E se gli investimenti guardassero anche al Giappone?

Tognoli individua diverse opportunitร di rendimento che non richiedono una visione rosea delle prospettive macroeconomiche. Tra queste, la diversificazione del rischio geografico, ad esempio, prendendo in considerazione le azioni giapponesi, grazie ai forti utili realizzati e attesi dalle imprese, dei riacquisti di azioni proprie e di altre riforme societarie favorevoli agli azionisti.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
M3 dellโEuropa YoY di agosto in uscita oggi alle 10:00 (stima -1% contro +0,4% di agosto). Ordini di beni durevoli USA MoM di settembre alle 14:30 (stima -0,4% contro -5,2% di agosto).
I dati USA di ieri evidenziano il rallentamento dellโeconomia: la vendita di nuove abitazioni USA di agosto รจ risultata piรน bassa delle attese (675k contro 700k stimate) e in flessione rispetto a luglio (739k). Piรน bassa delle stime anche la fiducia dei consumatori di settembre (103 punti contro 105,5 attesa e 108,7 di agosto).
La settimana scorsa tutti gli occhi erano puntati sulla politica monetaria. Poi la notizia principale รจ diventata rapidamente lโimpennata dei rendimenti obbligazionari a 10 anni fino ai massimi di 16 anni, anche se la FED e le altre banche centrali hanno lasciato invariati i tassi ufficiali. Riteniamo che il mercato si stia adattando al nuovo regime e alle sue implicazioni, in particolare alla maggiore volatilitร macroeconomica. Ciรฒ sta mettendo in luce quanto siano incerte le prospettive, nonchรฉ i rischi per le obbligazioni a lungo termine.
Gli aumenti dei tassi stanno pesando sulle economie. Le principali banche centrali stanno somministrando la medicina di una politica monetaria piรน restrittiva e le economie hanno rallentato. Il medicinale si sta ancora facendo strada nel sistema e gli effetti variano da regione a regione. I dati PMI in Europa hanno per esempio mostrato una stagnazione. I dati sul PIL suggeriscono che lโattivitร ha invece retto negli USA, anche se riteniamo che lโattivitร sia effettivamente stagnante anche lรฌ. Sembra che questo sia passato inosservato: una stagnazione invisibile.
Sui mercati vediamo entrare in azione il nuovo regime di maggiore volatilitร che, di solito, caratterizza gli stessi in settembre ed ottobre: tassi di interesse piรน elevati, attivitร stagnante e forze strutturali destinate a spingere nuovamente verso lโalto lโinflazione. Una parte delle inversioni nella narrativa del mercato lo rendono chiaro.
La โsvenditaโ azionaria del 2022 si รจ in gran parte invertita questโanno. Ma il reddito fisso, in particolare le obbligazioni a lungo termine, non ha tuttavia registrato una ripresa significativa. Siamo convinti che i fattori che spingeranno al rialzo i rendimenti obbligazionari siano cosรฌ riassumibili:
- le banche centrali mantengono i tassi di riferimento restrittivi mentre le pressioni inflazionistiche persistono;
- crescente offerta di obbligazioni mentre il debito pubblico aumenta;
- volatilitร macro e geopolitica.
Ci aspettiamo che ciรฒ spinga gli investitori a richiedere premi a termine piรน elevati rispetto a quelli attuali, o compensi per il rischio di detenere obbligazioni a lungo termine, spingendo ulteriormente al rialzo i rendimenti. Ecco perchรฉ non ci aspettiamo un rally duraturo e congiunto di obbligazioni e azioni come nel caso della Grande Moderazione. I rendimenti piรน elevati mettono in discussione la relativa attrattiva delle ampie allocazioni azionarie. Tuttavia i mercati possono seguire narrazioni alternative, come abbiamo visto questโanno, creando opportunitร su orizzonti anche piรน brevi.
Potrebbe sembrare che il nuovo regime di volatilitร in aumento offra poche opportunitร di rendimento. Eppure ne vediamo diverse che non richiedono una visione rosea delle prospettive macroeconomiche. In primo luogo, sfruttiamo le grandi forze, i cambiamenti strutturali, che riteniamo possano generare rendimenti ora e in futuro, come per esempio la rivoluzione digitale e lโintelligenza artificiale.
In secondo luogo, riterremmo conveniente diventare granulari, con regioni e settori per andare oltre gli indici generali. Ad esempio, prendendo in considerazione le azioni giapponesi, grazie ai forti utili realizzati e attesi dalle imprese, dei riacquisti di azioni proprie e di altre riforme societarie favorevoli agli azionisti. Inoltre, la Banca del Giappone sta cercando di garantire un aumento sostenibile dellโinflazione al 2%. Mantenere la politica invariata la scorsa settimana suggerisce che si preferirebbe aumentare i tassi troppo tardi piuttosto che rischiare di farlo troppo presto. I rendimenti obbligazionari giapponesi sono stati relativamente stabili, ma riteniamo che ci possa essere un balzo, come suggerito dai prezzi di mercato, con la BOJ che nel tempo allenterร il suo limite di rendimento. In secondo luogo, il Giappone non sta subendo lo stesso rallentamento strutturale della crescita di USA e Europa e le riforme aziendali stanno prendendo forma. Riteniamo che una forte crescita possa stimolare gli utili e che le azioni possano continuare ad attrarre investitori stranieri.
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