Economia Europa e USA cominciano a risentire della guerra in Medio Oriente

Una guerra che si prolunga rende gli impatti sulla spesa pubblica decisamente più ampi e pericolosi rendendo la recessione sempre più concreta.
In genere, la posizione intermedia non è quella ideale e non sorprende che le "potenze economiche medie" spesso si oppongano a tale definizione. Tuttavia, nell'ultimo anno, le potenze medie si sono fatte strada in prima linea.
A cura di Antonio Tognoli, Responsabile Macro Analisi e Comunicazione presso Corporate Family Office SIM
Dati importanti dell’Europa in uscita oggi: prezzi alla produzione MoM di febbraio (stima +0,5% contro +0,7% di gennaio) che dovrebbero portare il tendenziale annuo al -1,9% (da -2,1% di gennaio) e vendite al dettaglio MoM di febbraio (stima +0,2% contro -0,1% di gennaio) che porterebbe il tendenziale annuo al +0,2% (da -0,1% di gennaio).
PMI Servizi dell’Europa di marzo, pari a 50,2 punti, in flessione rispetto ai 51,9 punti di febbraio, così come in flessione risulta il PMI composito (50,7 punti da 51,9 di febbraio). In flessione gli ordini di beni durevoli USA MoM di febbraio (-1,4% da -0,5% di febbraio).
Una guerra che si prolunga rende gli impatti sulla spesa pubblica decisamente più ampi e pericolosi. In quel caso, la recessione diventerebbe una possibilità molto concreta, visto che i governi potrebbero adottare misure per limitare i danni economici. Nel recente passato, gli interventi per affrontare le emergenze del 2009 e del 2020 si sono rivelati efficaci, ma hanno contribuito in modo sostanziale all’aumento del debito, in particolare negli Stati Uniti, chiamati ad affrontare la prospettiva di costi di finanziamento molto più elevati per sostenere quel debito. Inoltre, le preoccupazioni sull’inflazione hanno provocato una forte vendita di titoli di Stato sui mercati obbligazionari, facendone aumentare i rendimenti.
Anche le entrate pubbliche stanno subendo danni a causa della guerra. Con la produzione ridotta, i Paesi del Golfo stanno perdendo circa 1 miliardo di dollari al giorno in entrate energetiche. Le destinazioni turistiche in Medio Oriente è presumibile che registreranno forti cali del turismo, che genera quantità significative di attività economica. Nel complesso, Oxford Economics stima che la crescita del PIL globale sarà dello 0,2% inferiore rispetto alle stime precedenti, sottraendo più di 2.000 miliardi di dollari alla produzione mondiale e riducendo le entrate fiscali a livello internazionale.
Attraverso tutti questi canali, la guerra approfondirà i deficit di bilancio non solo degli stati Uniti, ma di tutto il mondo. Questo creerà particolari disagi per i Paesi europei, anello debole della catena mondiale. L’area dell’euro ha reintrodotto i limiti fiscali nel 2024, dopo averli sospesi durante la pandemia. Le regole potrebbero essere nuovamente allentate, ma ciò potrebbe mettere a dura prova la pazienza degli investitori. Lo stress di bilancio registrato l’anno scorso in Francia suggerisce infatti la necessità di maggiore disciplina, non minore. Nel Regno Unito, il Tesoro prevedeva un certo margine rispetto ai propri obiettivi di bilancio, che sperava di utilizzare per effettuare investimenti strategici nell’economia. Quello spazio fiscale è ormai scomparso e con esso anche le prospettive di migliorare la competitività del Paese. Una serie di Paesi è stata inoltre costretta a intervenire sui mercati dei cambi.
L’India è tra i primi ad aver preso misure per arrestare il calo della propria valuta, vendendo riserve in dollari statunitensi. Queste riserve dovranno essere successivamente reintegrate, poiché rappresentano una polizza assicurativa contro ulteriori cali e contro i tentativi degli speculatori di trarre profitto da posizioni ribassiste. Il conflitto in Iran è scoppiato in un momento in cui i bilanci nazionali erano già sotto pressione. A seguito della guerra, il calcolo della politica fiscale è diventato quindi molto più complicato.
In genere, la posizione intermedia non è quella ideale. Negli sport per esempio, le squadre a metà classifica non sono in lizza né per il campionato né tantomeno per una retrocessione. Il posto centrale in aereo, soggetto a intrusioni da entrambi i lati, non è molto comodo. Il manager di livello intermedio è responsabile in ogni ambito, ma non ha alcun potere decisionale. Nello stesso spirito, non sorprende che i governi definiti delle "potenze medie" spesso si oppongano a tale definizione, preoccupati per ciò che essa comunica riguardo al loro status nel mondo. Tuttavia, nell'ultimo anno, le potenze medie si sono fatte strada in prima linea. La definizione di "potenza media" risale ai dibattiti dell'epoca della Seconda Guerra Mondiale sul ruolo di paesi come il Canada e l'Australia nel plasmare l'ordine postbellico. L'espressione è tornata alla ribalta di recente dopo che il primo ministro canadese, nel suo discorso di gennaio al Forum economico mondiale, ha sostenuto che le potenze medie "non sono impotenti" e dovrebbero coordinarsi più attivamente man mano che le principali potenze mondiali intraprendono strade diverse.
Non esiste una definizione universalmente accettata di potenza media, se non quella di paese che occupa la fascia inferiore rispetto alle economie dominanti del mondo. Attualmente, vi è consenso sul fatto che tra le potenze medie rientrino Canada, Australia, Corea del Sud, India, Brasile, Messico, Spagna, Svezia, Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Queste nazioni rappresentano poco più di un quinto della produzione economica mondiale. Molte di esse sono profondamente integrate nelle catene del valore globali, fungendo da snodi cruciali per materie prime, produzione e logistica. In linea generale, queste nazioni esercitano una notevole influenza grazie alle loro dimensioni economiche, all'integrazione commerciale, alla capacità militare e alla partecipazione alle istituzioni multilaterali. Molte di esse hanno l'ambizione e le risorse per avere un peso maggiore rispetto alle proprie dimensioni.
Tale ambizione è diventata ancora più importante in un mondo in cui gli Stati Uniti hanno assunto una posizione più protezionistica e la Cina rimane restia ad aprire significativamente la propria economia alle importazioni. In questo contesto, le potenze di medio livello possono fungere da motori incrementali del commercio globale, sia come mercati che come partner reciproci. Questo cambiamento è già evidente negli sforzi del Canada per diversificare le esportazioni verso l'Europa e l'India, così come nella crescente spinta dell'Europa verso la diversificazione commerciale attraverso accordi con partner come l'India e l'America Latina.
La portata della domanda tra le potenze di medio livello non è trascurabile. Il consumo complessivo delle famiglie di queste potenze è paragonabile a quello della Cina e può fungere da parziale compensazione qualora l'accesso al mercato dei consumatori americani fosse ostacolato dai dazi doganali.
La demografia e l'accumulazione di capitale rafforzano ulteriormente la posizione delle potenze di medio livello. Le ampie popolazioni di paesi come l'India rappresentano potenziali fonti di domanda, mentre l'espansione dei capitali provenienti da queste potenze offre loro una maggiore influenza finanziaria in un'economia globale sempre più frammentata. Gli stati del Golfo, ad esempio, investono da tempo i loro surplus commerciali, derivanti dal petrolio, all'estero, in paesi come gli Stati Uniti, acquisendo così una notevole influenza finanziaria. La cooperazione tra le potenze di medio livello si sta intensificando su una più ampia gamma di obiettivi condivisi, tra cui il cambiamento climatico, la salute pubblica, l'innovazione tecnologica, la sicurezza energetica e lo sviluppo economico.
Detto questo, non possiamo non citare i limiti di questa categoria. Le potenze di medio livello non sono uniformemente forze stabilizzatrici, né i loro interessi sono facilmente allineabili. Le dimensioni dell'India favoriscono una forte crescita a lungo termine, ma permangono le tipiche sfide dei paesi a reddito medio. Diverse potenze di medio livello esportatrici di risorse mantengono una solida finanziaria importante, ma restano esposte ai cicli delle materie prime. Alcune di queste operano sotto una costante pressione geopolitica, che orienta le priorità verso la sicurezza piuttosto che verso una più ampia leadership globale. Altre, come la Turchia, sono state veicolo di volatilità anziché di stabilità.
In un'economia globale più frammentata, le potenze di medio livello hanno l'opportunità di assumere un ruolo più rilevante. Pur essendo di dimensioni modeste, sono infatti sempre più al centro dell'attenzione e gli investitori se ne sono già in parte accorti.
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