Eni, fondi esteri in competizione per una quota di Enilive


Secondo alcuni media sarebbero già iniziate le trattative per la vendita di una quota del 20% dell’unità di Eni impegnata nelle attività di bioraffinazione, nella produzione di biometano e nelle soluzioni di smart mobility.


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Enilive nel mirino dei fondi esteri

Eni potrebbe cedere una quota del 20% della sua unità Enilive dopo aver ricevuto manifestazioni di interesse da fondi di investimento internazionali. L’indiscrezione è stata diffusa da Bloomberg ieri sera, secondo il quale le trattative sarebbero in corso sulla base di una valutazione complessiva del business della controllata pari a circa 10 miliardi di euro.

Per il momento, secondo fonti del media statunitense, i contatti sarebbero solo ad una fase iniziale e la società italiana starebbe valutando anche altre opzioni.

Tra queste società, il Corriere della Sera indica come possibili interessati BlackRock, Brookfield, IFM Investors e Macquarie, anche se da Eni hanno rifiutato di commentare l’indiscrezione.

A differenza di Bloomberg, però, per il quotidiano italiano la quota in ballo di Enilive sarebbe del 10%, sempre valutando il suo business complessivo circa 10 miliardi di euro.

Per il Corriere la decisione dovrebbe arrivare entro l’estate nel caso in cui Eni dovesse decidere di selezionare gli interlocutori, oppure se scegliere un altro percorso finanziario. Tra le ipotesi possibili ci sono la quotazione in borsa e la vendita di una partecipazione di minoranza ad un fondo specializzato che fornisca risorse e fissi una valutazione minima in vista di un successivo sbarco a Piazza Affari.

Il modello satellitare di Eni

Il modello satellitare di Eni prevede la valorizzazione del portafoglio con un incasso positivo netto dal M&A di 8 miliardi lungo l’arco di piano 2024-27. I satelliti possono mostrare valorizzazioni superiori a quelle implicite all’interno di ENI e permetterebbero l’ingresso di investitori a cui è preclusa la partecipazione nel settore oil & gas.

Per il 2024, Enilive mantiene un outlook sull’EBITDA da 1 miliardi (in linea con il 2023) e il target al 2027 è maggiore di 1,6 miliardi grazie all’incremento della capacità produttiva di biocarburanti fra cui il SAF, insieme al modello verticale. Il percorso di dismissione di una quota di minoranza a un partner industriale/finanziario più successiva IPO ricalca quello già avviato per Plenitude.

Valorizzazione coerente secondo Equita

La valorizzazione di 10 miliardi di euro risulta “coerente con le precedenti notizie sul dossier, ma la quota di dismissione è più elevata, in quanto ad aprile si parlava di un 10%”, evidenziano da Equita Sim.

“Continuiamo a ritenere che il processo di valorizzazione possa essere un catalyst positivo sul titolo in quanto Enilive potrebbe ottenere un multiplo MSD-HSD EV/EBITDA rispetto a circa 3,5 volte di Eni”, proseguono dalla sim.

“Il nostro target di Eni da 19,50 euro (stamattina il titolo scambia a 14,378 euro), basato sulla valutazione Sum of the Parts (SOP), include una valorizzazione EV di Enilive al di sotto del potenziale e potrà essere migliorata in sede di cessione della minoranza / IPO”, concludono da Equita, mantenendo la raccomandazione di acquisto sul titolo (‘buy’).

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