Effetto crisi di governo su Piazza Affari, cedono soprattutto i finanziari


Piovono vendite a Milano e si alza lo spread: le dimissioni di Draghi aprono la strada ad elezioni nel mese di ottobre e nel frattempo l’azionario e lo spread potrebbe restare sempre sotto tensione.


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Vendite a Piazza Affari

Effetto crisi di governo a Milano con le vendite che si scatenano dopo che ieri il Premier non era riuscito ad ottenere la fiducia da tutti i partiti che componevano la sua maggioranza.

Il Ftse Mib cede il 2,60% dopo poco più di un’ora di contrattazioni, trend nettamente peggiore rispetto ai suoi corrispondenti europei, con il settore finanziario particolarmente sotto pressione.

Particolarmente colpiti Poste Italiane e Unicredit, entrambe in flessione dell’8%, seguite da Banco BMP, Intesa Sanpaolo e Bper Banca con un -7%.

“Piazza Affari sta pagando la crisi politica”, spiegano da Morningstar, mentre “dopo le tensioni di giovedì e le dimissioni di Draghi respinte da Mattarella, i mercati avevano scontato che i partiti politici avrebbero trovato un compromesso in extremis per evitare una crisi in un momento così delicato per l’Italia, sia dal punto di visto geopolitico (guerra in Ucraina e tensioni nei rapporti diplomatici con la Russia) che da quello economico (crisi energetica, requisiti per fondi PNRR, legge di bilancio, scudo anti-spread e rischi di recessione) e sanitario (nuova campagna vaccinale per la quarta dose)”, dice Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia.

A questo punto, prosegue l’analista, “la scelta di M5S, Lega e Forza Italia di non sostenere più il governo di unità nazionale con a capo Mario Draghi avrà conseguenze fortemente negative sull’andamento dell’azionario italiano e aumenterà le tensioni sullo spread con un forte rialzo dei rendimenti dei titoli di stato italiani”.

Draghi torna alla Camera

La cronaca della crisi ha visto questa mattina Mario Draghi intervenire alla Camera per comunicare le sue dimissioni da presentare al Presidente della Repubblica, il quale ne ha preso atto nel successivo incontro tra i due.

A questo punto, “il governo rimane in carica per disbrigo degli affari correnti”, comunicavano dal Quirinale, mentre Draghi tornerà alle 12 alla Camera per comunicare l’esito dell’incontro.

“Questo potrebbe aprire la strada e elezioni lampo all’inizio di ottobre”, prevede Ludovico Sapio, economista di Barclays, aggiungendo che “l’uscita di Draghi dalla scena politica sarà negativa per l’Italia e per la UE”.

Per la crisi, secondo Bestinver, “lo scenario meno dannoso è che Draghi resti come primo ministro temporaneo per la gestione delle questioni ordinarie fino alle elezioni”

Spread in rialzo

La crisi indebolisce il rendimento del BTP decennale, vicino al 3,6% (+14 punti base), portando la differenza con i Bund tedeschi (spread) a 230 punti.

“È chiaro che il nome di Draghi rappresenta una sorta di garanzia per i mercati finanziari internazionali e quindi mi aspetto una pressione sugli spread”, spiega Lorenzo Codogno, LC Macro Advisors ed ex capoeconomista del Tesoro.

“La portata di questo allargamento dipenderà molto da come la Banca centrale europea disegnerà il cosiddetto scudo anti-spread”, aggiunge Codogno, ricordando l’altro appuntamento di oggi.

“Escludiamo che lo spread raggiunga i livelli visti durante la crisi finanziaria globale o nel 2018-19, quando sono state discusse le questioni esistenziali della zona euro, ma è certo che ulteriori incertezze saranno prezzate”, prevede Annalisa Piazza, analista di MFS Investment Management.

Le conseguenze della crisi

“Non pensiamo che i mercati stessero prezzando ciò che è accaduto, non tanto per le elezioni anticipate quanto per l'estromissione del professionista italiano più stimato per ragioni irrilevanti, infantili ed egoistiche”, sottolineano gli analisti di Bestinver, ritenendo “che questa situazione, vista la reputazione di Draghi, non sia presa bene dai mercati”.

La crisi porterà secondo Equita Sim “una risalita dello spread per l’incertezza politica (anche se ci aspettiamo un intervento mitigante da parte della Bce e quindi senza superare i 326 punti base toccati con la crisi del 2018), un maggiore rischio di esecuzione dei piani del Pnrr (al raggiungimento dei milestone di fine 2022 l’Italia è attesa incassare ulteriori 19 miliardi di fondi Ue, pari all’1% del Pil, mentre sul 2023 sono previsti 34 miliardi o il 2% del Pil) anche per la possibile paralisi di alcune riforme (ad esempio il dl concorrenza), un rischio di ritardi di alcuni dossier politicamente sensibili (rete unica, Rai Way/Ei Towers)”.

Tuttavia, aggiungono gli analisti, “sul Pnrr riteniamo che sia negoziabile a livello Ue un’estensione delle scadenze e che qualunque nuova coalizione di Governo abbia interesse a spingere sui progetti e riforme del Recovery Plan”.

Nel complesso, per la sim al contesto di incertezza economica e geopolitica si unisce “una fase di turbolenza politica e un rischio di minore credibilità a livello internazionale”.


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