Eni, allo studio cessioni per 4 miliardi


Secondo indiscrezioni di Bloomberg la società italiana starebbe studiando la vendita delle attività detenute in Indonesia e Cipro, proseguendo così nella realizzazione del piano elaborato da Claudio Descalzi per la transizione energetica.


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Eni studia vendita di asset

Non si ferma il piano di dismissioni degli asset di Eni e Claudio Descalzi starebbe valutando la cessione anche di alcune attività del gruppo detenute in Indonesia e Cipro, ottenendo così 4 degli 8 miliardi di euro complessivi previsti dal piano di dismissioni messo a punto dall’amministratore delegato.

Per il momento si tratta solo di indiscrezioni rivelate da fonti anonime di Bloomberg News, secondo le quali l’obiettivo sarebbe quello di vendere gli asset ad investitori locali, ma il media non ha ottenuto alcuna dichiarazione ufficiale dalla società.

L’approccio di Descalzi prevederebbe la cessione di attività più piccole, maggiormente attraenti per gli acquirenti presenti nei due Paesi, ma valutando la vendita anche di partecipazioni in alcuni grandi progetti.

Il piano satellitare di Descalzi

Eni è impegnata nella realizzazione del suo piano che prevede il disinvestimento graduale dalle attività legate agli idrocarburi con l’obiettivo di finanziare la sua strategia di transizione energetica, perseguendo il cosiddetto ‘modello satellitare’, ovvero separando le varie divisioni puntando alla loro quotazione individuale. È il caso di Plenitude, unità Eni dedicata alle energie rinnovabili, e di Enilive, la sezione di bio raffinazione e mobilità del gruppo italiano.

Eni ha già venduto le attività presenti in Alaska alla Hilcorp e allo studio ci sarebbe la cessione di una quota del 30% detenuta in quelle attive in Costa d’Avorio.

La view degli analisti

A Cipro nel 2022 Eni “aveva effettuato nel blocco 6 (operatore e partner con TotalEnergies al 50%) le scoperte gas di Cronos, Zeus e Calypso, che hanno portato alla perforazione del pozzo di delineazione Cronos-2 a fine 2023” e “quest’ultimo prevedeva un test di produzione, realizzato all’inizio del 2024, che ha dato ottime prestazioni e volumi aggiuntivi”, ricordano gli analisti di Equita Sim, evidenziando che nel Paese la società “detiene interessi in altre sei licenze”.

Se calcoli di Bloomberg indicano che dalla vendita del 100% delle attività in Alaska, Eni potrebbe raccogliere 850 milioni -1 miliardo, “la nostra stima era conservativamente pari a 400-800 milioni dato il declino produttivo dei campi senza includere alcun premio di sinergie”, spiegano dalla sim, aggiungendo che “una cifra simile potrebbe essere ottenuta vendendo una quota del 30% delle operazioni nella stessa Costa d'Avorio”.“

Riteniamo che il processo di gestione del portafoglio upstream e la diluzione dell’elevata partecipazione azionaria nelle scoperte esplorative possano effettivamente generare risorse dell’entità citata dall’articolo senza impattare significativamente (circa LSD) gli utili/CF di breve periodo”, proseguono da Equita, ritenendo che “tale processo possa essere realizzato in un arco di tempo di 2-3 anni, data la complessità e la fase di sviluppo di alcune attività come l’Indonesia”: confermata la raccomandazione ‘buy’ su Eni, con target price di 19,50 euro rispetto ai 14,58 euro di questa mattina (+0,30%).

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