Eni in fila per il petrolio del Venezuela, nuove licenze in Norvegia per Var Energi

Le mosse venezuelane di Donald Trump permettono nuove possibilità a diverse compagnie petrolifere, tra cui la compagnia italiana che inoltre ottiene nuove licenze in Nord Europa tramite la sua controllata.
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Eni punta sul Venezuela
Le recenti mosse di Donald Trump sul Venezuela continuano ad accendere gli appetiti petroliferi delle grandi aziende, tra cui Eni. Indiscrezioni dell’agenzia Reuters rivelano che numerosi partner europei della compagnia petroliera statale venezuelana, Pdvsa, hanno fatto richiesta per le licenze o autorizzazioni statunitensi per l’esportazione di petrolio nel Paese (membro Opec), e tra questi ci sarebbe la società italiana, oltre alla spagnola Repsol e la francese Maurel & Prom.
I termini richiesti sarebbero simili a quelli concessi da Washington negli scorsi anni, che hanno permesso alle compagnie di ricevere ed esportare petrolio venezuelano per le proprie raffinerie e altri clienti, fornendo al contempo carburante al Venezuela tramite un meccanismo di recupero del debito, sempre secondo fonti dell’agenzia.
Le compagnie non hanno potuto esportare petrolio venezuelano sin dal secondo trimestre dello scorso anno, dopo che l'amministrazione di Donald Trump aveva sospeso le licenze.
Per il momento non sono arrivate dichiarazioni in proposito da parte di Eni, Repsol e Maurel & Prom.
Var Energi ottiene nuove licenze in Norvegia
Sempre a seguito delle mosse di Trump, questa volta in relazione alla vicenda della Groenlandia, è la Norvegia che starebbe beneficiando di un’altra crisi internazionale, in quanto il Paese nordeuropeo può avvantaggiarsi della sua posizione di mercato stabile con risorse più semplici da gestire, consolidando così la sua posizione di maggior produttore di idrocarburi dell’Europa occidentale.
La conferma arrivata dalle numerose licenze messe in palio dal governo norvegese, pari a 57, di cui 14 assegnate a Var Energi, la controllata di Eni con il 63% e quotata alla borsa di Oslo. Per la società quattro licenze sono state assegnate per il Mare del Nord, sei nel Mar di Norvegia e altre quattro nel Mare di Barents.
Per Oslo la concessione di nuove licenze ha anche un'altra ragione: la Norvegia, come osserva il ministero dell'Energia, è oggi il principale fornitore di gas dell'Europa, ma nei prossimi anni la produzione inizierà a diminuire. "Per questo motivo sono necessari nuovi progetti in grado di rallentare il calo e garantire il più alto livello possibile di produzione nel tempo", spiega il ministro, Terje Aasland. Nel sistema norvegese le licenze prevedono programmi di lavoro vincolanti. Le compagnie dovranno condurre le attività di esplorazione entro scadenze definite oppure restituire le licenze allo Stato. "Questo meccanismo assicura che le aree assegnate vengano esplorate in modo attivo e responsabile".
Varato lo scafo in Mozambico
Intanto, oggi Eni ha annunciato il varo dello scafo dell'impianto galleggiante di liquefazione del gas Floating Liquefied Natural Gas (Flng) di Coral North, in Mozambico. Questa operazione risulta “in linea con il cronoprogramma del progetto”, spiega una nota del gruppo.
Coral North sarà il secondo impianto galleggiante di gnl di ultima generazione ad essere localizzato nelle acque del bacino di Rovuma, nell'offshore di Cabo Delgado, a nord del Mozambico, e metterà in produzione i volumi di gas provenienti dalla parte settentrionale del giacimento di Coral.
"Con una capacità di liquefazione produttiva di 3,6 milioni di tonnellate l'anno (Mtpa), Coral North raddoppierà la produzione totale di gnl del Mozambico portandola a 7 Mtpa", posizionando il Paese al terzo posto tra i produttori ed esportatori di gnl in Africa.
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