Immagine contenuto

Campari “resiste” tra i big europei e cerca quota negli Stati Uniti

Dentro questo quadro, Gabriel Debach, market analyst di eToro, concentra l’attenzione su Campari, descrivendola come un’eccezione relativa in un comparto sotto pressione. Come commenta Debach, “in un mercato globale che sembra aver eletto la sobrietà a nuovo status quo” il gruppo italiano si muove in controtendenza rispetto ai principali peer europei: pur rimanendo in territorio negativo sul lungo periodo, mostra una tenuta migliore rispetto a colossi come Pernod Ricard e Diageo, secondo quanto osserva Debach.

La differenza, si legge nella nota di eToro, emerge con chiarezza guardando al “test” americano. Sulla base degli ultimi dati Nielsen relativi alle quattro settimane chiuse il 27 dicembre, il mercato statunitense degli spirits, esclusi i prodotti pronti da bere, avrebbe registrato un calo dei volumi del -5,9% e delle vendite del -7,1%. In questo contesto, sempre secondo Debach, Campari avrebbe mostrato una resilienza superiore: escludendo i ready-to-drink, i volumi del gruppo sarebbero scesi solo dell’1,2%, un risultato che avrebbe consentito un guadagno di quote di mercato mentre gran parte dei concorrenti continuava a perderle.

Il premium rallenta e il mercato tratta l’alcol come “spesa rinviabile”

La fotografia che arriva dal settore non viene più letta come un incidente isolato. Nel ragionamento di Debach, il rallentamento dell’alcol premium sta diventando qualcosa di più stabile e visibile: tra dazi incrociati, ritorsioni cinesi e stretta di Pechino sulle spese di rappresentanza, il modello basato esclusivamente su margini elevati mostra segnali di fragilità. Negli Stati Uniti, aggiunge Debach, il consumatore tende a tagliare ciò che percepisce come superfluo e l’alcol finisce per essere trattato come un lusso di cui si può fare a meno, o su cui si spende con maggiore parsimonia.

Sul mercato, intanto, Campari resta incardinata in una fase tecnica di lateralità che dura da aprile, con un range indicato da Debach tra 5,35 e 6,75 euro. E anche se permangono incertezze legate ai cambi al vertice e ai controlli fiscali sulla holding di famiglia Lagfin, il sentiment degli analisti viene descritto come costruttivo: eToro riporta un prezzo obiettivo medio intorno a 6,88 euro, che implicherebbe un potenziale rialzo poco sopra il 20% rispetto alle quotazioni attuali.

La Finestra sui Mercati

Tutte le mattine la newsletter con le idee di investimento!

Leggi la nostra guida sugli ETF

Obbligazione in sterline al 12,5%

tasso fisso cumulativo e richiamabile

Chi siamo

Orafinanza.it è il sito d'informazione e approfondimento nel mondo della finanza. Una redazione di giornalisti e analisti finanziari propone quotidianamente idee e approfondimenti per accompagnarti nei tuoi investimenti.

Approfondimenti, guide e tutorial ti renderanno un esperto nel settore della finanza permettendoti di gestire al meglio i tuoi investimenti.

Maggiori Informazioni


Feed Rss

Dubbi o domande?

Scrivici un messaggio e ti risponderemo il prima possibile.




Orafinanza.it
è un progetto di Fucina del Tag srl


V.le Monza, 259
20126 Milano
P.IVA 12077140965


Note legali
Privacy
Cookie Policy
Dichiarazione Accessibilità

OraFinanza.it è una testata giornalistica a tema economico e finanziario. Autorizzazione del Tribunale di Milano N. 50 del 07/04/2022

La redazione di OraFinanza.it