Elezioni: quali conseguenze per i mercati? Le ipotesi degli analisti


A pochi giorni dall’appuntamento del 25 settembre, gli esperti cercano di prevedere cosa potrebbe accadere ai mercati, al debito italiano, ai programmi del PNNR e al settore bancario.


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Verso il 25 settembre

Manca meno di una settimana alle elezioni politiche italiane, appuntamento fondamentale anche per i mercati in un contesto caratterizzato ancora dalla crisi energetica e da un’inflazione ancora ad alti livelli, che sta spingendo la Banca centrale europea ad una stretta monetaria dopo anni di politiche espansive.

I sondaggi davano l’alleanza di centrodestra nettamente favorita, destinata dunque ad ottenere la maggioranza in entrambe le camere, fino a poter ottenere anche i due terzi dei parlamentari, quorum necessario per cambiare la costituzione senza passare per il referendum.

Se Giorgia Meloni, leader del partito che le previsioni danno come il più votato (Fratelli d’Italia), sembra impegnata a rassicurare i mercati ribadendo le sue intenzioni di rispettare le regole di bilancio dell’Unione europea, le sue richieste di riforme interrogano gli analisti sul futuro del nostro paese.

Un recente rapporto di Scope Ratings, inoltre, evidenzia come i vincoli imposti dai mercati finanziari e dalla politica interna ed europea limiteranno il margine di manovra di qualsivoglia nuovo governo nel fare retromarcia sulle riforme o nel perseguire una politica economica e di bilancio disinvolta.

La possibile reazione dei mercati

Per il momento, la campagna elettorale si è caratterizzata dall’assenza della retorica anti-euro tipica delle scorse elezioni (2018), secondo Charles Haddad, portfolio manager di OFI Asset Management, ma si tratta di una rassicurazione solo “di breve periodo”, pertanto l’incertezza resta.

Mentre lo spread tra rendimenti dei bond decennali e quelli tedeschi è rimasto relativamente stabile (circa 225 punti), questo andamento è attenuato dal fatto che “la vittoria del centrodestra è il risultato previsto”, spiega Haddad.

La pressione sull’obbligazionario, però, “potrebbe aumentare quando l'attenzione si sposterà sulla politica di bilancio nel 2023” e “sebbene la Meloni abbia parlato di rispettare le regole di bilancio Ue, la preoccupazione per un potenziale scontro potrebbe aumentare se i partiti di destra spingessero per una riduzione delle tasse e un aumento della spesa pensionistica”, prevede l’esperto.

Inoltre, nel caso in cui “la destra dovesse ottenere una maggioranza di due terzi in entrambe le camere del parlamento la Costituzione potrebbe essere cambiata senza dover convocare un referendum”, “questo provocherebbe una certa apprensione dal momento che la Costituzione protegge le questioni relative all'appartenenza dell'Italia all'UE”.

Modifiche al PNRR?

Anche se Fratelli d’Italia ritiene possibile una modifica del programma italiano di ripresa sostenuto dall’UE per tener conto dello shock energetico, dal partito hanno ribadito di non voler mettere a rischio l’accesso al programma.

Le modifiche, però, “potrebbero mettere a rischio i fondi, che valgono 19 miliardi di euro o l’1% del Pil”, sottolineava Maartje Wijffelaars, economista di Rabobank.“Per ricevere la prossima tranche di fondi a dicembre, Roma deve raggiungere 55 nuovi obiettivi nella seconda metà del 2022, che secondo un funzionario del partito dovrebbero essere aggiustati”, aggiunge Wijffelaars, e “Bruxelles ha detto che è possibile solo una messa a punto del piano di risanamento concordato”.

Il debito italiano

Con un debito italiano tra i maggiori al mondo, la sua percentuale in rapporto al prodotto interno lordo italiano è pari al 151% e, seppur previsto in calo quest’anno, potrebbe aumentare nel caso in cui i pagamenti dei fondi UE non dovessero andare a buon fine, danneggiando la crescita economica.

Queste preoccupazioni hanno fatto salire i rendimenti dei titoli decennali al 4%, mentre Moody’s e S&P hanno ridotto l’outlook del rating dell’Italia dopo le dimissioni di Mario Draghi da primo ministro.

“Non vorrei che le mosse di S&P e Moody’s fossero foriere di peggioramento del rating: questo sarebbe un vero problema per chiunque governi”, evidenzia Alessandro Tentori, Cio di Axa Investment Managers Italia.

Le scelte della BCE

L’avvicinarsi delle elezioni italiane è stato visto come un ostacolo a breve termine nell’attivazione dello strumento anti-frammentazione (Transmission Protection Instrument - Tpi) della Banca centrale europea.

Anche se non se ne prevede l’utilizzo a breve, “Non dobbiamo sottovalutare la volontà della Bce di evitare la frammentazione”, evidenzia Vincent Mortier, chief investment officer del gruppo Amundi, aggiungendo che un movimento dello spread obbligazionario verso i 300 punti base sarebbe un “segnale di acquisto” per l’Italia.

Le banche

Infine, gli analisti si soffermano sul settore bancario, in un contesto in cui gli istituti finanziari sembrano in condizioni migliori rispetto al 2018.

Se paragonate alla situazione in cui erano prima delle scorse elezioni, le banche italiane presentano una base patrimoniale più solida e restano meno esposte agli stress sovrani, mentre valutazioni a buon mercato, l’aumento dei tassi e le dichiarazioni pro-Europa di Meloni sembrano rendere più interessanti gli istituti di credito italiani.

In questo contesto, però, scommettere sulle banche resta “rischioso” secondo gli analisti, visto anche il rischio di recessione in aumento.


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