L’economia e il mercato statunitense rimangono in un delicato equilibrio

Dagli ultimi dati USA emerge un’economia in espansione ma in equilibrio sempre più precario. Il quadro economico generale rimane molto meno uniforme e sempre più messo a dura prova dall'aumento dei prezzi dell'energia e dall'inflazione
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Giornata piuttosto densa di dati e focalizzata su revisioni del PIL del primo trimestre, consumi e ordini di beni durevoli USA. Seconda stima PIL 1Q26 e (relativi deflatori/PCE QoQ) che non dovrebbe scostarsi molto dalla prima lettura, pari al +2% YoY. Da valutare eventuali revisioni al rialzo/ribasso della crescita, dei consumi reali e soprattutto dei prezzi (PCE core). Un dato più forte confermerebbe la resilienza dell’economia USA nonostante i tassi alti e le tensioni geopolitiche e un’inflazione core persistente alimenterebbe aspettative di policy Fed più cauta. Altro dato importanti sono gli ordini di beni durevoli di aprile, indicatore chiave per la domanda di capitale e della manifattura. Le attese indicano un rimbalzo moderato dopo le flessioni precedenti.
Personal Income & Spending di aprile e PCE aprile sono altrettanto importanti perché come sappiamo, il deflatore PCE (soprattutto core) è la misura di inflazione preferita dalla Fed. Va da sè che qualsiasi sorpresa al rialzo rafforzerebbe la narrazione “higher for longer”. In uscita anche le Initial Jobless Claims settimanali, previste stabili a 209k.
La giornata è più leggera per l’Europa, ma rilevante per il sentiment. È atteso l’Economic Sentiment Indicator (ESI) di maggio, gli indici di fiducia settoriali (industria, servizi, consumatori finali) e la Consumer Confidence di maggio.
L’ESI, sceso sensibilmente ad aprile intorno a 93 punti riflettendo preoccupazioni per energia, inflazione e incertezza geopolitica è atteso in modesto calo (92 punti), a conferma della fase di debolezza dell’economia europea. L’economia dell’Europa continua ad apparire più fragile degli USA, con inflazione energetica in risalita e crescita anemica. I dati di fiducia saranno letti anche in chiave ECB (discorsi di Lane, Cipollone, Lagarde e verbali in agenda).
Un mix di utili aziendali, sondaggi sulle imprese, verbali della Fed e l'ultima rilevazione sui consumatori dell'Università del Michigan hanno contribuito a delineare un quadro sempre più chiaro per gli investitori. Ne emerge un'economia statunitense che continua a progredire, ma lo fa in un equilibrio sempre più precario, con sacche di forza – in particolare le aziende legate al settore dell'intelligenza artificiale (IA) – controbilanciate da crescenti segnali di tensione, soprattutto a causa dell'inflazione e dell'indebolimento dei consumi.
Da un lato, lo sviluppo dell'intelligenza artificiale continua a dimostrare una notevole forza e resilienza. NVIDIA, azienda leader nella produzione di chip, ha ancora una volta ottenuto risultati superiori alle aspettative, confermando la solidità della domanda legata alle infrastrutture di calcolo di nuova generazione. Dall’altro lato tuttavia, la reazione contenuta del mercato suggerisce che gran parte di questa forza fosse già stata scontata. Ciononostante, l'entusiasmo degli investitori rimane saldo. Ne è un esempio l'attenzione suscitata dalla potenziale IPO di SpaceX, a ulteriore conferma del fatto che i capitali continuano a gravitare verso l'innovazione, la scalabilità e le opportunità di crescita a lungo termine.
Al di là di questa leadership ristretta, il quadro economico generale rimane molto meno uniforme e sempre più messo a dura prova dall'aumento dei prezzi dell'energia e dall'inflazione. I risultati di Walmart hanno evidenziato proprio questa difficoltà, in particolare per quanto riguarda l'aumento dei prezzi dei carburanti, con il management che ha sottolineato come l'azienda abbia per ora assorbito in gran parte tali costi. Tuttavia, questa capacità potrebbe non durare. Se i prezzi dell'energia dovessero rimanere elevati, il rischio è che tali costi inizino a riversarsi più ampiamente sui prezzi al consumo nel corso dell'anno. Ciò è particolarmente importante, data la crescente pressione già evidente tra le famiglie a basso e medio reddito, dove la sensibilità sia all'aumento dei prezzi che ai costi di finanziamento rimane più acuta, mentre le famiglie ad alto reddito hanno continuato a beneficiare dell'effetto ricchezza derivante dall'aumento dei prezzi azionari.
Nonostante i continui segnali di allargamento, i mercati e l'economia rimangono in una fase di divisione, le cui divergenze sono diventate più evidenti nei dati. L'indice preliminare PMI globale di S&P di maggio ha mostrato un'economia ancora in espansione, ma con chiari segnali di squilibrio. I costi dei fattori produttivi sono aumentati al ritmo più rapido dalla fine del 2022 e i prezzi di vendita hanno accelerato di pari passo. Allo stesso tempo, la domanda si è indebolita e le assunzioni hanno rallentato. In altre parole, l'economia continua a crescere, ma a un ritmo sempre più lento e con rinnovate pressioni inflazionistiche.
Riteniamo che il rischio di rallentamento della crescita e l’aumento dell'inflazione siano ormai evidenti. Così come anche la domanda sembra destinata a raffreddarsi ulteriormente in risposta all'aumento dei prezzi. I costi delle imprese sono aumentati ad un ritmo che non si vedeva dallo shock dei prezzi dell'energia del 2022 e vengono trasferiti ai clienti sotto forma di prezzi di vendita nettamente più alti. Gli indicatori dei prezzi rilevati dall'indagine indicano quindi che l'inflazione sembra destinata a salire ulteriormente proprio mentre l'economia rallenta. In altre parole, l’inflazione sembra sempre meno transitoria e sembra invece sempre più infiltrarsi nell’economia reale.
Un altro chiaro segnale di allarme di tensioni economiche è emerso dall'ultimo rapporto sulla fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan, che ha mostrato un calo ad un minimo storico di 44,8 punti a maggio, con le opinioni sulle condizioni attuali e le aspettative ai minimi storici. Allo stesso tempo, le aspettative di inflazione ad un anno sono aumentate dal 4,7% di aprile al 4,8% di maggio, un notevole incremento rispetto al 3,4% registrato a febbraio 2026, prima dell'inizio del conflitto in Medio Oriente. Le aspettative di inflazione a lungo termine sono salite dal 3,5% di aprile al 3,9% di questo mese. In poche parole, i consumatori non solo sono sotto pressione, ma sono anche sempre più preoccupati che l'inflazione persista.
Le tensioni sui prezzi erano già evidenti anche nei verbali dell'ultima riunione della Fed sotto la guida di Powell, che mostravano un comitato preoccupato per l'inflazione e sempre più diviso sulla strada da seguire. Questa riunione fu particolarmente significativa, dato che quattro membri del FOMC si opposero alla decisione – il numero più alto dall'ottobre del 1992 – tre dei quali basandosi su un linguaggio che, a loro avviso, segnalava una propensione all'allentamento monetario in un momento in cui i rischi di inflazione rimanevano elevati. Come sappiamo, i verbali della riunione mostrarono che questa preoccupazione non era limitata a tre membri del FOMC, ma che molti partecipanti desideravano eliminare l'indicazione di una propensione all'allentamento monetario dalla dichiarazione, con la maggioranza che riteneva probabile un ulteriore inasprimento della politica monetaria qualora l'inflazione si fosse mantenuta persistentemente al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale.
Questo raro livello di dissenso giunge in un momento cruciale per la Fed, considerata la nuova presidenza Warsh. Il noto sostenitore di una politica di rigore contro l'inflazione, che ha ricoperto il ruolo di governatore della Fed durante la crisi finanziaria, eredita una banca centrale divisa, impegnata a conciliare una crescita in rallentamento con un'inflazione elevata. Si tratta di una combinazione delicata, poiché aumenta la probabilità che la Fed mantenga un atteggiamento prudente in un momento in cui i settori dell'economia più sensibili ai tassi di interesse sono già sotto pressione.
I mercati si sono adattati a questa realtà, con gli investitori che ora attribuiscono maggiori probabilità ad un ulteriore inasprimento della politica monetaria piuttosto che a un allentamento a breve termine. Attualmente il mercato prezza una probabilità del 63% di un aumento dei tassi entro la fine del 2026. Se questa revisione dei prezzi dovesse continuare, la pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli del Tesoro potrebbe persistere, aggravando ulteriormente la situazione del settore immobiliare, delle piccole imprese e di altri comparti dell'economia più esposti all'aumento dei costi di finanziamento. Sebbene gli investimenti legati all'intelligenza artificiale abbiano svolto un ruolo fondamentale nella crescita economica degli ultimi anni, resta da vedere se saranno in grado di proseguire su questa strada, vista la crescente vulnerabilità derivante dall'aumento del debito necessario per finanziare investimenti su larga scala nell'IA.
Nel complesso, i recenti sviluppi economici hanno rafforzato quella che continuiamo a considerare la caratteristica principale del contesto attuale nel breve termine, ovvero un'economia e un mercato statunitensi che rimangono in un delicato equilibrio tra la possibilità di una crescita più lenta ma con un'inflazione in aumento, entrambi sostenuti da una ristretta serie di forti fattori di crescita strutturali, mentre le condizioni generali rimangono difficili.
La spesa legata all'intelligenza artificiale continua a contribuire a sostenere la crescita, gli utili e il sentiment di mercato, ma a questo supporto viene sempre più richiesto di compensare la potenziale debolezza futura legata all'inflazione, all'aumento dei tassi di interesse e a consumatori con maggiori difficoltà finanziarie.
Continuiamo a credere che gli investitori debbano dare priorità alla diversificazione e mantenere la rotta, il che può aiutare a orientarsi sia nei mercati ristretti che in quelli più ampi, riducendo la dipendenza da un singolo tema o settore.
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